Dopo l’arresto di Rosario e Filippo Riela, qualcosa può cambiare per il Riela Group, azienda di trasporti sequestrata all’omonima famiglia mafiosa del clan Santapaola.

L’azienda infatti ha continuato ad operare sul mercato dopo la confisca, avvenuta nel 1999, ma ha avuto grossi problemi economici ed è stata posta in liquidazione dallo scorso 30 aprile. Sul motivo per cui un’azienda prospera abbia via via perduto le commesse e buona parte del personale, fino al rischio di chiusura, si è molto detto e molto scritto.

L’attuale operazione condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura potrebbe fare luce sulle cause del fallimento, probabilmente dovuto a ingerenze mafiose dei vecchi proprietari, mai rassegnati alla perdita dell’azienda, e forse anche a complicità di chi l’ha gestita dopo la confisca. Su questo il procuratore Salvi ha assicurato il massimo impegno. E si potrebbe partire dal chiedersi perchè sia stato permesso ai due fratelli Riela, recentemente arrestati, di rimanere a lavorare nell’azienda per alcuni anni dopo la confisca.

La testa pensante dell’opera di demolizione del Riela Group sarebbe il fratello maggiore dei neo arrestati, Francesco Riela, già in carcere per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, adesso accusato di continuare a gestire dal carcere gli affari di famiglia.

Da intercettazioni ambientali e dalla dichiarazioni di un pentito risulterebbe infatti che i fratelli Riela controllavano il Consorzio Se.Tra Service, che raccoglie molti trasportatori (i cosiddetti padroncini) della zona. Il Consorzio Se.Tra, nato dopo la confisca definitiva del Riela Goup, era già stato sospettato di legami di tipo mafioso con la famiglia Riela ed era stato anche posto sotto sequestro nel 2008, per essere poi dissequestrato per mancanza di riscontri.

Aveva quindi ripreso ad operare sottraendo a Riela Group sia buona parte del personale sia molte commesse, per cui l’azienda è andata progressivamente perdendo terreno. E non è tutto. Il Consorzio Se.Tra risulta anche il principale creditore del Riela Group, che gli deve sei milioni di euro.

I sindacati non si sono rassegnati alla liquidazione dell’azienda e hanno continuato a battersi -unitariamente- per difendere non solo il posto di lavoro degli attuali dipendenti del Riela, ma anche un principio di legalità. La chiusura di un’azienda confiscata è sempre una sconfitta, una sorta di dimostrazione che rispettare la legge non paga o che i beni confiscati non riescono ad essere competitivi, anche perchè non vengono gestiti bene.

E questo purtroppo, a volte, è vero. Nel caso Riela, si sono succeduti due amministratori giudiziari e tre commissari, di cui uno condannato per peculato. (Leggi l’articolo di Renato Camarda su Left). Attualmente alcuni di loro risultano indagati. Con quale criterio sono stati scelti questi rappresentati dello Stato?

Anche sui debiti della Riela si dovrà fare chiarezza. Se è vero, come si leggeva già su Catania Omnia del 10 marzo 2008, che “il Consorzio Se.Tra Service è divenuto il fornitore del servizio offerto ai clienti del Riela Group ”, questo è accaduto con il consenso e forse con la complicità di qualcuno. Potevano infatti esserci debiti pregressi verso singoli “padroncini” che oggi fanno parte di Se.Tra ma, se i servizi di queste ditte sono stati utilizzati in tempi successivi alla confisca definitiva e alla nascita del Consorzio, ci sono precise responsabilità da individuare.

Soprattutto un aspetto bisogna mettere in chiaro, ci dice Pina Palella della CGIL: un’azienda come Riela Group, confiscata in via definitiva e operante sul mercato, non deve avere il problema delle commesse. Dovrebbe infatti essere utilizzata, in via preferenziale, per effettuare i trasporti delle altre aziende confiscate (quasi tutte agricole e quindi con la necessità di traferire i loro prodotti), degli enti pubblici come il Comune e la Provincia, che hanno firmato un protocollo di legalità ma continuano a servirsi di altri operatori per i loro trasporti. E anche della stessa della stessa Agenzia dei Beni Confiscati.

Sono questi i casi in cui bisogna passare dalla teoria alla pratica. Per operare a favore della legalità non ci si può infatti trincerare dietro giustificazioni come l’assenza di fondi. Ci sono scelte fattibili, subito. Che andavano anzi fatte prima.

Interventi di questo tipo non solo avrebbero impedito l’emorragia di personale che ha ridotto a 22 unità i lavoratori del Riela Group, ma avrebbero permesso -incrementando gli affari del gruppo- di creare altri posti di lavoro “pulito”.

E comunque resta sempre aperta un’altra opzione, quella delle aziende che -come ci conferma Carmelo Decaudo segretario generale della FILT CGIL- hanno avanzato “manifestazioni di interesse” nei confronti del Riela Group. Se davvero l’attività non potesse riprendere, l’azienda può essere acquistata da ditte non in odore di mafia, dopo attenta valutazione dell’Agenzia dei Beni Confiscati.

Leggi l’articolo di Renato Camarda, pubblicato nel 2009 su Left

Leggi il Comunicato di Città Insieme sulla cattura del terzo dei fratelli Riela, pubblicato il 4 Luglio sul sito dell’associazione

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One Response to “Riela Group, ora attendiamo le commesse”

  1. Pensate ai due dentro la Riela Group indagati … altro che legalità hanno fatto scapare un sacco di gente onesta .

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