E adesso tocca a piazza Nettuno! Approfittando dello stato di abbandono in cui versano piazze e coste della città, di cui l’amministrazione comunale non si occupa neanche per garantire un minimo di pulizia, è iniziata di fatto una corsa all’accaparramento e all’uso per fini privati. Sotto tiro soprattutto la zona del lungomare che, per il suo pregio unico, meriterebbe ben altra valorizzazione.

Per esempio, in una piazza grande, trascurata e a tratti pericolante come piazza Nettuno, che rimane tuttavia affacciata su un paesaggio di incredibile bellezza, perchè non farci un bel chiosco? Un chiosco di 15 mq, per realizzare il quale si chiede tuttavia una concessione demaniale di 100 mq, per i tavolini. Un chiosco con una “struttura funzionale di alta qualità ed elevata modularità” ed “un elegante richiamo allo stile classico”, come leggiamo nella relazione tecnica che accompagna gli elaborati progettuali.

Eh sì, perchè questo chiosco non è immaginario, anche se non è ancora reale. Il progetto, redatto dall’arch. Angelo Sapienza, è stato presentato dalla società Nuova Epoca, di cui è legale rappresentante Giovanni Vasta, già assessore della giunta Scapagnini.

Potrebbe essere realizzato a breve, se le pressioni per ottenere permessi e concessioni avranno un esito positivo, come in parte è già accaduto. Pressioni per vincere la resistenza che viene opposta non dalla inerzia o cattiveria di alcuni ‘burocrati’, ma dalla volontà di rispettare le norme in vigore, che pongono dei limiti che andrebbero (il condizionale è d’obbligo) rispettati.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’analisi dei documenti attualmente in possesso di Argo, ottenuti, come altre volte, mediante richiesta di accesso agli atti.

Analizziamo in particolare la scheda istruttoria del progetto, in cui il responsabile del procedimento, geom. Salvatore Barbagallo, dopo aver preso in esame la documentazione (che comprende la concessione del suolo demaniale marittimo, il parere positivo della ASP e della Direzione Ecologia e ambiente del Comune, il nulla osta della Sovrintendenza e naturalmente il progetto e la relazione tecnica), annota qualcosa di interessante.

Nelle Osservazioni scrive infatti: “La realizzazione di chioschi di vendita nello strumento urbanistico vigente è possibile solo se l’area ricade in zona di ‘Verde pubblico’, art.22 delle norme di attuazione del PRG. Si chiarisce che non esistono altre zone dove è prevista la realizzazione di chioschi di vendita”. E pertanto, a conclusione dell’istruttoria, Barbagallo esprime un “parere contrario (sottolineato, nel documento) all’intervento proposto”.

E questo perchè nella prima pagina della scheda, sotto la voce “Zonizzazione di PRG” si legge: “Per la destinazione urbanistica dell’immobile si riporta l’annotazione di PRG: Sede stradale“.

Niente considerazioni particolari, quindi, ma un parere asciutto, in cui si fanno valere le norme vigenti. La zona in cui dovrebbe sorgere il chiosco è identificata, nel Piano regolatore, come sede stradale e i chioschi si possono realizzare solo in zone di verde pubblico: il chiosco in piazza Nettuno non si può fare.

Ma la cosa non finisce lì e la scheda istruttoria riserva una sorpresa, contenuta nell’Approfondimento: una nota scritta a mano dal dirigente del Servizio attuazione delle Pianificazione, avv. Francesco Gullotta.

“Visto quanto sopra e il quadro generale delle norme e delle prescrizioni secondarie, trattandosi di area di proprietà demaniale marittima regionale, si rilascia comunque nulla osta positivo”.

Sulla base di questo ‘nulla osta’ da lui stesso rilasciato, contro il parere del responsabile del procedimento, viene quindi firmato, dallo stesso Gullotta, il provvedimento di autorizzazione (17 luglio 2012).

Perchè nella sua nota autografa il dirigente specifica che il parere positivo è dato “viste le prescrizioni secondarie“? A cosa si fa riferimento? E perchè motivare il proprio consenso con un “trattandosi di proprietà demaniale marittima regionale”, quando proprio il demanio è tenuto a chiedere e ad ottenere il parere e le autorizzazioni dell’ammministrazione comunale?

Sono soltanto alcuni degli interrogativi che si possono porre e noi abbiamo intenzione di porli allo stesso dirigente dell’Ufficio Attuazione della Pianificazione.

Analizzando poi il progetto, emerge anche una contraddizione tra i 15 mq di ampiezza del chiosco, indicati nella relazione e nella planimetria generale, e i 35 mq indicati nella pianta. Quali sono le dimensioni reali previste per il chiosco?

Ma non è ancora tutto. Argo attende infatti di avere accesso ad altri documenti relativi al progetto del chiosco e ve ne darà conto affinchè la cittadinanza possa conoscere e valutare.

