Sugli schermi italiani dal gennaio 2012, ma passato quasi sotto silenzio. Parliamo del film di Enrico Caria, ” L’era legale”, proposto a Catania dal cinema King e recensito  per Argo da Luciano Nigro, medico infettivologo e presidente della L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) di Catania.

Il film spiega, in modo semplice e convincente, perché le politiche proibizioniste sono un fallimento, non solo dal punto di vista sociale e sanitario, ma anche e soprattutto dal punto di vista economico. Siamo finalmente di fronte a una presa d’atto che dimostra, in maniera chiara, che l’unico risultato delle politiche proibizioniste è stato, ed è, quello di consentire l’arricchimento degli uomini e delle donne di mafia e di condannare all’emarginazione, sempre, alla malattia, spesso, e alla morte, per fortuna raramente, generazioni di giovani.

Anno 2020: come è potuto accadere che Napoli è diventata una città sicura, priva di pericoli e spazzatura? La ragione è la “discesa in campo” di Nicolino Amore che, nato poverissimo, diventa Sindaco della Città. E’ possibile battere la camorra e l’illegalità, si chiede ad un certo punto della sua sindacatura? Si è possibile, è la risposta. Come? Legalizzando le droghe e distribuendole gratuitamente sotto controllo medico. Dove si trovano le droghe da distribuire? Semplice, basta utilizzare quelle sequestrate alle mafie.

Inizia, perciò, l’operazione “Mo’ basta”! Un programma di liberalizzazione della droga, con l’obiettivo di togliere soldi, potere e attrazione alla camorra, ridare valore alla legalità e rilanciare l’economia.

Come conseguenza, le mafie perdono la liquidità, che consentiva loro di corrompere chiunque, inclusi politici e magistrati, la Città rientra nella legalità, l’uso delle sostanze diminuisce, aumentano -grazie al nuovo clima di legalità- i posti di lavoro e finalmente si può vivere in un contesto a misura d’uomo.

Questa, in poche parole la trama del film. Un film che,  “grazie” al modo di fare informazione che purtroppo caratterizza il nostro Paese e a un clima generale “moralista” e ipocrita, è passato inosservato, quasi sotto silenzio. Le intellighenzie nostrane, infatti, riparate all’ombra di un perbenismo di facciata, continuano a sostenere che la legalizzazione delle droghe servirebbe solo ad aumentare il numero di persone che ne fanno uso.

Il film (che rappresenta una positiva e interessante novità nel panorama addormentato della nostra odierna cinematografia) si sofferma, delicatamente ed evitando forzature ideologiche, a valutare i risultati raggiunti, nel mondo e non solo a Napoli, dalle politiche proibizioniste: sfruttamento, povertà, tossicodipendenti e soprattutto potere alle narco-mafie.

Fortunatamente, autorevoli personaggi della cultura e della politica italiana hanno prestato la loro faccia al “mockumentary”: magistrati antimafia come Pietro Grasso e Vincenzo Macrì, scrittori come Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, giornalisti come Bill Emmott e Marcelle Padovani, il presidente di Lega Ambiente Francesco Ferrante e Tano Grasso di Libera.

Sono fuori dalla realtà le tesi proposte da Carria? Direi proprio di no, infatti circa un mese fa, l’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (il centro di riferimento per le informazioni sulla droga nell’Unione europea) ha pubblicato un report che, ancora una volta, ha avvalorato le tesi di chi considera le leggi proibizioniste un fallimento.

Non a caso, nella relazione viene affermato che l’Italia, dove è attualmente in vigore la legge più repressiva a livello europeo, è il paese con il maggior numero di consumatori di sostanze del vecchio continente, sia ‘leggere’ che ‘pesanti’. L’Italia è un paese dove la droga, monopolio delle mafie legittimate dalle leggi proibizioniste, è proibita ma è di fatto libera, poiché è facile comprarla, purché si conoscano i luoghi dello spaccio e si sia disposti a diventare ostaggio degli spacciatori.

L’Italia è anche il paese della disinformazione, si tende, infatti, a equiparare tutte le sostanze, a non distinguere gli effetti dell’uso da quelli dell’abuso; elementi che rendono i giovani ‘suscettibili’ di transitare facilmente da una non droga come la marijuana, a droghe più difficili da gestire, e quindi più pericolose, come la cocaina, l’eroina, gli acidi e tutto quello che il mercato propone.

Forse legalizzare, tout court, le droghe non è proponibile nell’immediato, ma a questo bisogna tendere, per cui è necessario non farsi dettare le leggi dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla paura, ma dalla lettura della realtà, dall’analisi dei dati concreti, dalla conoscenza dei risultati ottenuti dalle organizzazioni di volontariato.

Bisogna informare correttamente le persone sugli effetti e sui difetti delle sostanze, informare i consumatori sui loro diritti e vigilare perché vengano loro garantiti, implementare e finanziare le politiche di riduzione del danno. L’informazione corretta renderebbe i consumatori più consapevoli, toglierebbe armi persuasive agli spacciatori e, principalmente, salverebbe molte vite.

Così come si salverebbero molte vite garantendo controlli di sicurezza sulle sostanze e togliendole dal mercato illegale.
Iniziamo legalizzando la cannabis, la più innocua fra le droghe legali ed illegali.

Per chi volesse saperne di più sulle politiche di riduzione del danno:
http://www.lila.it/http://www.fuoriluogo.it/http://www.emcdda.europa.eu/http://harmreduction.org/www.ihra.net/

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