Vi raccontiamo una storia, una piccola storia non insignificante che, forse, può dirci qualcosa sui tempi che si stanno vivendo anche a Catania. E’ la storia di una rapina, una rapina particolare, senza armi, senza violenze.

Tutto ha inizio a metà mattinata del giorno di Ognissanti: al ritorno dalla messa un’anziana signora, ben vestita ed ingioiellata, trova davanti al portone della sua abitazione un uomo sconosciuto, distinto e sulla cinquantina. Egli si giustifica davanti alla signora ottantenne che l’apostrofa con lo sguardo: “Sto aspettando mia figlia”.

Nessun sospetto da parte della donna, che apre tranquillamente il portone. Lo sconosciuto la segue nell’androne e quindi dentro l’ascensore. E’ qui la storia cambia registro, perché il signore avanza improvvisamente la sua strana richiesta :“Dammi il tuo anello, ne ho bisogno”.

E’ disarmato, non urla, non minaccia, non mette le mani addosso alla donna. Nessuna violenza. Non le strappa – che dico?- non prende nemmeno la borsa. Attende, attende soltanto – oseremmo dire- educatamente, che la sua richiesta venga accolta.

La signora è spaventata, si sfila l’anello e lo porge all’uomo che, confuso quasi quanto la vittima, non ha osato nemmeno muoversi. Quando l’anziana chiama aiuto gridando, il ladro le ingiunge di zittirsi, ma, ancora una volta, non le usa violenza. Resta lì inebetito; non si muove, non scappa, forse spaventato della sua stessa audacia.

Dopo qualche secondo arrivano due condomini, una seconda signora con il marito; il ladro cerca di darsi un contegno ma ancora una volta, come ipnotizzato non si allontana. La derubata invece si rivolge alla coppia, che non ha notato niente di strano : “Quest’uomo mi ha rubato l’anello”.

La vicina di casa reagisce con prontezza ed ingiunge al rapinatore di restituire il maltolto se non vuole essere denunciato. L’improbabile ladro non se lo fa ripetere due volte; immediatamente restituisce la refurtiva e solo allora, finalmente, si allontana.

Il fatto non è isolato. Qualche giorno prima anche un’ altra donna, nello stesso quartiere, era stata derubata di un braccialetto e di una collanina; anche quella volta il ladro non aveva usato la minima violenza. Anzi, prima di allontanarsi, forse ostentando un gesto di riconoscenza, forse avanzando una richiesta di perdono, aveva persino baciato la mano alla derubata.

Non vogliamo giustificare chi vìola la legge, nemmeno chi non è abituato al crimine e si improvvisa delinquente solo per bisogno. A noi sembra però che quando la classe media di un paese scivola così rapidamente lungo la scala sociale, la povertà non è più uno spauracchio lontano ma una realtà che ti addenta alla gola. Allora le nuvole nere non sono più all’orizzonte, ma proprio sopra le nostre teste e la vita di chiunque può improvvisamente essere sommersa e travolta dalla miseria materiale e morale.

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2 Responses to “Rapina a mano … disarmata”

  1. questa storia dovrebbe far riflettere; i signori politici stanno ammassando carboni ardenti sopra le loro teste e sembra che non lo sappiano!!!!!

  2. rendete nota una simile notizia a quelli che propagandano il CAR POOLING. Può capoitare a chiunque che un simile malfattore si metta in auto e dica di voler fare il Car pooling.

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