Un lavoro difficile e non sempre coronato dal successo? E’ quello degli insegnanti di italiano che cercano di mettere gli alunni nelle condizioni di padroneggiare la lingua  attraverso la conoscenza delle strutture grammaticali e sintattiche.

In loro aiuto è arrivato, da alcuni anni, un gioco da tavolo Chi è l’asso. La grammatica è un gioco, su cui è basata una Olimpiade nazionale che vuole incoronare l’Asso della grammatica. Essa è giunta alla terza edizione e si svolgerà, anche questa volta, a Catania.

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Alunni di scuola primaria e secondaria di I e II grado, provenienti da diverse regioni d’Italia e, da quest’anno, di diversa nazionalità, si sfideranno in una inusuale tenzone, che vede al suo centro la lingua italiana e le regole del suo funzionamento. I quiz, tratti dalle carte in dotazione al gioco da tavolo “Chi è l’Asso?”, verteranno su morfologia, sintassi e figure retoriche dell’italiano.

Di fronte alle difficoltà che necessariamente comporta l’allestimento di una macchina organizzativa così impegnativa, la domanda dei non addetti ai lavori è: “A che serve tutto questo? Quale potrà mai essere il valore aggiunto di un insegnamento linguistico che metta al suo centro il gioco? Perché non limitarsi ad insegnare la grammatica?”

La risposta ci viene dalla glottodidattica anglosassone, che già da anni ha introdotto i termini play e game come elementi fondanti nell’insegnamento delle lingue. Il primo termine, play, fa riferimento ad un bambino che, attraverso il gioco, scopre ciò che lo circonda e ne fa esperienza, imparando ad affinare le proprie abilità senso-motorie, cognitive, linguistiche e sociali. Il secondo, game, in italiano b, indica un’attività ludica che, per realizzarsi, ha bisogno di regole conosciute, condivise e rispettate dai giocatori.

I bambini e i ragazzi, riflettendo sulla lingua in un contesto ludico, possono sperimentare entrambe le dimensioni, quella del play e quella del game: si confrontano sul funzionamento della lingua all’interno di un’esperienza di gioco, ed il confronto richiede la conoscenza e l’osservanza di regole fissate. Così facendo, presi dalla dimensione ludica dell’esperienza e dal suo contenuto sociale, abbassano i livelli di ansia legati ad un apprendimento meramente trasmissivo e si ritrovano al centro di un’esperienza di apprendimento che li coinvolge emotivamente e li vede protagonisti.

Gli studenti insomma si sfidano occupandosi di contenuti linguistici, e la sfida avviene all’interno di regole ben fissate; questo allevia la tensione (e la noia), e contribuisce a creare le condizioni favorevoli perché avvengano apprendimenti stabili e significativi. Nel frattempo, e non è meno importante, i ragazzi imparano a rispettare regole, poiché da questa condizione dipende la validità del gioco e la possibilità di vincere. Un insegnamento davvero eversivo …

Motivi diversi dunque, ma egualmente importanti, motivano e giustificano la scelta di un approccio ludico all’insegnamento della lingua.

Gli alunni che potranno partecipare alla sfida appartengono alle seguenti categorie:

  1. mini, per gli alunni della quinta classe della scuola primaria;
  2. junior, per gli alunni di scuola secondaria di primo grado;
  3. senior, per gli alunni del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado (licei, tecnici e professionali).

Le Olimpiadi, com’è noto, prevedono una selezione di istituto, una provinciale, una regionale e una nazionale (semifinale e finale). La sezione L2 per stranieri prevede invece, in via sperimentale, solo la fase nazionale.

Le semifinali e le finali delle Olimpiadi nazionali “Asso della Grammatica” si disputeranno a Catania nel mese di maggio.

La manifestazione, anche quest’anno, è patrocinata dall’Università di Catania, Facoltà di Lettere e dalla Regione siciliana che ospiterà la manifestazione nazionale.

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3 Responses to “Le Olimpiadi della lingua italiana”

  1. giuseppe strazzulla
    dicembre 1st, 2012 at 09:53

    Bella l’idea del gioco, ma scommettiamo (si fa per dire, non sono un calciatore…) che i risultati saranno gli stessi delle Olimpiadi sportive?: 1. USA (liceo classico); 2. Cina (liceo scientifico); 79. Tajikistan (ist. professionale)…

  2. Già altre volte ho espresso il mio giudizio negativo su esperienze che pretendono di “rianimare” la scuola eliminando “la complessità” dell’apprendimento. Altro è la gara, elemento comunque utile se lo studio è serio e approfondito; altro è la motivazione della gara anche se sponsorizzata da modelli psicopedagogi anglosassoni. Bisogna rendere lo studio più semplice, come dice Lodoli, ma non più facile e ricuperare alcune cose che ancor oggi, nonostante i guasti, sembrano eresie: la quantità dello studio, la quantità delle nozioni da apprendere (scandalo!!), l’esercizio della memoria. Alcune cose vecchie e trascurate ma, se riprese con intelligenza e non alla maniera dei laudatores temporis acti, potrebbero dare ancora frutti significativi. Questo penso e questo vi dico. Non sono sicuro di essere nel giusto, ma mi piacerebbe parlarne. Baci Cicci

  3. Gli alunni hanno sempre più bisogno di essere motivati.
    Costruire la motivazione all’apprendimento è l’elemento cardine del gioco “Chi è l’Asso?”.
    Se la motivazione è forte (e con il gioco lo è!) anche la complessità può essere affrontata e governata con successo.

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