Un porto “zona franca non per le merci ma per le regole” quello di Catania, secondo quanto afferma il Comitato Porto del Sole in una lettera aperta al ministro Passera, che riceviamo e pubblichiamo.

Al ministro viene chiesto innanzi tutto di spiegare la nomina di un commissario, Cosimo Aiello, che pare abbia “lealmente” dichiarato di non avere esperienza nella specifica e complessa materia portuale. E che, appunto per questo, si servirà di due tenici, uno solo dei quali, Riccardo Lentini, ha reali competenze in materia, ma -sarà forse un caso?- è anche coautore del nuovo piano regolatore portuale e responsabile unico del procedimento (RUP) di appalto della nuova, costosissima “darsena traghetti” da 100 milioni di Euro.

La questione della darsena è in realtà una delle più scottanti. Come viene più volte ribadito nella lettera, la sua costruzione rasenta la follia. Non solo comporta infatti “la abusiva deviazione della foce del torrente Acquicella” ma anche enormi sbancamenti della Plaia, costosissimi e destinati ad una perpetua manutenzione essendo prevedibile, e in parte previsto, il reinterrimento naturale, determinato dalla natura stessa dei fondali.

In nessuna altra parte del mondo, sostiene il Comitato, si amplia un porto verso bassi fondali sabbiosi e nella stessa Catania del primo novecento, per l’esportazione dello zolfo, si ampliò il porto verso Nord, sui fondali della scogliera.

Altra questione non meno calda è quella del progetto di costruzione di “centinaia di migliaia di metri cubi di edifici sulle attuali e future banchine del porto”. Il Comitato ricorda che nel 2009, la proposta fu bocciata dalla competente commissione del Consiglio comunale e che non è certo risolutivo prospettare oggi la riduzione ad un quarto dei mc previsti, dato che comunque 240.000 mc superano di gran lunga “le reali necessità operative future del porto e contrastano con estrema impudenza i fini istitutivi dell’ente commissariato che non sono affatto immobiliari”.

La introduzione di barriere che impediscono il libero accesso al porto da parte dei cittadini (“non sulle zone di sosta di merci ed automezzi come in tutti i porti del mondo”, ma bloccando gli unici due accessi), contrasta con la pretesa che essi vi entrino “solo da clienti degli ulteriori enormi edifici commerciali previsti nel nuovo PRP che seguirebbero il primo già realizzato nell’edificio ex Dogane”.

Dopo aver accennato anche alla normativa antisismica che non consente comunque edificazioni in altezza né sulla costa a rischio di maremoto, e alla legge 84/94 che non consente “edificazioni estranee agli scopi primari mercantili del porto di Catania”, la lettera ripropone le suddette questioni sotto forma di domande, rivolte non solo al Ministro ma forse soprattutto al Commissario e al tecnico a cui il porto è stato affidato.

Leggi il testo integrale della lettera a Passera

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One Response to “Porto di Catania, qualche domanda al ministro Passera”

  1. Ma tanto al commissario interessa solo svendere catania ad augusta.

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