Scambiarsi dei semi? Non è un nuovo bizzarro modo di salutarsi né un’occasione per farsi pubblicità, ma un gesto consapevole di protesta e di proposta, realizzato ieri in un flashmob in piazza Stesicoro, proprio davanti al Mc Donald, simbolo della globalizzazione alimentare e di quella “delocalizzazione” degli alimenti che costituisce una minaccia per le produzioni e le tradizioni culinarie locali.

Gli organizzatori della manifestazione, tra cui Mani Tese e Danilo Pulvirenti del Forum Acqua Pubblica, hanno voluto ribadire l’importanza del recupero delle culture locali e della “sovranità alimentare”, in Sicilia come in ogni altra parte del mondo.

La protesta è diretta contro le direttive comunitarie che proibiscono la commercializzazione e lo scambio di sementi non iscritte nel catalogo ufficiale europeo. Presso l’Epo, ufficio europeo dei brevetti, alcune multinazionali dell’alimentazione hanno infatti brevettato le loro coltivazioni, facendo diventare i prodotti alimentari, che sono generi di prima necessità, simili a prodotti industriali.

E’ stato così disatteso il principio della non brevettabilità della materia vivente, stabilito dalla Convenzione Europea sui brevetti. Ed è stata aperta la porte alla diffusione degli OGM, il cui uso comporta rischi, ancora in parte ignoti, per la salute e per l’ambiente, oltre che una minaccia per la biodiversità.

La proposta è quella di riavviare la produzione di antiche varietà tradizionali, utilizzando semi siciliani da preservare e da distribuire, al di fuori da cataloghi ufficiali.

Brevetti vengono richiesti (e talvolta concessi), in numero sempre crescente, anche su piante e animali coltivati in modo convenzionale (non geneticamente modificati), ecco perchè alcune organizzazioni di vari paesi europei si sono organizzate nella coalizione “No ai brevetti sulle sementi”, che sostiene che le risorse naturali non possono essere considerate “invenzioni”.

“Un pugno di multinazionali dell’agribusiness e del cibo potrà in futuro controllare l’intera filiera della produzione alimentare, aggravando la condizione di dipendenza degli agricoltori e facendo aumentare i prezzi sia per loro che per i consumatori” come è già avvenuto per alcune varietà di broccolo e di pomodoro, come ha dichiarato Christoph Then, esperto di Greenpeace sui brevetti.

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Le varietà locali potrebbero essere incluse nel catalogo ufficiale se qualcuno lo chiedesse, pagasse per farlo e dimostrasse che rispondono ai criteri (pochi chiari) di “distinzione, omogeneità e stabilità”? Ma chi può avere interesse a farlo, visto che si tratta di sementi presenti in modo diffuso sul territorio? E perchè farlo, se da secoli esse sono già in uso?

Pare che anche l’Avvocato Generale della Corte europea abbia fatto notare, in una propria ‘memoria’, che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale è una misura sproporzionata che viola i principi di libertà di esercizio dell’attività economica nonchè di libera circolazione delle merci (uno dei dogmi del liberismo…)

lL flash mob di ieri si colloca all’interno delle iniziative previste in tutto il mondo tra il 2 ottobre (anniversario della nascita di Ghandi) al 16 ottobre (Giornata mondiale dell’alimentazione) per affermare e difendere la libertà di conservare, utilizzare e scambiare le sementi.

Prossimo appuntamento martedì 16 alle ore 19, alla scuola media Cavour in via Carbone 6, per un dibattito sulla sovranità alimentare

Ecco le immagini del flash mob di ieri mattina in piazza Stesicoro

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