Musica per favorire l’integrazione e superare i pregiudizi? Sì certo, ma non basta un bel progetto ministeriale, neanche quello della campagna Dosta. Ci vogliono i fatti, e anche le presenze… Ecco a cosa ci riferiamo.

Venerdì sera al Palazzo della Cultura si sono esibiti una cantante romena di origini gitane, Olga Balan e il complesso “ ‘o Rom”, formato da giovani napoletani e rumeni di etnia rom. Graziose hostess e garbati steward, anch’essi rom, erano stati istruiti per accogliere il pubblico, che però …non c’era.

Se ne sono rammaricati e lo hanno evidenziato dal palco sia la Balan che il cantante degli ‘o Rom. Lo hanno vissuto con imbarazzo i pochi intervenuti, quasi tutti appartenenti ad associazioni di volontariato, sperduti nel bellissimo cortile di Palazzo Platamone pressocchè vuoto.

Lo hanno certamente notato hostess e steward che si sono presentati al pubblico, hanno raccontato da quale campo venissero (alcuni da quello di Fontanarossa) e hanno espresso il loro desiderio di essere accettati, oltre al rammarico per gli errori di alcuni loro “compatrioti”.

Le loro parole non sono arrivate alle orecchie giuste, come anche la domanda del logo della campagna (E tu quanti zingari conosci?) impressa sulle loro magliette.

I catanesi sono rimasti a casa, e non per pregiudizio “razziale”, ma perchè nessuno li aveva avvisati. A parte l’inserimento nella locandina “cumulativa” dell’Estate Catanese, diffusa ad inizio stagione, il concerto infatti non è stato pubblicizzato né sul quotidiano La Sicilia, né con manifesti sui muri della città.

Manifesti? -potreste chiedervi- e con quali soldi? Il Comune, infatti, nonostante le periodiche rassicurazioni del sindaco, è a secco. Ma in questo caso i soldi avrebbero dovuto esserci, perchè l’esibizione di questi artisti rientra nella campagna DOSTA, una “iniziativa di sensibilizzazione per combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei Rom e Sinti, promossa dal Consiglio d’Europa e coordinata e finanziata in Italia dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per le Pari Opportunità”.  Dosta infatti significa “basta” in lingua romani.

Quello di Catania è stato il primo di una serie di incontri itineranti che si svolgeranno anche a Reggio Calabria. Roma, Napoli e Milano.

Il concerto di Venerdì è stato preceduto da uno stage formativo di hostess e steward rom, tenuto a Scienze Politiche e da una conferenza stampa di presentazione della campagna, con l’assessore Pennisi, il sindaco, il prefetto, l’arcivescovo e il direttore generale dell’Unar.

In quest’occasione due ragazzi del Collettivo Aleph hanno tirato fuori uno striscione con la scritta “stop con le menzogne e con gli sprechi, la casa è un diritto per tutti”, con evidente riferimento allo sfratto da Palazzo Bernini, ma sono stati fatti accomodare fuori. Sulle prospettive per gli “ospiti” del Bernini, Pennisi non ha voluto rispondere neanche alla giornalista di Ctzen. Non usciamo dal seminato, ha detto, in quel palazzo c’erano solo due famiglie rom, gli altri avevano varia provenienza.

E il campo di Fontanarossa? E il progettato campo di transito? Tutte domande ancora senza risposta.

E ce ne sono altre. Quanti sono, per esempio, i soldi assegnati a Catania per questa
campagna
? Che utilizzo ne è stato fatto? Quanto è stato speso per la formazione di hostess e steward? Ci risulta che siano stati anche ricompensati con 50 euro complessivi per le due serate (conferenza stampa e concerto), un compenso medio-basso in verità, ma meglio di niente…

Ci interessa, in ogni caso, porre il problema della trasparenza: i cittadini devono sapere dove vadano a finire e come vengano spesi i soldi pubblici.

Prima di chiudere due parole sui protagonisti dello spettacolo.
Il gruppo ‘o Rom è un bell’esempio di integrazione, perchè è nato nel 2008 dall’incontro di tre musicisti napoletani con alcuni musicisti di strada di etnia rom. Ne è nata un musica che risente sia della tradizione “zingara” sia di quella napoletana, come dimostra il prima cd del gruppo, “Vacanze Romanes”, in cui la parola “romanes” indica la lingua parlata da rom e sinti. La contaminazione avviene quindi non a parole ma attraverso le note, mentre nei testi si affronta proprio il tema degli stereotipi e dei luoghi comuni legati ai rom. Anche il nome non è stato scelto a caso, in napoletano significa, infatti, “lo zingaro” mentre nella lingua romani indica l’uomo zingaro, per distinguerlo dall’uomo che non appartiene all’etnia rom (chiamato o gadjo).

Olga Balan, cantante romena di origine gitana, ha pubblicato gli album: “Napoli Romania Andata Ritorno”, in cui canta sia in napoletano sia in rumeno, e “Anima zingara”, in cui recupera alcune canzoni del repertorio della musica gitana e canta, oltre che in napoletano e in rumeno, anche nella lingua romani. Un altro bell’esempio di contaminazione culturale.

Ecco perchè l’evento di venerdì, di cui sono stati protagonisti artisti bravi e portatori di un messaggio di apertura culturale, è stata davvero una occasione mancata. Per tutti i catanesi.

Guarda il bel promo della campagna

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2 Responses to “Concerto Rom e Catania resta a casa”

  1. a me piace molto la musica zingara, ed è letteralmente la passione del mio ragazzo, che suona. Chi sapeva niente dell’iniziativa? dove è stata pubblicizzata?
    io non credo che manchi a Catania chi avrebbe apprezzato molto l’iniziativa, e non solo per dimostrare apertura e integrazione, ma soprattutto per sincero interesse di natura artistica e culturale.
    dove bisogna cercare per informarsi sulle iniziative?

  2. Amareggiato. Non voglio fare retorica ma le amministrazioni pubbliche spesse volte sono distratte. Un pò meno quando devono pagare artisti blasonati e di alto livello. Come tanti catanesi non ho saputo della manifestazione. Si parla tanto di cultura, di integrazione … si parla …. si parla. Qualche mese fa abbiamo organizzato la manifestazione di “Terra in Terra” al Palazzo della Cultura con diverse associazioni di volontariato del Distretto Metropolitano del Csve. Eccellente risultato. Tantissimi studenti e neanche l’ombra di un amministratore locale. A volte mi sembra di dire sempre le stesse cose. Noi catanesi, siamo stanchi…
    Amici, non molliamo. Lavorare per migliorare la società è nostro dovere.

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