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10 Responses to “Suolo pubblico e chiosco privato”

  1. …i”segugi” di argo sono davvero strepitosi !!! bravi : continuate così !

  2. l’unica cosa da fare è quella di presentare una denuncia per reato ambientale alla locale procura della repubblica con richiesta di qualche misura cautelare per evitare che il suolo pubblico cada nelle mani di privati amici di assessori o consiglieri.Mi permetto adesso di consigliare a Città Insieme ed a Legambiente di organizzare un piccolo convegno sui reati ambientali oerchè trattasi di materia sconosciuta a giudici e ad avvocati penalisti. A Catania l’unico specialista in materia è il prof. Grassoi cui ho fatto esplicita richiesta di intervenire in un incontro del genere.

  3. Maria Lucrezia Taormina
    gennaio 21st, 2013 at 13:28

    Non mi piace per nulla……ci stanno togliendo gli spazi pubblici…..
    Ma nessuno dice nulla?!?!….
    non ho potuto partecipare all’ultima riunione dei giovani di Cittàinsieme del 10 c.m.(anche se ormai giovane non sono più!)..dove dovevano discutere anche sulla “sorte”della piazza A.Lincon…ed invece oltre a non aver altre nuove…in questi gg leggo soltanto di altre piazze che stanno per esser inserite in questi strambi progetti,oltre alla “cara piazza Lincon”…..

  4. cara maria Lucrezia Taormina, ho l’impressione che più gridiamo più i beni pubblici vengono affidati nella mani di privati che invece di migliorarli li destinano a loro uso e consumo. Le piazze, le spiagge, gli scogli , le strade non si possono occupare. Bisogna denunciare alla Procura della Repubblica gli autori di questi misfatti. Ho l’impressione che in tema di reati ambientali tutto finisce a tarallucci e vino. Non si può lasciare nelle mani di avidi speculatori il suolo pubblico. Nessuno può recintare una piazza. Bisogna essere vigili e attivi. Capito ?

  5. Danilo Pulvirenti
    gennaio 21st, 2013 at 22:10

    Vi Segnalo qusta mia riflessione, complimenti per il lavoro che fate!

    http://blog.ctzen.it/impattoze.....pubbliche/

  6. Rita Fazzina Kalvo
    gennaio 22nd, 2013 at 16:34

    L’impossibile che diventa possibile! Riesco a immaginare la costa nascosta dal chioschetto, a pianta ottagonale sia ben chiaro, incluso il bidone bianco un po’ unto e le cartazze dei gelati. Nulla osta!

  7. Sappiamo tutti bene che le amministrazioni sono carenti di liquidità e se un uso privato del suolo pubblico porta denaro e lavoro non vedo cosa ci sia di male. In questo momento la piazza è transennata da alte ed antiestetiche barriere d’alluminio che disturbano la visione del panorama inoltre, se già siamo perfettamente abituati a squallidi ambulanti che la invadono occupandola abusivamente, alle cartacce e ai bidoni strapieni mai svuotati, perché sdegnarsi per un chiosco di bibite legalmente riconosciuto, esteticamente piacevole, prerogativa e vanto esclusivo della NOSTRA città?
    Quel che si deve fare non è impedirne la costruzione ma vigilare che tutto sia fatto bene, che non ci siano controindicazioni per la sicurezza di chi ci lavora e dei relativi fruitori, scegliere una spazio che non ostruisca lo sguardo….. praticamente trovare il giusto compromesso. Solo così Catania potrà ritrovare i suoi antichi splendori di città d’arte e di lavoro.

  8. non sono certo, sto facendo una personale ricerca. a prescindere dal merito, credo che il provvedimento sia leggittimo.
    mi riservo di ulteriore commenti.

  9. Circa 20 anni fa il Comune di Catania, Assesorato al Commercio, fece spostare le giostre che si trovavano lato mare di Piazza Nettuno facendole porre sul lato verso l’interno (dove sono attualmente) e ciò al fine di liberare la vista verso il mare.
    Paradossamlmente adesso, col parere della Soprintendenza, gli spazi verso mare si stanno “civilizzando” ponendo chioschi, lidi e giostrine!
    Siamo tornati indietro, nella nostra evoluzione culturale, di oltre 20 anni!

  10. Scusate, ma il chioschetto era stato collocato almeno da qualche mese e mi chiedevo appunto a cosa fosse destinato.
    Da qualche giorno l’ho visto smontare ed adesso non c’è più.
    Passando ogni giorno dalla zona dell’aeroporto, al villaggio santa maria goretti avevo visto costruire un chioschetto meno elegante ma, debbo ritenere, altrettanto abusivo: per la cronaca, anche questo risulta smontato ed abbandonato.
    Non mi sembra molto difficile accorgersi di costruzioni strane: basta aprire gli occhi.

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