Libero Grassi, Pippo Fava, Mauro Rostagno, Falcone e Borsellino. Ora, nel trentesimo anniversario dell’uccisione, anche le vite di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo diventano un fumetto.

Si tratta di un fumetto “d’azione civile” che il Centro studi Pio La Torre presenta nel numero del 30 luglio di AsudEuropa e che riesce a ben rappresentare, con l’immediatezza del disegno, la scelta politica e il sacrificio di Pio La Torre e del suo accompagnatore.

Sulla base delle ricerche di Antonella Lombardi, sceneggiato e disegnato da Nico Blunda e Giuseppe Lo Bocchiaro, “La marcia di Pio”, si ispira liberamente al testo “Pio La Torre, orgoglio di Sicilia” di Vincenzo Consolo.

In coda, le testimonianze dei figli delle vittime, Franco La Torre e Tiziana Di Salvo. “La scelta di mio padre -scrive Franco La Torre- affondava le sue ragioni all’origine del suo impegno a fianco del popolo siciliano nella sua lotta per liberarsi dalla condizione di sottosviluppo e subalternità quando, giovane studente universitario, aveva deciso di aderire al PCI”.

Tiziana di Salvo lo ricorda così: “Certamente ricordo che mio padre era un ragazzo allegro, sempre con la battuta pronta, di quelli che se li incontri poi te li ricordi….Poi, qualche mese prima dell’attentato, cambiò per sempre. Non rideva e scherzava più come prima e diventò nervoso e sospettoso”.

Il racconto comincia da qui. Dal giorno dell’attentato. Siamo a Palermo. Sono le 9.16 del 30 aprile 1982. Pio La Torre sospetta di un piano mafioso attuato con una serie di omicidi. E all’interno di questo progetto criminale, con la preveggenza che più tardi sarà anche di Falcone e Borsellino, vede un posto anche per sé.

Un flash back ci porta, quindi, all’ottobre del 1945, agli studi di ingegneria, alla partecipazione al secondo congresso regionale del Pci, e al 2 giugno del 46 con il referendum Repubblica/Monarchia. Poi l’occupazione delle terre, il sindacato, il partito, il matrimonio.

La Torre non viene fiaccato nemmeno dalla terribile esperienza del carcere, nel 1950. “Noi compagni siciliani – scrive in una lettera a Bufalini- dobbiamo diventare più comunisti di quanto siamo stati sinora.” Dai vertici del sindacato e del partito denuncia la mafia.

Poi il trasferimento a Roma, l’esperienza parlamentare e quella nella commissione antimafia. Il 31 marzo Pio La Torre presenta la proposta di legge che introduce il reato di associazione mafiosa, con una novità di rilievo, la confisca dei beni dei boss. Il ritorno in Sicilia nell’agosto 1981 come segretario regionale lo vede a capo della lotta per la pace e contro i missili a Comiso.

E torniamo di nuovo al 30 aprile 1982. Alle 9,24 l’agguato mortale. La legge che porterà il nome di Pio La Torre insieme a quello del democristiano Rognoni sarà approvata solo quattro mesi dopo, sotto l’onda d’urto dell’indignazione seguita all’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Da allora esiste il reato di associazione mafiosa.

Chi era Pio La Torre? Così lo definisce Antonella Lombardi : “Un uomo coraggioso e intransigente, coerente e appassionato, sia che si trattasse di denunciare gli abusi amministrativi che di prendere posizione sulla guerra del Vietnam”.

Agli autori il lavoro di ricerca e di preparazione ha regalato una sorpresa e una scoperta. Pensavano fosse un burocrate e invece…“Dalla figura sbiadita che avevo in testa di un politico del vecchio partito comunista, sono passato all’immagine viva di un ragazzo che nella Sicilia degli anni ‘50 ha animato una rivoluzione e ha continuato la sua marcia senza mai ritirarsi o stancarsi».

Gli autori regalerebbero questo fumetto a grandi e piccoli. 
Nico Blunda: «Ad ogni politico di sinistra, perché ricordi per cosa è morto chi è venuto prima di lui, e perché abbia presente da dove viene per non smarrire la via per il futuro. E ad ogni siciliano adulto che voglia tenere a mente quali valori vale la pena trasmettere ai ragazzi». 
Giuseppe Lo Bocchiaro: «A mia figlia, nata nei mesi finali di lavorazione di questo fumetto, sperando che da grande non smetta mai di esercitare curiosità e memoria».

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