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Testimoni di giustizia, isolati, abbandonati, dimenticati

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Non sono pentiti, perché non hanno niente di cui pentirsi, ma rischiano di diventarlo. Sono i testimoni di giustizia, 70 in tutta Italia. Cittadini che hanno sentito il dovere di testimoniare fornendo informazioni utili alle indagini su reati in cui sono coinvolti esponenti malavitosi di grosso calibro. Non sono quindi responsabili di alcun crimine, anzi possono esserne vittime, ed è previsto che entrino in un programma di protezione che è tuttavia inadeguato.
Rischiano infatti di pentirsi di aver dichiarato la propria disponibilità a testimoniare perché, dopo una prima assistenza, “il teste viene ‘abbandonato’ in balia di se stesso e delle sue esigenze familiari, lavorative e sociali che non solo non vengono prese in esame e soddisfatte, ma incontrano ostacoli – per lo più di natura burocratica – frapposti proprio da chi è, per legge, preposto a superarli e a risolverli”.

Testimoni di giustizia – articoli su argocatania.org

A dirlo è Giuseppe Carini, che nel ’93 era uno studente universitario di Brancaccio e fu collaboratore di don Pino Puglisi, sul cui omicidio testimoniò, divenendo testimone di giustizia. Testimoniare “è un salto nel buio, è come precipitare dentro un pozzo senza fine dove paradossalmente la via di uscita mette in discussione e in crisi le stesse ragioni che hanno portato alla testimonianza” (Antimafia2000).
La sua denuncia non si è fermata alle criticità. In una istanza presentata alla Commissione Antimafia Europea ha auspicato una “direttiva giuridicamente vincolante che impegni i Paesi dell’Unione Europea a definire una normativa di valorizzazione (politica, sociale e economica) del ruolo dei Testimoni di Giustizia”, prioritariamente attraverso l’inserimento lavorativo.
Già nel 2008 l’On.le Angela Napoli, relatore di un’inchiesta parlamentare, evidenziò la necessità di prevedere forme di assunzione obbligatoria dei Testimoni di giustizia presso la Pubblica amministrazione. Esigenza ripresa dal disegno di legge n. 2479 del 2010.
Le proposte di Giuseppe Carini riguardano l’inserimento di alcuni Testimoni di Giustizia come personale in servizio presso la Commissione Centrale ed il Servizio Centrale di Protezione; e come personale esperto presso la Commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM), la Commissione per le Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) e nella rete europea di collegamento coordinata da Europol.
Durante la recente visita in Italia della Commissione Europea Antimafia, la Presidente Sonia Alfano ha voluto incontrare il nostro Ministro degli Interni anche per sollecitare la discussione del disegno di legge, fermo in Parlamento.
Le criticità principali appaiono essere quelle riscontrate nel reinserimento nel contesto socio-lavorativo: la legge n.45/2001 non prevede alcuna garanzia lavorativa per quanti decidono di accettare il programma speciale di protezione, ma al contrario esclude che gli stessi Testimoni possano accettare posti di lavoro subordinato per via dell’assenza di documenti e di generalità.
Altra criticità attiene al pregiudizio della situazione economica e finanziaria precedente alla testimonianza. Sarebbe opportuno infatti tenere conto del mancato guadagno e del tenore di vita precedente la situazione di testimone.
Pesano, nella vita dei testimoni, la condizione di isolamento nella quale vengono a trovarsi, i dispositivi di sicurezza non attuati rapidamente, la violazione del segreto d’ufficio con riferimento al cambio di generalità. Spesso, inoltre, i testimoni vengono confusi con i collaboratori di giustizia e trattati, là dove vengono trasferiti, come se fossero colpevoli di chissà quali reati.
La complessità della situazione richiede risposte articolate in cui si faccia tesoro delle esperienze pregresse. La L. 45/2001  va comunque rivista, prendendo in considerazione anche la possibilità di equiparare i testimoni di giustizia alle vittime del terrorismo o della criminalità organizzata.
Il Presidente della Commissione europea, Sonia Alfano, ha inoltre invitato tutti gli stati membri a migliorare il quadro legislativo sui testimoni di giustizia, tenendo presente che l’obiettivo è quello di arrivare ad un testo unico antimafia per tutta Europa.

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