Tantu siccu, tantu saccu. L’espressione nissena vuol dire che ci sono volte in cui non si ha niente e volte in cui si ha troppo. Accade così con le isole ecologiche: alcune sono semivuote mentre altre vengono quasi prese d’assalto. Quella di viale Tirreno, ad esempio, l’unica funzionante nel territorio del Comune di Catania, sebbene sia aperta dal mese di maggio, è pochissimo utilizzata.

E’ innanzi tutto previsto che si debba aspettare prima della sbarra di ingresso, praticamente fuori dall’isola, ma l’attesa non è lunga. In genere infatti non c’è nessuno, qualche volta una macchina, due in casi eccezionali. La bilancia su cui i materiali conferiti (carta, plastica, vetro) vengono pesati è piccola, e quindi scomoda se il materiale è abbondante. Si rimedia con più pesate, tanto non c’è fretta, nessuna fila di altri cittadini impazienti che arrivi il loro turno…

Oltre ai materiali che si possono depositare nei cassonetti stradali (carta, plastica, lattine, vetro) si possono conferire anche pile esauste, materiali ingombranti (vecchi mobiletti e vecchi materassi, reti metalliche), elettrodomestici e così via.

La trafila è la stessa che altrove. I rifiuti consegnati, dopo essere stati pesati (solo alcuni) e registrati al computer, vengono ridati all’utente che va personalmente a depositarli nell’apposito cassone, guidato -nel caso che sia una prima volta- da un operatore.

Cosa manca? Il tesserino (badge), il cui facsimile si trova rappresentato sul sito del Comune, nella pagina dedicata alla cerimonia della “consegna” dell’isola. Un tesserino che ancora non esiste, come non esiste la possibilità di usufruire di sconti sulla bolletta o di premi. Dei buoni spesa o dei buoni benzina di cui aveva parlato l’assessore Torrisi non c’è ancora traccia.

Il personale che registra sul computer la quantità dei materiali conferiti assicura che i dati relativi al conferimento di ogni singolo utente verranno caricati sul badge che arriverà a casa. Per adesso è solo una promessa, speriamo non sia anche un miraggio.

Il cittadino che si sobbarca l’onere di portare di persona il materiale da conferire, spendendo anche per la benzina, lo fa solo per senso civico e per rispetto dell’ambiente. Bisogna complimentarsi con lui. Ma in una città come la nostra in cui manca, e continua a mancare, un’educazione ambientale, un incentivo, anche modesto, al conferimento, potrebbe fare miracoli.

Se la gente sapesse che, raccogliendo la plastica o la carta e portandola al centro di raccolta, può avere in cambio qualcosa di utile, sarebbe più motivata a fare la raccolta differenziata. A partire dal piccolo ritorno economico del proprio gesto individuale potrebbe essere istruito sui vantaggi della differenziata. Gli si potrebbe più facilmente spiegare che carta, plastica, lattine etc, hanno un mercato e vengono vendute generando un guadagno, mentre quello che si butta nei cassonetti dell’indifferenziata viene portato nelle discariche che vanno pagate e rappresenta quindi solo un costo.

Se ci spostiamo all’isola ecologica di S.Agata Li Battiati, che fa parte dell’ATO3, avremo subito una percezione diversa. Dalle otto di mattina, orario di apertura, gli automobilisti sono già in fila. Entrano nell’isola (non ci sono sbarre) e aspettano il loro turno per appoggiare il materiale da conferire su un’ampia bilancia, posta all’esterno, davanti all’ufficio registrazione.

In genere sono persone abituate a questa attesa (c’è persino un piccolo parco giochi per intrattenere i bambini) e che conoscono bene la prassi. Quando arriva il loro turno, velocemente scaricano dall’auto e caricano sulla bilancia i materiali già chiusi in sacchi separati, poi vanno a deporli negli appositi cassoni.

Prima della pesata, però, compiono un piccolo gesto, quello che fa la differenza. Consegnano, all’operatore che registra sul computer il peso dei materiali, il proprio badge e lo riprendono ad operazione conclusa, accompagnato da una ricevuta. Sulla base di quanto consegnato ci sarà uno sconto sulla tassa da pagare (in questo caso, in realtà, una tariffa, la TIA).

C’è quindi un vantaggio che induce al conferimento e questo spiega la fila. Il numero di afflussi è tale che, per diminuire i tempi di attesa, è stata aggiunto un nuovo punto-pesa, che apre un po’ più tardi.

Forse che queste persone non sono amanti dell’ambiente e quindi apprezzabili? Molti lo sono, ma chi non lo è -per mancanza di tradizione culturale- viene educato ad esserlo.

Possibile che il Comune di Catania non riesca a trovare i soldi per dei premi anche di piccola entità, anche solo simbolici, che inducano i cittadini catanesi a diventare fedeli utenti delle isole ecologiche? Se non si introdurranno queste premialità motivanti, potrebbe essere abbastanza inutile finire di sistemare le altre isole ecologiche non ancora consegnate. Potrebbero rimanere sotto-utilizzate.

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