Non smentisce e non conferma. L’attuale governo evita di informarci sui contenuti dell’accordo stipulato ad aprile 2012 con la Libia per fermare i migranti in partenza per l’Italia. Amnesty però esprime preoccupazione per un’intesa che “comporta rischi di gravi violazioni dei diritti umani”, come si legge nel rapporto “Sos Europe” (leggi anche su Repubblica Respingimenti, accordi Italia-Libia identici a quando c’era Berlusconi). Il testo pare infatti che ricalchi in molti punti le vecchie intese sottoscritte da Berlusconi con Gheddafi, in particolare quella sui respingimenti in mare, già condannati dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo.

A ridurre il numero di migranti nel nostro territorio non contribuiscono solo le cattive prassi dei Centri di accoglienza e le volontà dei nostri amministratori, ma -da qualche tempo- anche le decisioni dei giudici tedeschi che, considerando il nostro Paese un luogo dove gli stranieri immigrati rischiano di ricevere “un trattamento disumano e degradante”, vietano alle autorità tedesche di respingere e rimandare indietro, in Italia, i richiedenti asilo (“Costretti a vivere in condizioni disumane” su Internazionale ).

E’ una amara lezione di civiltà quella che viene dai giudici di Stoccarda che non sono i primi a “proibire il respingimento di richiedenti asilo nel Paese da dove sono entrati nell’Unione europea, se questo paese è l’Italia”, anche se, dal punto di vista formale, la nostra legislazione è allineata agli standard europei.

Su Spiegel online si legge (a firma di Fabian Reinbold) del “famigerato campo profughi di Lampedusa”, dove i profughi “sono trattati come se fossero dei detenuti”; si riporta una ricerca di Fondazione Integra Azione da cui risulta che, a Roma, a fronte di 6.000 rifugiati che hanno diritto a un alloggio, il Comune ha messo a disposizione solo 2.200 posti.

E tutto questo ha una logica, come riporta un avvocato di Francoforte (Dominik Bender) che ha stilato un rapporto dettagliato per conto della ong Pro Asyl “Le autorità italiane puntano regolarmente su una strategia di impoverimento per spingerli ad andare in altri paesi europei” (vedi anche intervista all’avvocato D. Bender su Repubblica).

Quanto alla situazione della Germania, nemmeno lì sono rose e fiori. Non mancano infatti le discriminazioni, soprattutto in settori vitali come l’istruzione, il lavoro e la ricerca di una casa.

Se vuoi saperne di più, leggi su l’Espresso “Ecco come trattiamo i migranti

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