ZERO nuove infezioni da HIV, ZERO discriminazione, ZERO morti per AIDS, questi gli obiettivi che l’Organizzazione Mondiale della Sanità vorrebbe raggiungere entro il 2015. In Italia, per la prima volta, a trent’anni dalla comparsa dell’HIV, ci sono dati sufficientemente certi sulla dimensione dell’epidemia e del suo andamento.

Viene confermata la stima di circa 4mila nuove infezioni l’anno (in effetti, la cifra potrebbe essere sottostimata, come afferma lo stesso Istituto Superiore di Sanità), circa 180 in Sicilia, con 5,8 nuovi casi di positività all’HIV ogni 100.000 residenti (ma in diverse regioni si supera l’8 per 100.000 residenti), 1.5 in Sicilia.

Nella nostra regione le nuove infezioni riguardano nella misura del 25% la popolazione straniera (nella maggior parte dei casi si tratta di donne), mentre tra i siciliani prevalgono gli uomini.

Rimane, dunque, nel nostro paese un’incidenza medio-alta, da ciò la necessità di lavorare sull’ informazione,  sulla prevenzione e sull’accesso al test.

Un primo problema nasce dalle “diagnosi tardive”. I late presenters, persone che arrivano alla diagnosi di positività all’HIV in uno stato di compromissione, inconsapevoli di avere da tempo contratto il virus, sono stati il 54 per cento delle nuove infezioni nel 2010, e il 56,4 per cento nel 2011. Un dato costantemente in aumento, che riguarda tutta la popolazione (eterosessuali, uomini che hanno rapporti con uomini, consumatori di droghe per via endovenosa).

In Italia la maggioranza delle persone si sottopone al test HIV non in seguito a un comportamento a rischio, ma praticamente per caso, o perché si manifestano sintomi di una compromissione già avanzata, o in relazione a controlli medici dovuti ad altri percorsi clinici.

Diagnosi tardiva non significa solo “non aver fatto il test”. Significa scarsa o errata percezione del rischio, e quindi mancata prevenzione. Significa avere informazioni insufficienti su una patologia che può essere evitata semplicemente: con l’uso del preservativo.

Ricordiamo che la stragrande maggioranza delle nuove diagnosi di HIV, che sfiora l’80 per cento, è dovuta a rapporti sessuali non protetti.

Inquietanti appaiono poi i dati che riguardano i bambini. Le nuove diagnosi da HIV in cui la causa di infezione è stata la trasmissione verticale, da madre a figlio, sono state 11 nel 2010 e 19 nel 2011, per un totale di 30. Sono state 39 le diagnosi per persone con meno di 15 anni (14 nel 2010 e 25 nel 2011, i figli di stranieri sono 9 in tutto), e ben 15 di queste sono state per bambini con meno di 2 anni.

Un dato allarmante e stupefacente, in un Paese in cui il test HIV dovrebbe essere ormai di routine per chi aspetta un figlio, perché i genitori possano accedere alle opportune terapie e i bimbi nascere sani.

Certo, il test è importante, ma non è prevenzione. Serve a diagnosticare l’HIV quando l’infezione è già avvenuta.

Per tutelare la salute dei cittadini, occorre rivolgersi a giovani, donne, omosessuali con un linguaggio idoneo e senza pruriti; garantire un corretto accesso alle informazioni; promuovere per e fra tutti l’uso del preservativo; parlare in maniera diretta alle fasce di popolazione più vulnerabili, invece di promuovere messaggi fumosi, per niente mirati, incompleti, paternalisti, ipocriti; affrontare pubblicamente i temi della discriminazione e dello stigma, che colpiscono le persone sieropositive e l’intera popolazione scoraggiando il ricorso a test e prevenzione.

Infine, in tempi di spending review, bisogna ricordare che un’infezione evitata fa risparmiare non solo sofferenze, ma anche denaro.

Tutto ciò è/sarà più difficile in Sicilia se continuerà a non funzionare la prevista Consulta Regionale che dovrebbe permettere il confronto fra “pubblico” e “volontariato” per individuare strategie e modalità di intervento.

Su questi temi la LILA ha incontrato il primo dicembre, in via Etnea, i cittadini catanesi: operatori e medici infettivologi hanno risposto a dubbi, curiosità, domande. E’ la prosecuzione di un’azione di volontariato che si sviluppa durante tutto l’anno, attraverso campagne di informazione/prevenzione fra i giovani, presenza – con un camper- davanti alle discoteche d’estate, l’attivazione di un centralino telefonico (help line, n° 095551017) che il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 17 alle 19, fornisce informazioni e counselling, l’attivazione di gruppi di auto-aiuto per persone sieropositive, la distribuzione di preservativi. Ma anche attraverso un progetto internazionale in Zimbabwe, volto a ridurre la trasmissione del virus da madre a figlio.

Attività svolte tutte da operatori volontari, che potrebbero essere implementate se l’Associazione disponesse di maggiori risorse. Importante, dunque, la recente asta di beneficenza che, per presenze e fondi raccolti, ha dimostrato una buona risposta della Città.

Infine, la nuova sede della LILA (via Finocchiaro Aprile, 160 CT) per le sue caratteristiche di accessibilità ( si trova a piano terra) è un’ulteriore scommessa per raggiungere più direttamente, e senza filtri, la popolazione interessata. L’invito a dare una mano è rivolto a tutti, anche un piccolo gesto, una minima disponibilità può servire.

Ieri mattina, in piazza Stesicoro, anche l’associazione Open Mind ha gestito un banchetto di informazione sull’infezione da HIV. I suoi volontari hanno esposto uno striscione provocatorio e distribuito ai passanti materiale informativo.

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