Che ci fosse tanta gente da riempire il salone della Camera del Lavoro di Catania, il 25 luglio, per discutere sulla smilitarizzazione della Sicilia probabilmente non se l’aspettavano neanche i promotori dell’appello “No al Muos, No ai Droni”.

Rappresentanti di comitati e organizzazioni pacifiste provenienti da tutte le parti dell’Isola, in prima fila, ovviamente, i rappresentanti dei Comitati No Muos di Niscemi e del ragusano, riuniti per discutere i modi migliori per opporsi ai sempre più diffusi processi di militarizzazione.

In molti hanno fatto esplicito riferimento alla “stagione di Comiso” per ribadire, ancora una volta, il rifiuto di trasformare la Sicilia in un’enorme portaerei. Allora l’obiettivo era quello di impedire l’installazione a livello europeo dei missili a testata nucleare Cruise e contribuire, così, a liberare il mondo dal dominio delle superpotenze. Oggi, al centro della mobilitazione c’è il rifiuto del Muos di Niscemi e dell’installazione dei droni a Sigonella.

Il Muos, come si legge nell’appello che ha promosso l’assemblea, “è uno dei quatto terminali terrestri parte di un programma gestito dal Dipartimento della Difesa Usa: una rete di mega antenne e satelliti per telecomunicazioni veloci. È un sistema per propagare e moltiplicare gli ordini di attacco convenzionale, chimico, batteriologico e nucleare, ad uso esclusivo delle forze armate degli Stati Uniti d’America.

Tre terminali sono installati nel sud-ovest dell’ Australia, nel sud-est della Virginia, e nelle isole Hawaii. Il quarto ha trovato ospitalità nella sughereta di Niscemi, dove sono già state devastate decine di ettari di riserva naturale e dove stanno per essere montate tre grandi antenne paraboliche dal diametro di più di 18 metri e alte quasi 30 metri che guideranno, con le loro onde elettromagnetiche, missili e aerei senza pilota.

Gli studiosi non allineati con il pensiero unico dominante ne denunciano il pesante impatto sull’ambiente, sulla salute delle persone, sul traffico aereo e hanno già definito il MUOS un pericolosissimo maxi forno a microonde […]

A Sigonella sono già stati installati i primi droni del tipo Global Hawk , Predator e Reaper, gli stessi utilizzati quotidianamente in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia, Yemen, Libia, per colpire obiettivi civili e militari e assassinare anziani, donne e bambini. Nei piani dei Signori del Pentagono, entro la metà del secolo le Guerre saranno del tutto automatizzate. Già ora le evoluzioni dei droni sui cieli siciliani comportano insostenibili pericoli per le popolazioni e il traffico aereo civile. Le operazioni sugli scali di Catania-Fontanarossa e Trapani – Birgi sono sottoposte a pesanti limitazioni, i passeggeri subiscono ingiustificati disagi e l’economia e il diritto di mobilità vengono irrimediabilmente compromessi”.

In sostanza, se questa escalation militare non verrà bloccata, la salute dei cittadini siciliani, la loro sicurezza, la tutela dell’ambiente e gli stessi diritti democratici rischiano di essere progressivamente smantellati.

Su tutto ciò hanno concordato tutti gli intervenuti, sottolineando l’importanza di una capillare campagna di informazione per coinvolgere la popolazione, a fronte dell’assordante silenzio istituzionale.

Campagna tanto più urgente, visti i venti di guerra che attraversano il Mediterraneo, dalla Libia alla Siria. Conflitti nei quali è impegnato anche il nostro Paese, nonostante nella Costituzione sia esplicito il ripudio della guerra.Visto che in Italia le spese militari, pur in presenza di una gravissima crisi economica, non subiscono alcun taglio, mentre diminuiscono i finanziamenti per gli interventi sociali.

Insomma, oggi più di ieri è necessario lavorare affinché il Mediterraneo divenga un mare di pace e un ‘continente’ dei diritti, un obiettivo che non riguarda solo i siciliani ma l’intera comunità internazionale.

