Oltre un siciliano su due non è andato a votare, e chi lo ha fatto ha indirizzato in modo decisamente nuovo le proprie preferenze. Non a caso il Movimento 5 stelle di Grillo è risultato il partito più votato. Certo, c’è una riflessione che riguarda tutta la politica nazionale, ma occorre ragionare, anche, sulle specificità della Sicilia.

Di una regione le cui ultime esperienze di governo (Cuffaro e Lombardo) sono state bruscamente interrotte. Sia a causa delle note vicende giudiziarie, che per le contraddizioni interne, visto che Lombardo ha finito con il governare insieme con coloro (in primo luogo il PD) che gli si erano contrapposti durante la campagna elettorale.

Il tutto in una regione ‘in ginocchio’, tuttora preda di una drammatica, ed evidente, crisi materiale e morale. In questa situazione, autocandidature alla Presidenza e alleanze costruite a prescindere dalla condivisione dei contenuti programmatici non avrebbero potuto fare altro che contribuire ad allontanare ulteriormente, com’è puntualmente avvenuto, i cittadini dalla politica.

Ed è paradossale che i protagonisti di tali processi degenerativi indichino in altri i responsabili di quel clima ‘antipolitico’ che proprio loro, più di tutti, hanno contribuito a radicare e diffondere. Né, data la gravità della crisi, c’è stato spazio sufficiente per riproporre altre forme degenerative di raccolta del consenso.

In sostanza, la crisi ha spuntato le ali alle tradizionali pratiche clientelari e ridotto la stessa capacità di controllare il voto.

Certo fa impressione vedere dimezzati i voti del PDL, erede del 61 a 0, vedere ridimensionato lo schieramento capitanato da Lombardo, prendere atto del fallimento degli uomini di Fini che non riescono a superare la soglia del 5%, necessaria per eleggere i parlamentari.

Neanche Pd e UDC, che hanno eletto il nuovo governatore, possono essere realmente soddisfatti. Rappresentano poco più del 30% di coloro che hanno votato, non si capisce, inoltre, quale ‘rivoluzione’ potrà sviluppare Crocetta, per usare lo slogan principale della sua campagna elettorale, dovendo ‘inventare’ una maggioranza all’ARS e, soprattutto, avendo come partner privilegiati i ‘nipotini’ di Cuffaro.

Una contraddizione, quest’ultima, particolarmente sentita all’interno del PD, che comunque ha preso metà dei voti rispetto alle regionali del 2008 (257.274 contro 505.420). I suoi militanti hanno spesso polemizzato aspramente sulla carenza dei programmi dei grillini, forse proprio per non parlare dei problemi che riguardavano la loro alleanza.

Grillo, con una campagna elettorale ‘antica’ (comizi e porta a porta), è stato capace di intercettare il voto di coloro che oggi (fra i quali probabilmente vi è anche chi ieri ha tratto giovamento dalla vecchia politica) non vogliono avere nulla a che fare con il cosiddetto sistema dei partiti.

Una cosa è non volere avere nulla a che fare, se si vuole, però, modificare la realtà occorre anche altro, come dimostrano le difficoltà del governo di Parma.

Infine, colpisce la scarsa lungimiranza dei gruppi dirigenti della sinistra (SEL, PRC, PCdI) e dell’ Italia dei Valori che hanno privilegiato il tema delle alleanze a scapito dell’impegno programmatico, dimostrando, inoltre, un insufficiente radicamento nel territorio.

Il risultato è più che deludente: sono fuori dal Parlamento regionale. Il che è avvenuto anche a causa del clamoroso errore della presentazione di due liste separate, nessuna delle quali, com’era facilmente prevedibile, ha raggiunto la soglia del 5%.

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One Response to “Elezioni in Sicilia, tra voglia di cambiare e astensione”

  1. ma cosa dimostrerebbero le presunte difficoltà di Parma? conoscete il moVimento per sentito dire o perchè vi siete informati direttamente? sapete come funziona l’attivismo? sapete quanti giovani si sono impegnati con il MoVimento? uff da voi mi aspettavo molta meno superficialità

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