“Accade (talora) che, invece di combattere la mafia, si cerca di zittire chi ne parla”. Lo leggiamo su Messinaora.it a proposito della querela deliberata dalla amministrazione del comune di Falcone nei confronti di Antonio Mazzeo, giornalista free-lance impegnato sul fronte antimafia e su quello antimilitarista, autore di un articolo che analizza e denuncia, facendo nomi e cognomi, gli intrecci tra affari, mafia e politici locali.

Occupandosi, come fa da tempo, del territorio di Messina e dintorni, Mazzeo ha svolto infatti una inchiesta sulla cittadina di Falcone, da lui definita un paradiso mancato per il cemento che ha irrimediabilmente deturpato il suo splendido paesaggio.

A sconciarlo ulteriormente hanno provveduto gli interventi seguiti all’emergenza alluvione determinata dallo straripamento del torrente Feliciotto nel dicembre del 2008. Il territorio, già ad altissimo rischio idrogeologico, fu ulteriormente ricoperto da asfalto e cemento. La speculazione suscitò l’interesse della potente mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e delle “famiglie affiliate”, che trasformarono la tragedia in un’occasione per fare affari.

L’economia agricola e vivaista -scrive Mazzeo- degli anni ’70 era dominata da Giuseppe Chiofolo che poi divenne un discusso collaboratore di giustizia. Successivamente la mafia “ingrassò con i lavori autostradali e ferroviari, le megadiscariche di rifiuti di ogni genere, i piani di urbanizzazione selvaggia, i complessi turistico-immobiliari” mentre le ville di Falcone erano utilizzate da latitanti palermitani e catanesi o ospitavano “killer efferati” come Gerlando Alberti jr, condannato per l’uccisione della diciassettenne Graziella Campagna, testimone inconsapevole di affari mafiosi.

Altri omicidi hanno insanguinato il paese tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni’90, periodo caratterizzato da una feroce guerra di mafia.

Alla fine del conflitto tra cosche emerse come nuovo leader Santo Gullo che manteneva contatti anche con malavitosi del Nord e scelse successivamente di collaborare con la giustizia. A sostituirlo, leggiamo nell’articolo di Mazzeo, ci sarebbe oggi Salvatore Calcò Labruzzo, un allevatore originario di Tortorici.

Calcò sarebbe attivo nel settore delle estorsioni, come si evince dalla recente inchiesta “Ghota”, in quello dello smaltimento dei rifiuti e c’è il sospetto che abbia condizionato l’esito delle elezioni del maggio 2011.

Gli amministratori avrebbero poi favorito imprenditori amici e parenti con assegnazioni di lavori da eseguire nel territorio circostante. Ha fatto discutere anche la presentazione, alle elezioni amministrative di una, votatissima, nipote del Calcò.

L’ultima sorpresa è l’appartenenza del vicesindaco, Pietro Bottiglieri, alla loggia massonica “Ausonia” di Barcelloma Pozzo di Gotto.

“Il sindaco Santi Cirella respinge ogni addebito” scrive ancora Mazzeo, e afferma che la “gestione della cosa pubblica è stata, sempre, caratterizzata dal massimo rispetto delle norme e ispirata ai principi di legalità e trasparenza”.

L’articolo si conclude con la proposta avanzata da Rinascita Falconese: “L’unico modo per sottrarre il Comune alla cappa asfissiante sotto cui attualmente giace è quella di procedere, nel minor tempo possibile, all’invio di una Commissione prefettizia che accerti le condizioni per lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza dell’attuale sindaco per evidenti e costanti infiltrazioni di stampo mafioso nella gestione dell’amministrazione pubblica”, e con l’auspicio di Mazzeo “ci auguriamo che a Falcone non si ripeta quanto accaduto nella vicina Barcellona Pozzo di Gotto, due volte graziata dal Governo in meno di cinque anni, nonostante i gravissimi rilievi delle commissioni prefettizie d’inchiesta.”

Leggi il testo della delibera, immediatamente esecutiva, approvata ieri dalla Giunta comunale di Falconea avente per oggetto “Iniziative volte a tutelare l’immagine e la rispettabilità del paese: autorizzazione al sindaco a nominare legale di fiducia”.

Il giornalista ha già ricevuto molti attestati di solidarietà in nome della difesa della libera informazione (basata su riscontri documentari). La nostra solidarietà la dimostriamo continuando nel nosro impegno.

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2 Responses to “Querela per Mazzeo che parla di mafia”

  1. non mi sorprende la denuncia a Mazzeo. La mafia alberga nella pubblica amministrazione e serve solo per agevolare i traffici di chi ha tanto denaro. Scoprirla è facile. Bisogna avere solo il coraggio di dire pane al pane e vino al vino. Saviano ha scoperto l’acqua calda ma non ha avuto il coraggio di scendere al foindo valle per scoprire i collegamenti tra il privato e il pubblico. Uno dei rami praticati dall’imprenditoria privata è l’investimento sui beni comuni.Rende perchè il bene comune ha sovente una qualità particolare :non ha bisogno di pubblicità perchè serve per destinazione naturale ad un bisogno della colletiività come la strada o la piazza.In questi casi impiegare capitali per fare negozi o garage sull’area di una pubblica via è quanto di più delinquenziale ci sia. Il rimedio c’è ma non viene praticato fino in fondo. La denuncia da sola non basta . Bisogna tallonare i PM e fornire aiuti per le prove. Cantare come fa Saviano è proprio banale ed inutile.

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