Stanno sulla scena con sicurezza e non sembrano intimiditi dalla presenza di un folto pubblico. Si commuovono, ed esultano, solo nel ricevere l’applauso finale. Sono i protagonisti dello spettacolo “Polvere”, scritto e diretto da Smeralda Capizzi e Marco Chenevier, messo in scena sabato 16 giugno al Centro ZO.

La rappresentazione è il frutto di un laboratorio teatrale con ragazzi diversamente abili, organizzato dall’associazione “Mettiamoci in gioco” in collaborazione con il Teatro Instabile di Aosta. La serata si conclude con una divertente  performance di Marco che, simulando un “quinquetto”, dimostra la sua maestria e coinvolge attivamente una parte del pubblico.

In “Polvere“, i giovani attori si muovono all’interno di una scenografia essenziale, costituita soprattutto da libri, collocati su uno scaffale, dentro cassette di frutta che fungono da rudimentali librerie o sparsi variamente per terra. Forse è proprio ai libri che si riferisce il breve monologo conclusivo di questo spettacolo basato soprattutto sui gesti, sui movimenti, sulla corporeità. “Esiste un luogo dove si poggia la polvere. Essa regna dove i passi non muovono l’aria, dove tutto si ferma, dove ogni cosa è dimenticata e dorme. Tra pagine non lette, corpi non mossi giacciono. Esiste un luogo dove, sotto la polvere, parole sussurrate vivono eterne. E noi siamo qui in questa polvere, dove si trova la somma di tutte le memorie. …Sogni invenzioni e amore”.

I laboratori, non solo teatrali ma anche di arti figurative o di danza (in particolare il flamenco), sono stati individuati, dai volontari di “Mettiamoci in gioco”, che opera a Sant’Agata Li Battiati, come occasioni privilegiate per aiutare i giovani, in particolare quelli che hanno delle disabilità, ad esprimersi con libertà e fantasia oltre che ad acquisire sicurezza e fiducia.

Il progetto complessivo entro cui si inseriscono queste attività è la creazione di uno spazio in cui possano essere realizzate attività di laboratorio e momenti di incontro, in cui sia possibile attivare sportelli di ascolto e mettere a disposizione strumenti multimediali, un luogo di partecipazione aperto a tutti, pur con un’attenzione particolare ai più deboli. Esiste un nome, La Casa degli Originali Talenti; esiste un finanziamento; esiste un logo, realizzato da un giovane artista, Giuseppe D’Alia. Non esiste ancora, però, un luogo fisico.

Il Comune, partner del progetto, ha offerto il terreno in cui la Casa dovrebbe sorgere, ma le difficoltà sono state maggiori del previsto. Tra lungaggini burocratiche e resistenze di vario tipo, il progetto ha subito momenti di arresto e ha rischiato di stancare e indurre allo scoraggiamento anche i suoi più convinti promotori, come Tino Di Mauro.

Anche la collaborazione di altri partner istituzionali, come il Ministero di Grazia e giustizia o il Centro per l’Impiego di Tremestieri Etneo, avviene tra difficoltà e lacune, affidata com’è più che altro alla sensibilità e all’interessamento di alcuni addetti.

Adesso sembra che la situazione si sia sbloccata e a luglio dovrebbero iniziare i lavori. Forse è arrivato il momento che tutti si “mettano in gioco” davvero.

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2 Responses to “Diversamente abili ma si mettono in gioco”

  1. Il vostro servizio ci incoraggia e ci fa “ben sperare” una società migliore. Tanti giornali, blasonati non scrivono niente di noi perchè vogliono essere remunerati e quasi quasi vogliono scritto l’articolo da noi. Non lo faremo mai. Il Vostro interesse partecipativo è un segno di civiltà. Grazie per esserVi Messi in Gioco. C’è tanto bisogno di persone sane.
    tino di mauro

  2. Tra le parole attente e le vibrazioni positive che scorrono tra le righe di questa puntuale relazione, si coglie in pieno il senso di un’esperienza, di uno spirito di vita che è anche partecipazione, di una realtà sublimata ed artisticamente concreta che è quella di “Mettiamoci in gioco”. Ci troviamo dinanzi l’immagine scenica di una lunga condivisione che accomuna ottanta fra volontari e ragazzi ormai da circa sei anni. Alte motivazioni, tanta voglia di divertirsi,un’instancabile passione che prende forma alla luce dei riflettori e allo sguardo attento del pubblico,guidata da un unico fine..quello di abilitare e “riabilitare” alla vita con costante impegno ed un pizzico di creatività, su una mission improntata alla prosocialità ed alla voglia di mettersi in gioco per fare le cose liberamente e per amore..dove tutte le regole diventano una specie di gioco.

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