IMU, sigla scottante per una tassa invisa, ma anche addizionale Irpef , Tarsu e altro ancora. Sono le tasse comunali di cui si è parlato lunedì sera a CittàInsieme con Roberto Bonaccorsi, assessore al Bilancio, e con Saro D’Agata, capogruppo del Pd in consiglio comunale. Poco numeroso ma attento il pubblico, da cui sono venute rimostranze ma anche domande precise: “devo pagare come seconda casa l’appartamento dato in comodato d’uso a mio figlio?”, “devo pagare anche se ho solo una piccola pensione di reversibilità?”

Chiare le risposte date da Bonaccorsi, dottore commercialista, un tecnico chiamato nel 2010 da Stancanelli a ricoprire un incarico che configura in qualche modo, come dice lui stesso con ironia, “un conflitto d’interesse”. Sul comodato d’uso, ad esempio, fuga ogni dubbio. Questo caso non è contemplato nella legge e quindi la tassa va pagata, eventuali proteste devono essere rivolte al legislatore e non al Comune.

Emerge d’altra parte che l’IMU è solo parzialmente una tassa comunale, non solo perchè è stata introdotta da una legge dello stato (dal governo Berlusconi, anche se Monti ne ha anticipato l’applicazione) ma anche perchè allo Stato va il 33% del suo ammontare. Il Comune opera come ente esattore, assumendo i rischi dei mancati pagamenti e mettendoci la faccia, anche perchè ha assoluto bisogno della sua percentuale di prelievo.

“Siamo in una delicata fase di transizione”, dice Bonaccorsi. Gli Enti Locali fino a pochi anni fa vivevano dei soldi (“trasferimenti”) provenienti dallo stato o dalla regione e avevano poca capacità impositiva.

Adesso i trasferimenti nazionali e regionali sono stati tagliati e ogni Comune si trova ad affrontare il problema di reperire le risorse per il proprio bilancio. A Catania, dei circa trecento milioni di euro del 2002 ne sono venuti meno 150 e il decreto Salva Italia ne ha tagliati altri 35. Ma 300 milioni rimane l’ammontare complessivo della spesa.

Sulle spese, secondo Bonaccorsi, si è già operato con riduzioni di consulenti e dirigenti esterni. Quelle che rimangono sono incomprimibili. Prime tra tutte la spesa per gli stipendi (131 milioni di euro), molto alta perchè è alto il numero dei dipendenti (Bari, con uguale numero di abitanti, ne ha 300 in meno). “Chi se ne lamenta – ha detto Bonaccorsi- dimentica che le assunzioni al Comune sono state un ammortizzatore sociale”. Soprattutto – diciamo noi – uno strumento di consenso clientelare. La seconda voce di spesa è quella dei mutui (60 milioni), anch’essa incomprimibile.

Dovremmo forse ridurre i servizi (30 milioni di euro), o la spesa per il trasporto pubblico (26 milioni) o per la Multiservizi (21 milioni)? I servizi a domanda individuale dovrebbero anzi crescere, ma il bilancio non lo permette.

Bonaccorsi si dichiara disposto ad ascoltare qualunque proposta di soluzione, che sarà -a suo dire- esaminata con serenità. “Non mi devo candidare e non devo guadagnare consensi. La mia esperienza di amministratore finirà con la fine della legislatura”.

L’attuale massa imponibile, per l’IMU, è stata individuata con controlli incrociati su più banche dati, dal Catasto all’Agenzia per il territorio, all’Enel. Su 95.000 avvisi di accertamento sono arrivati solo 400 ricorsi. Il lavoro fatto è stato quindi utile, “rimarrà anche quando io non ci sarò più”. Il margine di mancato incasso sarà esiguo, tutti pagheranno. Il cerchio verrà quadrato…

Sul fatto che sia stato fatto il possibile, Saro D’Agata esprime i propri dubbi. Proprio davanti ad un pericolo di disavanzo così grave, l’amministrazione avrebbe dovuto verificare punto per punto tutte le spese ed individuare ulteriori possibili risparmi. Le spese “poco opportune”, a suo parere, sono:

  • i 26 milioni di euro pagati per l’Amt, a fronte di un servizio estremamente carente
  • la mancata soppressione (o riduzione) dei consigli di quartiere, su cui è stato già votato un inascoltato ordine del giorno
  • il personale dello staff del sindaco, esterno alla pianta organica del Comune (direttore e ragioniere generale, più altri dirigenti che potrebbero essere sostituiti da dirigenti interni, con notevole risparmio)

Altre proposte avanzate per migliorare il bilancio riguardano investimenti in settori in cui agiscono partecipate in pareggio e anche in espansione, come quella della fornitura di gas, o in servizi come quello delle piscine comunali. Per non parlare di un tasto delicato: avere il coraggio di fare concorrenza a ditte in odore di mafia come quelle dei servizi funebri o dell’espurgo pozzi neri, unendo moralizzazione sociale e reperimento di risorse finanziarie.

In questo quadro l’IMU non ha più il carattere di un’imposta intoccabile. Si potrebbe anzi prendere in considerazione la possibilità di prevedere aliquote diverse per diversi livelli di reddito, o forme di esonero per pensionati o giovani coppie. E sulla attuale tariffa base del 4% D’Agata rivendica di aver ottenuto, con il suo partito, un cambiamento rispetto alle decisioni precedenti, più penalizzanti, sia per la prima casa sia per alcune categorie più deboli. Sull’addizionale Irpef, invece, l’amministrazione non ha sentito ragione e oggi l’aliquota è stata fissata al massimo per tutti, senza gli scaglioni progressivi che garantivano una maggiore equità.

La riunione si scioglie per l’ora tarda, ma i problemi a cui si è solo accennato sono ancora molti, dalla mancata restituzione della parte di canone Sidra illegalmente percepita, al fallimento della vendita degli immobili comunali, agli affitti milionari pagati per uffici che potrebbero essere collocati in edifici di proprietà del Comune. Anche in questo caso il cane si morde la coda perchè il Comune non ha i soldi per renderli agibili. Ma non si può non chiedersi perché siano stati lasciati all’incuria e al degrado invece di essere utilizzati quando erano in grado di accogliere uffici e servizi.

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