Neanche sei mesi addietro, in occasione del Forum mediterraneo, l’Assessore regionale alla Sanità della Sicilia Massimo Russo aveva elogiato i risultati raggiunti, durante la sua gestione, in termini di pareggio di bilancio e azione virtuosa della sanità siciliana.

Gli Uffici dell’Assessorato, a quella data, erano già a conoscenza dei bilanci delle Aziende relativi al 2011 e l’assessore non poteva non conoscere i problemi segnalati dall’on. Palagiano, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e disavanzi sanitari, a seguito dell’audizione del presidente della sezione regionale della Corte dei Conti, Rita Arrigoni (vedi resoconto dell’audizione).

Due le voci che gravano maggiormente sui bilanci: sproporzionate spese per il personale ed enormi debiti con i fornitori, tali che praticamente nessun bilancio delle aziende sanitarie risulta in pareggio.

Il tutto aggravato, per cercare di far quadrare i conti sanitari, dall’intervento sulle addizionali fiscali (Irap e Irpef) e dal ricorso ai Fondi Fas (fondi destinati alla crescita e allo sviluppo e non alla copertura della spesa corrente).

Nel 2011, così come nel 2012, si è fatto ricorso a 343 milioni del Fondo per le aree sottoutilizzate per coprire le quote di ammortamento del mutuo trentennale tra Regione e Ministero dell’Economia destinato alla estinzione dei debiti sanitari pregressi (vedi pag. 7 dell’Audizione). Altro che crescita e sviluppo! O forse si tratta di “finanza creativa”, di tremontiana memoria?
Si è fatto, inoltre, ricorso ad una manovra regionale sulle aliquote Irap e sulle addizionali Irpef per 337 milioni di euro e ad una rideterminazione della fiscalità negli ultimi tre anni per 46 milioni.

Se si guarda poi al risultato di esercizio, si evidenzia un deficit 2011 pari a 26 milioni di euro.

Le aziende che più hanno contribuito ai risultati negativi sono state Messina (-17 milioni) e Catania (-6 milioni).

Vi è però da dire che l’Assessore ereditava una sanità che nel 2006 registrava un disavanzo di oltre 900 milioni di euro. Disavanzo che si è riusciti a coprire “soprattutto con l’attivazione della leva fiscale ai limiti massimi, piuttosto che con manovre strutturali valevoli ad incidere il trend di spesa” (pag. 8).

Le “preoccupanti criticità” evidenziate nella relazione della presidente Arrigoni riguardano:

  1. Elevato importo di perdite di esercizio degli enti sanitari che annualmente non emerge in contabilità economica;
  2. Ritardi nella erogazione dei finanziamenti alla Sicilia che si ripercuotono sulle aziende sanitarie e, a cascata, sui fornitori (tempo medio per i pagamenti, 288 giorni; tempo massimo, 880 giorni);
  3. Aumento delle spese per forniture e servizi (+757 milioni rispetto al 2008);
  4. Spesa per il personale (oltre 50.000 unità) di circa 3 miliardi di euro;
  5. Numero esorbitante di dipendenti per il servizio di emergenza 118. Nel 2006 (era Cuffaro) 1440 unità si sono aggiunte a quelli già in servizio (1570);
  6. Reclutamento di oltre 2800 unità di personale sanitario (di cui 1500 circa per concorso e 1300 per mobilità), utilizzando solo in parte l’esubero degli addetti al 118;
  7. Aumento della spesa relativa all’acquisto di beni e servizi (+6,15% nel 2011) non rispettando i tetti di spesa negli ultimi 5 anni;
  8. Disomogeneità dei prezzi di acquisto per categorie omogenee di beni, anche a causa di acquisti al di fuori delle pur previste procedure centralizzate di gara;
  9. Criticità nell’assistenza territoriale, specialmente agli anziani (a domicilio), nelle carceri e nella rimodulazione della rete ospedaliera;
  10. Numero invariato di ricoveri nelle strutture private accreditate, a fronte di una diminuzione dei ricoveri nelle strutture pubbliche;
  11. Alta percentuale di parti cesarei (52% a fronte del 38% nazionale; 75% nelle case di cura private accreditate);
  12. Aumento dei ricoveri fuori regione (dato relativo al 2010 rispetto al 2009), specie per ortopedia, oncologia, riabilitazione e cardiochirurgia.

