Per non dimenticare, per non offendere mai più la dignità umana, contro ogni sterminio fisico e ideologico. Per commemorare le vittime del nazismo e preparare la Giornata della Memoria che si celebra oggi, 27 gennaio, qualche giono fa nel salone della Libreria Feltrinelli di Catania ha avuto luogo il reading teatrale “Ho obbedito solo agli ordini”.

Ricordando la Shoah e tutti coloro che, a rischio della propria vita, si sono opposti al progetto di eliminazione di un intero popolo, quello ebreo, quattro allieve del Laboratorio di Arte Drammatica del Teatro del Molo 2 hanno letto brani da due libri molto diversi tra loro: “Il Diario” di Etty Hillesum e “Lasciami andare, madre” di Helga Schneider.

Come ha spiegato il curatore della performance, Gioacchino Palumbo, il Diario di Etty ci descrive la progressiva crescita interiore della giovane ebrea olandese, che attinge forza morale da una sua personalissima religiosità, fino a diventare “il cuore pensante” della baracca del campo olandese di smistamento, dove vive prima della deportazione definitiva a Birkenau.

Nel secondo testo, invece, si assiste al movimento inverso, una disumanizzazione progressiva di sé stessi che porta a non riconoscere più l’umanità degli altri. Qui una figlia rivede per la seconda ed ultima volta la madre, che l’ha abbandonata all’età di 4 anni per andare a lavorare come sorvegliante ed aguzzina a Birkenau.

Si alternano nella lettura dei brani del “Diario” due giovani attrici, ma Etty, giovane ebrea olandese, non merita il compatito lamento che traspare dalle loro voci! Perché lei, che vede la sua vita “restringersi ogni giorno di più”, piegata ad ogni sorta di umiliazione, nonostante tutto trova questa vita “bella e ricca di significato ogni minuto”.

In Etty, che non è mai stata un’ebrea osservante, l’ironia tutta ebraica, che si manifesta nelle sventure, brilla in mezzo ad un dolore pienamente accettato, ed integrato in una vita interiore ricca di significato: “sono in grado di sopportare tutto” e “mi sento crescere dentro dolcezza e fiducia”, “ogni giorno ho coscienza del bene che c’è stato nella mia vita”.

L’arte del dolore è quella che gli ebrei hanno imparato fino in fondo “nei campi di battaglia, verdi di veleno” di tutte le strade d’Europa, ma c’è anche il gelsomino, che cresce accanto alla finestra, sciupato dalla pioggia, completamente rovinato, che “continua nonostante tutto a fiorire indisturbato … da qualche parte dentro di me … esuberante e tenero come sempre”.

Le parole di Etty Hillesum affascinano e conquistano e ancora oggi sono un balsamo per i cuori stanchi e amareggiati; proprio quello che lei desiderava che fossero.

All’ascesa mistica del “cuore pensante”, si oppone come un pugno allo stomaco la discesa agli inferi di un’anima senza pietà nè rimorsi.

Siamo al secondo libro: abbandonati il marito e due figli in tenera età, la madre, protagonista di un dialogo madre-figlia che viene recitato da altre due attrici, ha scelto di entrare a far parte del corpo delle SS di Himmler e viene mandata a Birkenau,  dopo avere lavorato nel campo di Ravensbruck, dove solo “le più dure, le più coriacee” sono destinate. E a ben vedere, perché venivano effettuati atroci esperimenti su cavie umane: venivano legate ai tavolacci donne inermi mentre loro, le “dure e coriacee” assistevano impassibili agli esperimenti crudeli effettuati in nome della Scienza e per il bene dell’Umanità.

“Tu preferivi il potere, e che miserabile potere, madre!”. Ai suoi doveri di madre questa donna ha preferito i doveri nei confronti del partito nazista, sui valori dell’amore e della compassione hanno prevalso la fedeltà e l’obbedienza ad un’ideologia feroce.

La madre, che ha sceso ad uno ad uno i gradini verso la disumanizzazione totale di sé stessa, risponde imperturbabile alle domande angosciate della figlia e nulla farà vacillare la sua certezza di avere agito bene, secondo i principi che le erano stati inculcati nel corso di un duro, disciplinato addestramento. E a suo modo ha perfettamente ragione, ha agito con fedeltà e coerenza, ha “solo obbedito agli ordini”.

Forse il regista avrebbe potuto invertire la lettura dei brani dei due libri e lasciarci andare a casa con il ricordo, nelle orecchie e nel cuore, delle parole di Etty… “In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia”.

Perché non c’è solo l’inferno su questa terra, ma c’è una parola carica di speranza, grazia, amore e fedeltà. Ed esseri umani che la vivono e la proclamano a noi tutti.

Be Sociable, Share!

Tags: , ,


One Response to “Alla Feltrinelli per ricordare la Shoah”

  1. Rosario Mangiameli
    gennaio 28th, 2013 at 01:39

    Cari Amici di Argo, oggi 27 gennaio nella sede di Libera avverrò la
    prima riunione di ANED Siciiia, Associazione Nazionale ex deportati
    nei campi di sterminio nazisti. Questa nuova sezione si apre in
    ricordo di un nostro amico ex deportato, il partigiano Nunzio Di
    Francesco, scomparso nel 2011 e molto attivo nel ricordare ai più
    giovani la vicenda della deportazione, NUnzio scrisse e pubblicò anche un bel libro dal titolo Il costo della libertà.
    Ricordiamo con lui tutte le categorie di deportati: Antifascisti,
    pacifisti, zingari, ebrei, omosessuali, criminali comuni, testimoni di Geova, disabili, dissidenti politici. Un caro saluto a tutti voi

Lascia un commento

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>