Argo si avvale da oggi della collaborazione di Nello Pappalardo, docente, critico teatrale, musicale e sportivo che ha scritto in passato per varie testate giornalistiche. Ci condurrà per mano nel mondo della musica, del teatro e del calcio. Ecco un primo flash su un gruppo musicale catanese la cui fama ha già varcato i confini dell’isola.

Una formazione musicale tutta al femminile. Il che, detto così, potrebbe far intendere che ci stiamo occupando di un ensemble che ha la sua cifra nell’appartenenza al “gentil sesso” delle sue componenti. Niente di più sbagliato. Sarebbe assolutamente riduttivo e non renderebbe giustizia al Broken Consorts.

La violinista Cinzia Condorelli, la cantante Francesca Laganà, la violoncellista Natalina Messina, l’arpista Angela Minuta e la flautista Loredana Sollima – qui l’ordine alfabetico è d’obbligo – sono delle gentili, brave e, il che non guasta, graziose signore catanesi per le quali la musica è una seria professione sia dal punto di vista concertistico che da quello didattico.

E non hanno preclusioni di sorta, né si fan condizionare da istanze pseudo-ideologiche, quando si ritrovano a farsi accompagnare da un “maschio” alle percussioni. Che una volta si chiama Giuseppe Finocchiaro, un’altra Riccardo Gerbino, un’altra ancora Carlo Minuta.

Il loro direttore musicale è, comunque, un’altra donna, Carmen Failla, che spesso scrive per loro, esaltandone le doti personali.

Il loro assunto fondamentale è quello di fare musica, dell’ottima musica, stando insieme. Lo dichiara in maniera limpida il nome che si sono imposto e che è stato mutuato dal linguaggio musicale, Broken Consort, vale a dire ensemble che usa una strumentistica varia, proveniente da diverse famiglie.

“Con Cinzia e Natalina ci conosciamo praticamente da quando siamo nate – ci dice Angela Minuta, dopo essersi allontanata dalla sua arpa, strumento che lei ama visceralmente e che suole magnificare con contagioso entusiasmo -, siamo cresciute insieme. Bambine, giocavamo dietro le quinte del Teatro Massimo Bellini, mentre i nostri genitori erano al lavoro”. Se la famiglia Minuta ha fornito, nel tempo, numerosi strumentisti al sodalizio, il padre della Condorelli ne è stato dirigente, quello della Messina corista.

Le tre strumentiste contattano la Laganà e la Sollima – la prima fa parte di una famiglia che ha dato al Teatro un regista e un regista-scenografo, la seconda, fin da giovanissima docente di educazione musicale e di strumento nella scuola pubblica, ha un curriculum sostanzioso, come tutte le altre.

Anche loro vecchie amiche, ne conoscono le qualità artistiche, quindi le coinvolgono in questo progetto che è già intrigante per ciascuna di loro e che non mancherà di coinvolgere un uditorio sempre più vasto. “Può sembrare banale – aggiunge Loredana Sollima – ma la nostra è una forte amicizia, che ci consente di straniarci dalla realtà per raggiungere un effetto taumaturgico, che ci fa star bene e nel quale coinvolgiamo il nostro pubblico, comunicandogli le nostre stesse emozioni”.

Dopo il debutto avvenuto “all’alba del nuovo secolo”, partecipano a numerosi concorsi e manifestazioni, facendo conoscere una musica che, partendo da suggestioni medievali, senza abbandonare la matrice squisitamente classica, sconfina nella tradizione etnomusicologica e la restituisce in un prodotto pieno di suggestioni.

Inizia così una lunga serie di concerti e di spettacoli in ogni parte d’Italia, con lusinghieri risultati, supportata dalla pubblicazione di quattro ciddì, “Antiche danze”, “Carolan’s dream”, “Tanaurpi” e “Broken Consorts Live at Ognina”.

Brani della tradizione irlandese o scozzese stanno accanto ad una bella ninna-nanna siciliana, mediate dalla voce di Francesca Laganà che ben s’adagia sul tappeto sonoro approntato dalle altre: il perfetto amalgama degli archi di Cinzia Condorelli e Natalina Messina si sintonizza sulle note del flauto di Loredana Sollima, e con le corde pizzicate da Angela Minuta. E la magia si realizza.

Nello Pappalardo

 

 

 

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One Response to “Broken Consorts, ed è magia”

  1. Un ritrovato splendore siciliano ! C’è da sperare…

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