L’intervento del Procuratore Carlino, anch’egli presente all’audizione (vedi Quotidiano Sanità), “ha riguardato le ipotesi di danno erariale accertate nei confronti dei soggetti che operano negli enti e aziende del Servizio sanitario regionale. In particolare, è stata evidenziata la pericolosa e frequente omissione dell’obbligo di denuncia da parte degli amministratori e degli organi di controllo. Su 823 istruttorie aperte, solo il 33% ha riguardato illeciti segnalati dall’amministrazione, mentre il restante è stato avviato in base a notizie stampa o su istanza di cittadini, sindacati e fornitori.

“Rispetto alla cifra complessiva delle istruttorie aperte, infine – ha concluso Palagiano (vedi ancora Quotidiano Sanità) – la cifra interessante riguarda la gestione del personale, che è all’origine del 26% delle richieste di danni: in generale si tratta di violazione del rapporto di esclusiva, esercizio abusivo della professione medica, intramoenia allargata e mancata fatturazione. Insomma, un malcostume che sembra ampiamente diffuso”.

Un dato positivo è invece la diminuzione di ricoveri inappropriati. Troppo poco a fronte di tante criticità. Ci auguriamo che il neo Assessore Lucia Borsellino cerchi di risolvere i problemi  evidenziati dalla Corte dei Conti e non ceda alle facili autocelebrazioni che potranno essere smentite da relazioni e audizioni, come è accaduto in questo caso.

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5 Responses to “La Corte dei conti e i buchi della sanità in Sicilia”

  1. La Corte dei conti è andata a vedere il bluff dell’ex assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, mettendo in luce la sua “finanza creativa”. E’ il crollo di uno dei miti della nefasta Giunta Lombardo.

  2. Sul Messaggero di oggi vedo una classifica “per Regioni” dei posti letto da tagliare nelle strutture ospedaliere. La Sicilia e l’umbria sono le uniche regioni che possono aumentarne il numero. In realtà la Sicilia deve tagliarne del tipo urgenza e può aumentarne del tipo lunga degenza. Il saldo però è positivo, cioè può creare circa 500 posti letto. Il Messaggero è anche online (mi sembtra) e quindi puoi vederlo. Significa che Russo ha tagliato troppo? In tal caso non di propaganda si sarebbe trattato. O si tratta di una carenza cronica per favorire i privati? Io non sono in grado di dirlo. Tutte le altre regioni, comprese le virtuose, debbono tagliare. Quanto ai dati esposti dall’articolo possono certamente smentire parzialmente il valore di certi risultati conseguiti, oppure ridimensionarlo, ma mancando dei valori di trend non chiarisce se M. Russo ha migliorato la situazione che aveva trovato o no. Cambia un po’ le cose, non credi? C’è solo un accenno ad una pesante situazione trovata: 900 MLN di disavanzo annuo… Insomma l’articolo è utile, ma potrebbe dirci meglio come stanno le cose. Se si critica una gestione per i valori assoluti al momento senza valutare le variazioni secondo me si fa un’operazione scorretta. La Corte dei Conti fa le sue rilevazioni anche sulle altre regioni. E se queste rilevazioni possero pure negative? Insomma, le valutazioni vanno fatte ragionando bene sui numeri. In ogni caso un articolo utile e spero anch’io che la Borsellino riesca a far meglio.

  3. Il giudizio negativo sull’operato di Russo è legato soprattutto alla sua subalternità nei confronti di Lombardo, che ha adoperato la sanità siciliana come base precipua della sua ragnatela di clientele. La scacchiera dei sedicenti manager e dei primariati è stata usata, fino all’ultimo minuto, con finalità elettoralistiche che nulla hanno a che vedere né con la meritocrazia né con l’efficienza. Per il resto, come ci siamo detti già molte volte, la politica sanitaria non si può giudicare esclusivamente dai saldi. Cosa si deve tagliare e cosa no? A riguardo leggo qui un intervento di assoluto buonsenso che riguarda il Lazio. http://www.huffingtonpost.it/c.....21060.html

  4. questo è un ottimo motivo per dire a questo Russo che deve andare via, sparire per sempre dal mondo della politica

  5. Dietro l’immagine trasparente del suo lavoro si celano incontri con mafiosi-politici, gente condannata al carcere. bASTA!

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