“Non ci avrete mai come volete voi”, con questo slogan, cori e striscioni colorati, ieri gli studenti di Catania e provincia (e non solo, come testimonia la presenza del Liceo Scientifico di Santa Teresa di Riva) hanno sfilato da piazza Roma a piazza Università, nella prima manifestazione di questo anno scolastico, un appuntamento nazionale, promosso dall’Unione degli studenti e dalla Rete studenti medi di Sicilia. A piazza Stesicoro si sono uniti al corteo i lavoratori della scuola aderenti alla Flc (Federazione Lavoratori della conoscenza) CGIL, che aveva promosso una giornata di sciopero.

Cresce nei giovani non solo il disagio per la mancanza di prospettive, ma anche la consapevolezza delle scelte pericolose che questo governo, sulla falsariga del precedente, sta facendo sulla scuola.

In alcuni istituti, come il Liceo Boggio Lera, la giornata di protesta è stata preceduta da momenti di discussione e di approfondimento, soprattutto sul  DDL c 953, noto come ddl Aprea,  approvato nel marzo 2012 in Commissione Cultura della Camera. con il voto favorevole di PDL, PD e UDC.

Presentato nel 2008 e ripreso dal ministro Profumo, questo disegno di legge punta a trasformare la scuola in un’azienda, governata da un consiglio di amministrazione (consiglio dell’autonomia), di cui fanno parte, oltre al dirigente scolastico, ai docenti, genitori e studenti, due esponenti provenienti dalle “realtà culturali, sociali, produttive, professionali del territorio” .

Insomma una scuola sempre meno pubblica (statale) e nella quale, in nome dell’autonomia e dell’efficienza, si aprono le porte a “risorse esterne”, che non potranno che condizionarla. Visto che “le Autonomie scolastiche possono ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e per l’innalzamento degli standard di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell’istituzione scolastica”.

Gli studenti si preoccupano dello spazio che, nella scuola modello Aprea, nella quale verranno abrogati gli organi collegiali, sarà dato ai loro rappresentanti; sono diffidenti nei confronti dell’utilizzo delle prove Invalsi, test a crocette che non lasciano nessuna possibilità di espressione, come strumento di controllo dell’acquisizione di competenze; temono che la logica aziendale porti a finanziare soprattutto gli istituti che “fruttano” di più, lasciando in abbandono le scuole meno “ricche” e proprio per questo più bisognose di supporto.

E se i docenti protestano soprattutto per i tagli e il precariato, si tratta di diverse facce di un’unica medaglia. La scuola non viene considerata un punto di forza per la crescita del paese Italia. Proprio sulla scuola non si può e non si deve risparmiare, perchè è qui che si creano le basi del futuro. E i ragazzi questo lo hanno capito.

Leggi il testo integrale della proposta di legge Aprea

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