Secondo Pippo Gurrieri del Comitato di Ragusa, la battaglia contro il Muos deve essere l’elemento centrale del “movimento” che si sta sviluppando, visto il suo alto valore aggregante. Riesce infatti a coinvolgere persone che sono al di fuori della cerchia dei militanti tradizionali e sono mosse da motivazioni che toccano da vicino la vita di ogni giorno, come i timori per la salute o le preoccupazioni ambientaliste. E la partecipazione della gente comune è essenziale alla efficacia del dell’azione che si intende intraprendere, perchè -come ha ricordato Gabriele Centineo- non accada quella divaricazione dalla sensibilità della popolazione locale che si verificò a Comiso.

Ecco perchè, a parere di Marco del Comitato di Modica, bisogna stare attenti al linguaggio che si utilizza nella comunicazione, evitando di dilungarsi su particolari troppo tecnici, e bisogna valorizzare il ruolo delle donne, sempre più presenti nei comitati.

Contro il Muos sono state votate anche delibere di condanna da parte di consigli comunali di alcuni centri del ragusano (leggi quella del Consiglio comunale di Modica), anche se ieri è stato sottolineata da più parti l’opportunità di evitare i “calderoni” di adesioni in cui possono confluire anche gruppi o uomini politici che sono stati di fatto complici della installazione di questo “muostro”, non fosse altro che con il loro silenzio.

Per fare tutto ciò, si sta organizzando una “carovana della pace”, capace di collegare i tanti, troppi, luoghi militarizzati dell’Isola, verranno promosse iniziative locali di sensibilizzazione e una manifestazione unitaria da tenersi a settembre a Niscemi. Per articolare questo calendario di iniziative, domenica 29 luglio a Caltagirone ci sarà una riunione regionale dei Comitati No Muos, in cui saranno discusse anche possibili forme di contrasto di tipo legale.

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3 Responses to “Ieri Comiso, oggi Niscemi e Sigonella, ma c’è chi vuole la Sicilia smilitarizzata”

  1. fino a quando la questione ambientale, inclusa quella realtiva alle installazioni militari, sarà condotta da illuminati cittadini, organizzati in comitati e non vedrà lo schieramento degli amministratori pubblici e dei decisori politici, il nostro territorio sarà per sempre luogo di esercizio della “pirateria” ad ogni livello. del resto, se per le amministrazioni locali le attività illecite ed abusive esercitate da quattro “scalzacani” sono considerate tollerabili stabilendo uno standard bassissimo, come potrebbero/vorrebbero opporsi agli usi di un potente occupante che crede (evidentemente a ragione) di trovarsi in un paese desertico e disabitato o al massimo in una colonia subumana.

  2. Non bastava l’acqua del mare inquinata dagli scarichi delle raffinerie, non bastava la terra e l’aria inquinate sia dalle raffinerie che dallo smaltimento dei rifiuti tossici come nei casi di Lentini e Pasquasia. Non bastava l’alto tasso di malformazioni neonatali.
    Se da un lato abbiamo sventato la costruzione delle centrali nucleari, dall’altro non sappiamo se riusciremo a sventare la costruzione dei termovalorizzatori o peggio se riusciremo ad evitare il rischio di costruire un Rigassificatore nella zona più sismica d’Europa, a Melilli.
    Adesso non ci resta che contaminare la salute degli uomini e degli animali con un gigantesco bombardamento elettromagnetico.
    Ricordo di aver letto per la prima volta la notizia degli aerei telecomandati, presentata come una circostanza fortunata. All’incirca si diceva che la Sicilia era stata selezionata tra tutte le basi americane per collocarci i Droni.
    Se anche ci avessero ripagati con milioni di euro, non sarebbero comunque bastati a risarcire i danni che presto si ripercuoteranno sulla nostra salute.

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  1. Ieri Comiso, oggi Niscemi e Sigonella, ma c’è chi vuole la Sicilia smilitarizzata

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