C’era una volta, in Sicilia, una formazione professionale popolata da enti-fantasma, messi su per inventarsi corsi dai titoli fantasiosi e assolutamente improbabili, ma comunque buoni per assumere insegnanti e amministrativi che non avrebbero avuto molto di cui occuparsi, se non procurare iscrizioni fasulle e farle apparire come vere fino alla fine del corso, per poter chiedere alla fine finanziamenti a piè di lista.

Con la pubblicazione dell’Avviso 20, con allegati gli elenchi dei progetti ammessi al finanziamento, questa favola dovrebbe essere finita.

Fortemente voluto dall’assessore Centorrino e dal suo direttore Albert, esso detta le nuove regole per la formazione professionale in Sicilia, e si propone, almeno nell’intenzione dei suoi promotori, di rompere il legame perverso fra questo mondo e un certo modo di fare politica che, negli ultimi anni lo aveva irrimediabilmente inquinato.

Ma vediamo in cosa consistono le novità più importanti. La prima è che si tratta di un bando triennale da oltre 286 milioni di euro per annualità il cui peso economico viene spostato dal bilancio regionale al Fondo sociale europeo.

Per il prossimo anno si tratta di 681 progetti, fra i quali, come spiega il dirigente generale della Formazione L. Albert, sono stati privilegiati alcuni settori, considerati essenziali per lo sviluppo dell’Isola: energie rinnovabili, trattamento e riutilizzo dei rifiuti, turismo e settore agroalimentare. Finirà la stagione dei corsi dagli argomenti più fantasiosi e improbabili?

Ciò significa che tutte le procedure di accredito degli Enti formatori, di accesso ai fondi e di verifica di spesa ricadranno sotto le regole, speriamo un po’ meno ballerine, dei progetti a finanziamento europeo.

L’altra rilevante novità è che l’ammontare del finanziamento verrà calcolato sulla base del costo standard di 129 euro per ora di lezione effettivamente erogata, quando prima le spese effettuate venivano rimborsate dalla Regione a piè di lista, e comunque sempre.

Ciò che viene finanziato è dunque il progetto e non l’Ente, che in tal modo dovrebbe essere costretto ad una gestione più responsabile e a non procedere ad assunzioni senza criterio. In tal modo, inoltre, sarà possibile calcolare all’inizio i costi complessivi del sistema e ogni Ente saprà con certezza quale è il budget su cui può contare. La speranza è che questo criterio consenta di ridurre anche del 15% annuo la spesa del settore.

Alcuni sindacati osteggiano il nuovo sistema perché, a loro parere, tutela solo gli interessi degli Enti e mette i lavoratori alla loro mercè, mentre permane l’incertezza sulla effettiva possibilità che siano recuperati tutti gli operatori. Ma non bisogna dimenticare che negli ultimi 10 anni, soprattutto nell’era Cuffaro, il sistema era cresciuto in modo abnorme, fino a comprendere circa 10 mila dipendenti, che rappresentano il 46 per cento del totale nazionale, tanto per farsi un’idea.

Con le nuove regole, gli Enti avranno fin da subito un anticipo proporzionale alla quantità dei corsi pari al 50 per cento ma non potranno scendere sotto una determinata soglia di iscrizioni, perché comunque quelli che non riusciranno a trattenere gli allievi fino alla fine perderanno progressivamente parte del finanziamento.

Gli Enti saranno sottoposti a controlli più stringenti sia con le classiche ispezioni periodiche che con l’obbligo di utilizzare nuovi strumenti, come i registri informatici sui quali verranno registrate in tempo reale le effettive presenze in aula e le ore di formazione in erogazione.

L’ultimo elemento, quello che appare al momento più problematico, è l’obbligo di avviare i corsi, che riguardano comunque il corrente anno scolastico, entro 45 giorni dalla pubblicazione del bando, praticamente tra fine luglio e i primi di agosto.

Questi gli elementi di novità. Avrete notato, tuttavia, l’uso frequente del condizionale, per segnalare che è ancora tutto da dimostrare che le buone intenzioni si traducano in dati di fatti.

Partiamo dall’ultimo punto: i tempi strettissimi concessi per l’avvio dei corsi. Dopo mesi di incertezza e di cassa integrazione per molti operatori, non sarà facile dal punto di vista organizzativo avviare seriamente i corsi, laddove bisogna considerare soprattutto che gli iscritti aspettano ormai da molti mesi questo inizio, e non è detto che siano ancora lì ad aspettare o siano interessati a frequentarli, senza trascurare il fatto che siamo già in piena estate.

