Euro sì, euro no. Ruota attorno al dibattito sull’euro, vivace in altre nazioni e sottaciuto in Italia, l’intervento di Loretta Napoleoni al Teatro Coppola di Catania dello scorso 27 settembre. Invitata da Mario Forgione del Circolo Communitas, che ha in programma una serie di incontri sul tema della guerra, la Napoleoni esclude che la guerra, utilizzata in passato dal sistema capitalistico per risolvere le crisi, sia all’ordine del giorno. La globalizzazione e i nuovi equilibri internazionali rendono l’iniziativa bellica molto più limitata che in passato.

Pur accennando ad un mercato globalizzato, l’economista si sofferma quasi esclusivamente sull’Europa e sulla sua crisi, che non è nuova, ma risale agli anni settanta. Una unica lunga crisi, costellata da vari episodi.

L’euro nasce “prematuramente” in un’Europa caratterizzata da situazioni economiche molto diverse e questo è -per Napoleoni- già un errore perchè una moneta unica tra economie non simili produce squilibri. Ma l’alleanza economica era voluta in funzione di obiettivi politici, ai quali è stata subordinata (e che un’economista veda l’economia funzionale alla politica, stupisce un po’..).

Per quale motivo è stata accelerata l’integrazione monetaria? L’idea di legare la Germania all’Europa con un collante solido. Una Germania che, nonostante le gravissime difficoltà seguite al crollo del muro di Berlino, aveva un’economia molto solida alla quale i paesi più deboli dell’Europa speravano di agganciarsi.

L’euro ha rappresentato questa promessa di “far divenire forti le economie deboli”.

Ma si è trattato di un’illusione. Le economie sono rimaste squilibrate e, sulla base del principio dei vasi comunicanti, dal 2000, quando il debito pubblico ha ricominciato a salire, i capitali del Nord hanno cominciato a muoversi verso la periferia. In modo diretto, come i soldi investiti nel settore immobiliare dell’Irlanda, o attraverso l’acquisizione del debito pubblico delle nazioni più deboli da parte delle banche dei paesi più forti.

Dopo un periodo di ascesa, dal 2011, le percentuali di debito pubblico periferico nelle mani delle banche del Nord sono scese, mentre aumentava la percentuale di debito pubblico tedesco da esse acquisita. Il denaro ha cominciato a risalire verso il Nord.

Ecco perchè la Grecia non poteva fallire, il suo debito era nelle mani delle banche del Nord che sarebbero state travolte da un suo default. Ma adesso le cose stanno cambiando, sebbene si ritenga necessario rassicurare il mercato dei capitali. E’ quello che ha fatto la Banca Centrale Europea, che ha dichiarato di voler garantire il debito dei paesi della periferia, a costo di distorcere lo stesso mercato. Con quali soldi lo garantirà? Per svolgere la funzione di camera di compensazione tra i vasi comunicanti, la banca Europea può solo stampare euro.

In questa situazione di grandissima incertezza, che -secondo Napoleoni- finirà con un crollo, lo Stato diventa il concorrente della piccola e media impresa. Le banche non danno più i soldi in prestito a chi li chiede per attività imprenditoriali perchè devono sostenere lo Stato, a cui ormai sono legate.

Ci sarà un momento in cui i soldi ricominceranno a scendere verso il Sud? Sì, quando avverrà la ‘cinesizzazione‘ della nostra economia, vale a dire quando avremo, noi che siamo periferia, un abbattimento dei salari e del tenore di vita tale da rendere appetibile per il Nord l’investimento nel nostro paese.

In attesa di questo, però, sarà la Germania stessa, a parere di Napoleoni, ad uscire dall’Euro, per lei non più conveniente. I nostri sacrifici si riveleranno inutili e ci renderemo conto di aver perduto anche la nostra sovranità nazionale.

Ecco perchè l’unica alternativa è, secondo lei, la mobilitazione. Una mobilitazione che invoca, sebbene manchino in questo momento un fattore aggregativo forte e una strategia chiara. Immagina una sollevazione popolare a carattere democratico, come quella tunisina, ma anche come quelle odierne di Grecia e Spagna. E si chiede perchè in Italia nessuno si ribelli ai sacrifici imposti da un governo che, a suo parere, non essendo stato eletto dal popolo, ha un carattere autoritario, è “una forma di dittatura”. Non ci ribelliamo perchè nessuno ci dice la verità, che siamo cioè destinati al crollo e saremo sempre più poveri.

Cosa fare allora? accorciare la distanza tra il cittadino e lo Stato, fare crescere la democrazia, elemento fondamentale ma trascurato della nostra convivenza. A differenza di quello che accade da noi, gli Spagnoli, hanno ancora ben presente nella memoria la negazione dei diritti rappresentata dal franchismo. Ecco perchè scendono in piazza.

E Napoleoni preannuncia contestualmente alcuni contenuti del libro a cui sta attualmente lavorando, l’elaborazione di una alternativa basata su una maggior partecipazione, sulla condivisione dei beni “per soddisfare congiuntamente i nostri bisogni”, per andare oltre le tesi esposte durante la serata, contenute nel suo libro ‘Il contagio’, pubblicato nel 2011 da Rizzoli.
Link per ascoltare o scaricare la registrazione dell’intervento di Loretta Napoleoni

Be Sociable, Share!

Tags: , , ,


One Response to “Il futuro nero di Loretta Napoleoni”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il futuro nero di Loretta Napoleoni | TravelSquare

Lascia un commento

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>