Una lega di stagno e piombo saldata su uno scheletro di fil di ferro zincato è in prevalenza il materiale usato da Mimmo Scuderi, artista autodidatta che ha esposto le sue sculture qualche giorno addietro a Sant’Agata Li Battiati.

Nato nel 1956 e cresciuto a Catania ha manifestato sin da ragazzo passione soprattutto per la scultura, ma si è proposto anche con opere pittoriche a tecnica mista. Utilizza anche rame, zinco, terracotta e vetroresina per realizzare opere originali che riescono a trasmettere sentimenti ed emozioni attraverso materiali comunemente ritenuti “freddi”.

“Forgiare la materia immergendomi in essa, realizzando sculture, è un atto terapeutico che mi dona forza, energia, salute. E’ meditazione, è fare silenzio dentro di me per far posto alla percezione pura delle cose e alle rappresentazioni della mia anima, in assenza di pensiero, che prendono miracolosamente forma”.

Per un periodo della sua vita ha interrotto la sua ricerca artistica per dedicarsi agli studi di medicina. Ha partecipato a mostre collettive non solo nella nostra isola, ma anche a Torino, Arezzo, Reggio Calabria.

Appartenenza è il mio sentimento, forse un po’ confuso e a volte rinnegato, verso una terra ed una cultura che mi accorgo di amare profondamente. Una terra e una cultura che, qualche volta, sento anche estranea con le sue forti contraddizioni. E’ amore e passione, è venerazione e contemplazione ma è anche risentimento e rancore con la tentazione di tradire e fuggire… Prevale comunque sempre il desiderio di partecipare a questa “sicilianità” che sento al contempo santa e maledetta, cercando fra le piccole cose quotidiane il senso di tutto per essere e sentirsi dentro un mondo senza confini”.

A conclusione della mostra Mimmo ha voluto ringraziare quanti accolto l’invito a visitare la sua mostra e lo ha fatto con queste parole: “la cosa più bella, al di là della vanitosa “promozione individuale” di me stesso, è stata l’occasione di incontrare gli altri in modo diverso. Sono stati momenti di confronto, di comunicazione profonda e anche di ascolto e di accoglienza. È stato un riscoprirci “persone” al di là di un rapporto sterile di semplice conoscenza. Mi sono accorto che basta un’ occasione di incontro diversa dalla giocata a carte o dalla routine quotidiana, perchè avvenga un piccolo miracolo: si è realizzato il silenzio, quello che facciamo dentro di noi quando siamo capaci di ascoltare e nell’ascolto acccogliamo l’altra persona in un rapporto empatico che non è finalizzato a chissà quale manipolazione diabolica ma ad una semplice e sana curiosità e voglia di capire o semplicemente sentire la piccola “verità” di cui ognuno di noi è portatore e custode.

“In questi tre giorni ci siamo incontrati, sia uomini che donne, riscoprendo e stimolando il nostro lato femminile, perché quando si parla di silenzio, di ascolto, di accoglienza parliamo di “femminilità”, un dono che noi “maschi” spesso dimentichiamo di avere o addirittura abbiamo vergogna e paura di scoprire!

Ci siamo confrontati attraverso la ‘conoscenza’, non quella intellettuale della logica lineare (di carattere maschile) ma quella che è sintesi e che va al cuore delle cose e anche oltre, in una parola la conoscenza femminile, l’unica che è capace di comprendere anche l’imponderabile e l’indefinibile! Grazie a tutti!”

Proponiamo le foto per coloro che non hanno potuto visitare la mostra.

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2 Responses to “Fil di ferro d’arte”

  1. complimenti collega!!!!!!!!!

  2. bravo, anch’io sono autodidatta, vorrei provare qualcosa di diverso, ma non mi scollo dalla carta. Sarà una questione di maturità? boh

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