Ma il fatto più grave è che fino ad oggi non si ha certezza sulla reale disponibilità immediata dei finanziamenti, come hanno denunciato molti politici che naturalmente si oppongono a quesste innovazioni.

In secondo luogo molte altre lamentele si sono levate riguardo agli Enti che sono stati selezionati: sono sempre gli stessi e, guarda caso, molti sono riconducibili a uomini politici del Pd, del Pdl, dell’ Udc e di Fli, senza dimenticare le organizzazioni sindacali Cisl e Uil.

Alcuni sindacati, come lo Snals Confsal, sottolineano che, negli ultimi anni , grazie al rapporto di stretta dipendenza con alcuni potentati politici, la formazione professionale è diventato una sorta di costo aggiuntivo della politica stessa.

E citano esplicitamente i casi dell’Ancol, che da sempre i mezzi di informazione riconducono al messinese Giuseppe Buzzanca, e del Cefop di Palermo, che, pur presentando situazioni gestionali e amministrative piuttosto nebulose, per usare un eufemismo, sono comunque state ammesse ai nuovi finanziamenti.

Lo stesso trasferimento dell’onere finanziario a carico dei Fondi europei può essere visto come uno scarico di responsabilità da parte della Regione, nel momento in cui la coperta si fa sempre più corta.

Centorrino sa bene che “gli enti di formazione hanno nella gran parte rapporti con parlamentari di diverso livello, talvolta trasparenti, altre volte “incestuosi” ma aggiunge che “il nuovo sistema, triennalizzato, toglie a questo rapporto, carattere di dipendenza.”

O almeno dovrebbe togliere, aggiungiamo noi.

In ogni caso, tutto ciò rinvia alla grande questione dei criteri di accreditamento degli Enti, che finora è stata una delle parti della nave della Formazione che imbarcava più acqua e che non sembra sia stata fatta oggetto delle necessarie manutenzioni.

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2 Responses to “Formazione professionale, nuove regole e vecchi vizi”

  1. Il sig. centorrino, il compagno centorrino, e il suo amico “lupo” albert non hanno idea di dove si trovi casa loro. Perchè non parlare di lombardo che è il “proprietario”, lui e tutta la sua famiglia, di enti sparsi in tutto il territorio regionale e che ha mollato, e ceduto in parte, prima che si riducessero alla fame tutti gli operatori, anche quelli onesti, preparati e soprattutto non raccomandati? Perchè parlare di fantasmi se sappiamo benissimo di chi sono e perchè esistono? e quelli non fantasma con 35 direttori non sappiamo neanche quelli a chi appartengono e soprattutto perchè sono nati? tutti, dai partiti ai sindacati, tutti, hanno avuto e continuano ad avere direttamente o per terze persone “l’ente di formazione”. Chi è senza peccato centorrino? no. Sono io, 4 in famiglia senza uno stipendio dal mese di gennaio, oggi che sono rientrato a lavoro sto ancora facendo il cretino al CPI perchè le pratiche vanno completate, si quelle di mobilità, colloquio compreso, anche se ho ripreso il lavoro? non importa, le carte sono carte e se non le faccio entro cinque giorni la mia indennità non arriverà più, si quella che parte da gennaio e che doveva essere retribuzione all’80%, adesso – il 20% perchè la regione non ha versato la sua parte, e l’INPS il mio 60% ce l’ha? Adesso con l’FSE, dopo avere accoltellato tutti i concorrenti onesti e/o puliti, ci sarà da vincere Bandi e c’è chi è già pronto a farlo col prossimo ente, con la solita arroganza, senza avere la minima idea, come la maggioparte di chi amministra, di cosa significa Formazione Professionale.

  2. credo che l’unica cosa che la Fornero avrebbe potuto fare e non ha fatto è stata quella di licenziare immediatamente tutta la classe politica ed i dirigenti della burocrazia dell’Italia intera.La stessa Fornero cosa ci sta a fare in quel parlamento? E’ perfettamente inutile e mal posta. Non conosce nulla di sociologia del lavoro. Potrebbe solo dirigere qualche ufficio della CARITAS .Bisogna gridare e denunciare un fatto gravissimo: chi riveste posti di responsabilità o svolge funzioni pubbliche, alla data odierna, è integralmente incapace. Bisogna rivoltare l’Italia come un calzino e fare veramente una sana rivoluzione. Tutti a casa, quindi,e bisog na dare fiato a chi lavora veramente.

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