Sono stati i suoi interventi a stimolarci, non solo la bellissima lettera scritta di getto al ministro Passera contro le trivellazioni, ma anche le parole con cui incoraggia tutti i cittadini a scuotersi, ad intervenire.

Mari Rita d’Orsogna, fisica di origine abbruzzese che lavora in California, così si è espressa nel corso di un’intervista di Guido Picchetti, “La scrittura di testi al Mnistero è uno strumento importante che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione.”

Non solo quindi sfiducia e fatalismo ma anche mancanza di conoscenza degli strumenti a nostra disposizione. Dice ancora d’Orsogna, “A livello civico, l’Europa impone che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive lascia un periodo di circa 60 giorni in cui si possono valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche) e in cui i cittadini possono dire la loro in modo ufficiale o “scrivere osservazioni”.

E riporta l’esempio dell’azione condotta in Abruzzo dove “a suo tempo abbiamo messo su una forte campagna di coinvolgimento dei cittadini per i pozzi descritti sopra, e abbiamo mandato oltre 200 lettere di opposizione da parte di cittadini, associazioni e anche da parte della Chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente” impedendo la costruzione di una raffineria.

Ma c’è di più. La gente comune pensa che dal petrolio possa venire ricchezza per tutti. Questa convinzione nasce anch’essa da cattiva informazione.  “Il più grande giacimento europeo è in Basilicata e produce solo il 6% del fabbisogno nazionale ”. E la Basilicata è rimasta una regione povera. Togliamoci quindi dalla testa che diventeremo ricchi con il petrolio.

Le quantità di petrolio presenti nei giacimenti dei nostri mari, di cui oggi il governo intende permettere la trivellazioni, sono molto piccole (e la qualità di questo greggio è anche scadente), permetterebbero di ricavare petrolio sufficiente al nostro fabbisogno solo per pochi anni e lascerebbero il mare e le coste distrutte e deturpate nella loro bellezza. Oltre tutto le bassissime royalties che le compagnie petrolifere pagano allo Stato (e quindi a noi cittadini) farebbero arricchire solo le compagnie stesse.

Il cuore del problema è quindi un altro. Non abbiamo capito che la nostra vera ricchezza sta nella bellezza del mare, delle coste, nell’arte, che rendono la Sicilia una meta unica al mondo per i turisti. La cementificazione, lo stato di abbandono, l’incuria in cui lasciamo il nostro paesaggio e i nostri beni artistici ci fanno perdere la vera occasione per divenire ricchi, oltre che civili.

Ecco perchè la scelta del governo è miope e sbagliata. Si punta ad una entrata immediata di pochi spiccioli e non si valorizza quello che darebbe davvero ricchezza diffusa. Sì, soprattutto diffusa, cioè per tutti.

La D’Orsogna nell’intervista rafforza la sua tesi con un confronto tra Gela e Taormina, ricordando che Taormina rifiutò in passato di essere sede di impianti petrolchimici e che -nonostante anche lì la cementificazione abbia fatto danni- questa scelta è stata vincente. Gela è rimasta invece una città povera ed è anche divenuta inquinata. Nonostante la sua raffineria.

Per tutte queste ragioni abbiamo scritto anche noi una breve lettera al ministro e chiediamo a tutti di fare altrettanto
Scrivete, scrivete, se siamo in tanti qualcosa possiamo ancora fare. Almeno per le trivellazioni ancora non autorizzate, che il governo però è sul punto di autorizzare.

Ministro Passera,

siamo un gruppo di cittadini siciliani che amano la propria terra, senza retorica, e vogliono lavorare per renderla migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di informarci e di informare. Abbiamo capito che il vero modo di uscire dal sottosviluppo sta nel valorizzare, con correttezza e con intraprendenza, le cose belle che abbiamo.

Proprio per questo abbiamo deciso di chiederle di ripensare al suo progetto di crescita delle prospezioni petrolifere nel canale di Sicilia.

Ministro, non contribuisca anche Lei a deturpare la bellezza del nostro mare autorizzando nuove trivellazioni con ingannevoli prospettive di ricchezza. Lei sa bene che agli abitanti della nostra isola non resterà in tasca nulla e anche lo Stato nazionale, che percepisce royalities irrisorie da queste concessioni, potrà inserire in bilancio solo pochi spiccioli. In cambio il nostro mare e il nostro paesaggio, nostre  indiscusse ricchezze, saranno deturpati.

