Il Sud delle clientele, il Sud degli affari con la mafia, il Sud che, quando arrivano i soldi, sa già con chi spartirli… Questo Sud ha però acceso un lumicino alla fine del tunnel dei disperati e rassegnati e ha scoperto avamposti di ribelli pacifici, pronti a “creare” cose e iniziative nuove e a lottare per imporle.

I sintomi di questo risveglio ce li ha narrati il giornalista e scrittore Paolo Brogi che, insieme a Pinella Leocata e Antonio Presti, ha presentato il suo libro, “Uomini e donne del Sud”, Imprimatur editore, in un incontro organizzato da ‘Città insieme’.

Si tratta di 28 piccoli racconti, “ritratti di vite straordinarie e dell’orgoglio meridionale”, come scrittto nel sottotitolo.

In essi c’è la storia del giovane pugliese, con un ottimo lavoro a Londra, che lascia il suolo inglese perché intenzionato a rilanciare il “pallone di Puglia”, un tipo di caciocavallo conosciuto sin dal 1800, che riesce a far inserire tra i prodotti tradizionali della regione.

In Calabria, dopo l’uccisione di alcune donne, colpevoli di aver denunciato i delitti della ‘ndrangheta, ci sono ora quattro “sindache” sotto scorta che, anche se minacciate, tentano di contrastare la società mafiosa.

Nel 2011 Mimmo Lucano, di Riace, è stato decretato miglior sindaco del mondo e il regista Wim Wenders gli ha dedicato un documentario, presentato al festival di Berlino. Il merito di Lucano è stato quello di ripopolare il suo paese con i migranti provenienti dal Nord Africa, cui ha offerto case e opportunità di lavoro. Il sindaco ha sensibilizzato i cittadini all’accoglienza degli stranieri, ha fondato l’associazione “Fare futuro-don Puglisi”, ha incoraggiato l’artigianato, ha riaperto la scuola comunale, è riuscito a farsi sovvenzionare dalla Protezione Civile, anche se gli aiuti, a tutt’oggi, arrivano a gocce.

Il modello Lucano è stato poi copiato da 40 piccoli comuni calabresi ed è ora ripreso dal nuovo sindaco di Lampedusa, Giusi Maria Nicolini.

Accanto a queste esperienze, il libro di Brogi racconta anche l’iniziativa dello IAM (Istituto per l’Agricoltura Mediterranea), che ha scoperto una profilassi contro il punteruolo rosso, distruttore delle palme. All’Istituto si sono rivolti ministri dell’Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, mentre in Italia nessuno sapeva niente.

Si parla inoltre della “notte della taranta”, del Movimento contro la privatizzazione dell’acqua in Sicilia, dei maestri di strada di Napoli, della Tv delle “fimmine” nella Locride, degli “avvistatori di fuochi” (quelli dei rifiuti tossici bruciati dalla camorra) di Afragola, della cooperativa “coppole storte” di San Giuseppe Jato che ha già diffuso 150.000 esemplari di coppole, servendosi solo di 15 lavoratrici.

Nel libro ci sono ancora altre interessanti esperienze, ma sarebbe lungo elencarle tutte.

In chiusura, ricordiamo solo che, nell’incontro di “Città insieme”, Antonio Presti ha parlato dell’impegno di “Fiumara d’Arte” nel quartiere Librino di Catania (Porta della Bellezza, Rito della Luce), sottolineando che il Sud può cambiare solo se abbandona la politica del chiedere e del prendere e vi sostituisce quella del dono, del rispetto e della dignità.

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One Response to “Uomini e donne che riscattano il Sud”

  1. ma è mai possibile che per criticare il piano regolatoire di Catania sono presenti solo sette piccole assoiciazioni mentre il gran pubblica corre a sentire Grillo e non si indigna per la promessa di sanatoiria delle costruzioni abusive fatta dal cavaliere?

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