Hanno ottenuto davvero un bel risultato quel manipolo di assessori regionali e consiglieri comunali del Popolo delle libertà (Pogliese-Bellavia-Messina-Catanoso) che chiesero ed ottennero lo sgombero del Centro popolare Experia, trovando una sponda in Gesualdo Campo, allora sovrintendente ai Beni culturali, al quale l’immobile di proprietà regionale era affidato. Scomparve così l’unico luogo di aggregazione dell’Antico Corso.

Tutto ciò accadeva tre anni fa ed esattamente alle 5,30 del mattino del 30 ottobre del 2009 ad opera di finanzieri e carabinieri in tenuta antisommossa che caricarono occupanti e sostenitori, provocando anche decine di contusi.

Una richiesta così perentoria ci indusse a pensare che le strutture sarebbero state, quanto prima, restaurate e riconsegnate ai cittadini. Tanto più che lo stesso Pogliese aveva dichiarato che l’edificio sarebbe stato consegnato all’Ersu per servizi universitari.

E, invece, dopo tre anni, l’edificio è sbarrato e di lavori non si parla; l’area rimane a tutt’oggi interdetta ai catanesi, ma non ai malintenzionati che vi si introducono di soppiatto. E il cortile che fu giardino e laboratorio, è abbandonato al degrado. Ora, dove c’era una palestra popolare, una ciclo-officina, un’aula studio, uno spazio per i concerti, ci sono spazzatura, erbacce, abbandono e degrado. Vi bivaccano tossici e piccoli spacciatori. Per terra vi sono tante, tante siringhe e borse rubate ormai vuotate del loro contenuto. Meglio di qualsiasi parola le immagini di Alberta Dionisi e il video di Sonia Giardina. Ecco com’è oggi l’ex Centro sociale Experia.

Galleria foto di Alberta Dionisi

A nulla valse allora il sostegno agli occupanti espresso dalla città con un folto corteo e con un’affollata assemblea pubblica che lamentò la perdita per il quartiere di una grande risorsa.

Soddisfazione fu, invece, espressa sui media da chi questo sgombero aveva voluto e richiesto: Pogliese con un’interrogazione all’Ars e i consiglieri comunali Bellavia e Messina, che avevano denunciato non solo l’occupazione abusiva di un luogo pubblico ma quella che, secondo loro, era una pratica di discriminazione, violenza e cultura della droga.

“Lo sanno anche i muri del quartiere in cui viviamo da 17 anni che siamo stati sempre contro ogni cultura dello sballo giovanile”, risposero in un documento gli occupanti. “Al CPO Experia – dissero- da sempre non si fa uso di alcuna sostanza stupefacente, nemmeno di un’innocua canna e non si propongono feste a base di superalcolici. Lo sanno tutti che la prima battaglia che abbiamo dovuto affrontare, subito dopo aver occupato, è stata quella contro gli spacciatori che vedevano il posto come una zona abbandonata e franca per i loro traffici.”

Cosa dava fastidio? Le attività degli occupanti? I tornei di calcio? Il doposcuola per i ragazzini di uno dei quartieri più difficili? Le feste e i concerti? Le proiezioni? Le attività culturali? Fate un po’ voi.

filmato di Sonia Giardina – musica di Carapezza CCCCP

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One Response to “Experia, da centro sociale a discarica”

  1. Evidentemente c’è chi preferisce l’immondizia alle attività che potrebbero indurre le persone a pensare….

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