Il canale di Sicilia, e Lei lo sa bene, è stato individuato dall’Unep (programma ambientale dell’ONU) come un’area da tutelare. Ospita balene, delfini, tartarughe e la riproduzione di tonni. Vi sono stati individuati dei giardini di corallo e specie mai osservate nei mari italiani. E’ un vero santuario della biodiversità, tanto che il ministero dell’Ambiente ha finanziato un programma di ricerca svolto dall’Ispra, “Biodiversità Canale di Sicilia”. E nel canale è prevista la nascita di una riserva marina.

Finanziare un progetto così e poi autorizzare le trivellazioni proprio in questa zona, non è forse un comportamento -ci perdoni l’ardire- un po’ schizofrenico?

Tralasciamo di affrontare i problemi legati al rischio sismico (e stiamo parlando della zona a più alto rischio sismico d’Italia!) e alla fuoriuscita di idrocarburi in un mare malato da tempo e con poca capacità di auto-rigenerazione. Tralasciamo queste questioni non perchè siano di poco conto, ma perchè gli altri pericoli sono più immediati e più certi.

Siamo un’isola ricca di bellezze inestimabili, non solo naturali ma anche artistiche. Templi e teatri greci,  necropoli rupestri, cappelle bizantine e chiese barocche, e persino testimonianze della cultura pre-ellenica, come la splendida tholos, probabilmente la più grande del Mediterraneo, ritrovata a Gurfa, in provincia di Palermo. E potremmo continuare. Se aggiungessimo l’Etna, i Nebrodi, le coste e tutti i paesaggi vari e affascinanti che caratterizzano il nostro territorio, verrebbe da chiedersi, ma cosa vogliamo di più per vivere bene accogliendo coloro che vengono a goderne?

“Ma non lo avete fatto”, ci potrebbe rispondere. “Avete cementificato selvaggiamnete le vostre coste e sporcato il vostro mare, incendiando anche gli alberi delle vostre riserve”. E’ vero, ministro, siamo responsabili di tutto questo. Non abbiamo saputo scegliere la nostra classe dirigente e ci siamo venduti ai nostri assassini per vane promesse di lavoro e di benessere.

Riconosciamo la nostra colpa. Ma voi dove eravate? Dove era lo Stato quando i piromani incendiavano i nostri boschi e il cemento moltiplicava i rischi idrogeologici del nostro territorio? Dove era lo Stato quando la mafia si arricchiva con traffici illeciti, impediva lo sviluppo di quelli onesti e minacciava e uccideva giudici, poliziotti e prefetti? Siamo pari allora, ognuno con le sue responsabilità.

Ma adesso pensiamo al futuro. Un futuro che non può essere che “pulito”, come ormai tutti i paesi veramente moderni hanno capito. Chiediamo quindi a Lei, e al Governo di cui fa parte, di “esserci” per tutelare la legalità, che permette lo sviluppo di un’economia sana, e per favorire la crescita di attività economiche che valorizzino le bellezze del nostro territorio e creino benessere diffuso.

Sospenda quindi la concessione di nuove autorizzazioni alla trivellazione e sostenga le attività che rispettano il territorio. Dopo tanti errori abbiamo capito che salvaguardare il nostro mare, le nostre coste e i nostri siti d’arte può essere la nostra vera occasione di rinascita.

Se condividi questa lettera inviala anche tu al ministro Passera oppure inviane un’altra scritta di tuo pugno. Ecco gli indirizzi

segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it

segreteria.passera@mit.gov.it

Per chi avesse la Posta Elettronica Certificata

segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

Facciamo sentire la nostra voce.

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2 Responses to “Dopo Maria Rita, lettera di Argo a Passera”

  1. condivido le vostre posizioni e vi invito a inoltrare lettere e proteste al Sindaco di Catania per la gravità degli errori di cui è affetto il progetto del nuovo piano regolatore la cui approvazione è in itinere.Vi invito inoltre a diffidarlo dal firmare nuove concessioni edilizie che sarebbero in contrasto con le leggi vigenti perchè il vecchio piano non avrebbe le norme idonee a garantire la legittimità delle nuove concessioni.Ovviamente il Sindaco farà orecchie da mercante per poi piangere quando ogni rimedio sarà inutile.

  2. Aiutiamoci a farci rispettare, questo in sintesi l’invito della Dott.ssa d’Orsogna e di “ARGO”, allertiamoci per far rispettare l’Ambiente, il Nostro Territorio, la Nostra Salute, le Ricchezze donateci dalla Generosa “Natura” e per spezzare le trame di “sfruttamento” perpetrate da almeno 150 anni a danno del Mezzogiorno d’Italia in generale, e della Nostra Isola in particolare.
    salvo samperi

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