COMUNICATO STAMPA

 

Momentaneamente sospesa l’ennesima protesta dei richiedenti asilo del Cara di Mineo

Si è da poco sospesa la manifestazione di alcune centinaia di richiedenti asilo, quasi tutti eritrei, usciti stamattina dal Cara di Mineo; dopo alcune ore di blocco nella rotonda della Gela-Ct. i migranti si sono diretti verso Catania e si sono poi fermati per ore fra gli svincoli per Palagonia e Ramacca; i motivi della protesta sono

  • la disparità di riconoscimento del diritto d’asilo fra casi simili,
  • le lungaggini burocratiche dopo lunghi mesi di attesa,
  • il sovraffollamento.

Molti richiedenti asilo attendono da oltre 10 mesi il permesso di soggiorno, visti i numerosi e pretestuosi dinieghi con attese bibliche per i responsi ai conseguenti ricorsi.

A soli 2 giorni dall’incontro interetnico del 18/12 (Giornata d’azione globale contro il razzismo, snobbata purtroppo dai media) ed a 4 dall’altra protesta iniziata soprattutto da etiopi di etnia Oromo, i migranti si riprendono la parola per denunciare le disumane condizioni di vita a cui sono costretti ed esprimono il loro diritto a essere soggetti attivi.

E’ di una gravità inaudita l’indifferenza con cui si affronta la situazione del Cara di Mineo, i migranti “ospitati” sono solo oggetto del business alle loro spalle, parcheggiati a tempo indeterminato, in un luogo in cui il primo centro abitato è ad oltre 10 Km, preda di chi li sfrutta nelle campagne per 15/20 euro al giorno; quando poi i migranti, che hanno per legge diritto, dopo soli 35 giorni di permanenza, ad un permesso di lavoro (anche per ricerca lavoro) di 6 mesi, protestano, la loro tragedia umana diventa solo un problema di ordine pubblico da risolvere con la repressione e c’è chi è subito solidale con le forze di Polizia e richiede un’ulteriore militarizzazione dei nostri territori.

Era prevedibile che il Cara di Mineo, che segrega oltre il 40% (oltre 2700 su 1800) in più di persone previste, di nazionalità diverse (alcune anche in conflitto) e di religioni a volte contrastanti, potesse diventare ingestibile, ma l’ex ministro leghista Maroni aveva bisogno di riverniciarsi con la pseudo-accoglienza, dopo la vergognosa esperienza di Lampedusa dell’anno scorso.

L’attuale governo è in sostanziale continuità con il precedente, incurante della dilapidazione d’ingenti risorse pubbliche ( 6 milioni di euro l’anno solo per l’affitto del residence degli aranci alla Pizzarotti spa di Parma).

Denunciamo che il Cara di Mineo, luogo di profonde sofferenze (8 manifestazioni di protesta all’esterno e numerosi casi di tentato suicidio), ha rubato oltre un anno di vita a migliaia di migranti che avrebbero potuto usufruire subito, in caso di diniego della richiesta d’asilo, di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, soprattutto a quelli che provenivano dalla guerra in Libia (l’85% delle operazioni belliche provenivano da Trapani Birgi e da Sigonella), così come è avvenuto negli anni scorsi a chi fuggiva dalla guerra in Afghanistan ed Irak.

Con la metà del denaro pubblico dilapidato si sarebbero potute accogliere, moltiplicando i progetti SPRAR (Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), altrettante persone in piccoli e medi paesi, favorendo il loro progressivo inserimento sociale e lavorativo, con positive ricadute nelle disastrate economie locali.

Nelle prossime settimane continueremo a richiedere la chiusura del Cara della vergogna ed in alternativa proponiamo di moltiplicare i progetti SPRAR nei paesi limitrofi, invitando le associazioni solidali, gli Enti Locali e soprattutto i migranti a costruire insieme il percorso.

20/12/2012 Rete Antirazzista Catanese

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