Torniamo a parlare della società Buy2Build e del Lido Tribeach che potrebbe non riaprire i battenti all’inizio della prossima stagione balneare, dopo aver esordito nella stagione scorsa pur essendo privo, se non altro, di alcuni dei permessi richiesti e dopo aver subito la revoca della concessione precedentemente accordata dal Demanio.

Una vicenda ingarbugliata, dunque, che potremmo considerare paradigmatica del funzionamento di alcune istituzioni, con pareri contraddittori, concessioni date e poi revocate, autorizzazioni mancanti e obblighi non osservati, ricorsi e persino richieste di accesso agli atti -avanzate da Argo- andate perdute.

Proviamo a rendere conto ai nostri lettori delle ricerche compiute da Argo-segugio pubblicando oggi, dopo i documenti relativi al contenzioso con il Comune, quelli chiesti e ottenuti dall’Ufficio del Demanio Marittimo di Catania, aggiungendo ulteriori tasselli al mosaico delle vicissitudini che hanno caratterizzato la nascita dell’ultimo lido del nostro lungomare.

DOCUMENTI del DEMANIO MARITTIMO:

Nel febbraio 2010 la ditta Buy2Build richiede e ottiene, dal Dipartimento Ambiente della Regione, di cui il Demanio Marittimo è uno dei Servizi, la concessione di 772,90 mq di area demaniale marittima su cui intende montare un solarium in legno, parte di uno stabilimento balneare da realizzare su un’area privata di 3.039,00 mq, adiacente a quella demaniale.

Parallelamente, infatti, la ditta chiede l’autorizzazione a realizzare (sull’area privata, vincolata) il suddetto stabilimento, con strutture e manufatti “aventi caratteristiche di precarietà”.

Concessione e autorizzazione vengono accordate nel maggio del 2012, dopo aver acquisito i pareri positivi degli organismi competenti, dai Vigli del fuoco al Genio Civile, dalla Sovrintendenza alla Direzione Urbanistica del Comune. Ci sono voluti due anni per avere questi pareri, evidentemente molto ‘sofferti’, come già abbiamo visto esaminando i documenti dell’Ufficio Urbanistica da noi pubblicati a luglio.

L’area demaniale viene concessa per la durata di 42 mesi (dal 1 giugno 2012 al 31 dicembre 2015), con un canone complessivo di circa ventimila euro (per l’esattezza 20.170,22) e la precisazione che l’uso sarà stagionale, dall’uno giugno al 30 settembre di ogni anno.

A conclusione della stagione, “l’area dovrà essere sgombrata e lasciata libera” (punto 7), il concessionario dovrà comunicare l’avvenuto smontaggio e “dovrà avere cura che non rimangano residui e/o materiali di risulta di qualsiasi tipo sull’area demaniale concessa” (punto 21 e 22).

Alla data di scadenza o in caso di revoca, la ditta dovrà “sgombrare a proprie spese l’area occupata, asportando i manufatti impiantati” e riconsegnarla “nel pristino stato all’Amministrazione Regionale”. Un ripristino comunque impossibile viste, se non altro, le alterazioni della flora preesistente.

Quanto questa prescrizione sia stata rispettata ciascuno può verificarlo direttamente sul posto o guardando le foto scattate da Argo. Così come tutti possiamo constatare che lo smontaggio a fine stagione non viene praticato in modo integrale neanche dalle altre strutture stagionali del lungomare.

Tra gli obblighi previsti dalla concessione c’è anche quello di richiedere e ottenere -prima dell’avvio dei lavori- autorizzazioni e ‘nulla osta’ delle altre amministrazioni, in particolare dell’Ufficio Urbanistica del Comune, non sostituibili con una dichiarazione di inizio di lavori, che invece il responsabile della Buy2Build ritiene sufficiente per cominciare i lavori, non ottemperando così alla condizione richiesta.

Un altro vincolo è quello imposto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania: la recinzione non deve superare il metro e quaranta centimetri “per mantenere priva di ostacoli la fruizione e percezione dell’aspetto panoramico e paesaggistico”. Si tratta già di un compromesso, perché la barriera che separa dal mare ci sarà comunque, ma la Buy2Build non si accontenta e decide di non rispettare quest’obbligo.

A complicare le cose, come Argo ha documentato, il 12 giugno arriva la diffida del Comune, un atto piuttosto contraddittorio rispetto alle posizioni precedenti, più morbide e tendenti al compromesso, tanto da aver convinto la ditta a modificare via via il proprio progetto.

Si tratta comunque di una nota ufficiale, che fa venir meno il parere positivo del Comune ed induce il Demanio Marittimo a revocare, in data 17 agosto, sia l’autorizzazione (che riguarda l’area privata) sia la concessione dell’area demaniale.

Già l’uno agosto l’Ufficio del Demanio aveva comunicato alla Buy2Build l’avvio del procedimento di revoca, per consentire alla ditta di presentare le proprie controdeduzioni, giudicate però non “esaustive e rispondenti agli interessi pubblici”.

Le motivazioni della revoca si possono così sintetizzare:

  • la ditta non ha richiesto al Comune le necessarie autorizzazioni, in modo particolare quella edilizia, ricevendo dalla Direzione Urbanistica anche una ‘diffida’
  • dal certificato di collaudo presentato dalla società e dal verbale di sopralluogo dei funzionari del Demanio sono risultate difformità tra la struttura realizzata e il progetto presentato
  • la recinzione con rete metallica (tipologia peraltro non prevista) e le porte di accesso ‘vetrate’ sono state realizzate ignorando il limite di m 1,40 prescritto dalla Sovrintendenza e ribadito dalla Direzione Urbanistica.

Nonostante la revoca, però, il lido ha funzionato fino a tutto settembre. Perchè? Le bocce son rimaste ferme in attesa del pronunciamento del Tar?

La Buy2Build ha, infatti, fatto ricorso avverso la Sovrintendenza chiedendo l’annullamento della prescritta altezza della recinzione e il Tar ha ritenuto di dover sospendere -in un primo momento fino al 5 settembre e poi fino al 30- l’efficacia del provvedimento impugnato, rimandando la trattazione di merito al 13 febbraio. Come dire, portate a compimento la stagione e poi se ne parla.

Presso il Tar sono fermi anche altri ricorsi, presentati sempre dalla Buy2Build sia contro il Comune sia contro il Demanio Marittimo, per i quali però non è stata fissata alcuna udienza.

Forse nessuno ha il coraggio di smuovere le acque, neanche lo stesso Demanio, che sarebbe tenuto, revocata la concessione, ad imporre “lo sgombero e la riconsegna dell’area demaniale concessa”, provvedendovi anche d’ufficio “in danno”, cioè recuperando le spese dal concessionario o rivalendosi sulla vendita dei materiali.

Nel frattempo non sono mancati interventi imprevedibili e veri e propri voltafaccia da parte dell’Ufficio Urbanistica del Comune, di cui vi renderemo conto non appena avremo finalmente la possibilità di visionare e avere copia conforme di alcuni documenti a cui abbiamo chiesto accesso. Per adesso la nostra domanda girovaga non si sa bene in quali faldoni o scrivanie. Ci dicono che non si trova. Vedremo di farla riapparire, visto che abbiamo la ricevuta.

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One Response to “Lido Tribeach, Argo continua ad indagare”

  1. Ma la scogliera ce la restituiscono?

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