“Sono molto emozionato, mi stanno telefonando da vari punti della città per dirmi che sembra di essere tornati indietro di vent’anni, il fercolo procede in maniera spedita, in via Plebiscito non si vedono torcioni…”. Ce lo dice Renato Camarda, presidente del ‘Comitato per la legalità nella festa di sant’Agata’, con cui ci mettiamo in contatto la sera del 4 febbraio, con la processione ancora in corso.

Anche la stampa locale sottolinea il comportamento più composto dei fedeli, il richiamo allo spirito religioso della festa (“Il cordone sia luogo di preghiera e non di schiamazzi”, ha detto Barbaro Scionti, parroco della cattedrale), i tempi rapidi della processione, addirittura in anticipo sul programma.

Altre fonti, ad esempio le foto pubblicate da Ctzen, dimostrano che gli strappi ci sono stati e che alcuni cerei, anche di grandi dimensioni, sono stati accesi e portati in giro anche il giorno 4, con evidenti scie di cera lungo le strade, contravvenendo l’ordinanza municipale che impone l’accensione solo in luoghi prestabiliti  (via Dusmet, Fontana S.Agata; piazza Stesicoro, lato ovest; piazza Cavour, lato sud-ovest).

Sul web circola anche un video che riprende la rissa scoppiata alla pescheria tra i conducenti della candelora dei pescivendoli e di quella dei fruttaioli, un episodio che non va ridotto a ‘colore locale’. Il dato preoccupante non è che, nella calca, qualcuno sia venuto alle mani, ma che emerga, da spezzoni di frasi, la conferma dei giri di scommesse relative ai tempi di sollevamento del “cereo”, di cui hanno parlato i pentiti all’interno del processo sulle infiltrazioni mafiose nella festa di sant’Agata.

Complessa la situazione del giorno 5, con la processione che ricomincia ad avanzare lentamente, i torcioni accesi dappertutto, la calca dei devoti e le bancarelle, più o meno abusive, che invadono i marciapiedi.  E poi ‘l’isola’ di piazza Cavour: uno spazio di serenità e di raccoglimento, con un numero più contenuto di persone e gli applausi alla Santa al posto dei ‘fuochi’ (questo non per volontà del ‘Comitato per la legalità nella festa di sant’Agata’, ma solo perchè le tasche del Comune sono vuote e non si riescono a rimediare neanche le transenne per garantire la sicurezza).

A mantenere sotto controllo la situazione ha contribuito certamente la presenza più massiccia delle forze dell’ordine, a piazza Cavour e altrove. Ma al Borgo la Santa è arrivata comunque alle 5 del mattino. E alle otto non era cominciata la salita lungo di via Sangiuliano. Perchè questi ritardi, che si sono allineati a quelli degli anni passati, anzi con un lieve aumento del ritardo rispetto all’anno scorso?

E’ stato il modo con cui “qualcuno” ha voluto dimostrare che, comitati o non comitati, continua a decidere chi di dovere? o il ritardo è solo dovuto a fattori materiali come la pressione della folla e altri inevitabili contrattempi? Alla base della salita di Sangiuliano, ad esempio, il fercolo ha atteso a lungo perchè un controllo ha evidenziato la presenza di un tombino spaccato che avrebbe potuto costituire un elemento di rischio (controlli preventivi poco accurati da parte della amministrazione?).

Fatto sta che alle otto del mattino la salita non è ancora iniziata e che, sui tempi, si è di fatto registrata una sconfitta del Comitato per la legalità. L’impegno, tuttavia, ad esercitare un controllo dell’opinione pubblica sull’andamento della festa, l’ insistenza sui temi della legalità sono stati -e devono continuare ad essere- importanti per richiamre le istituzioni ad impegnarsi per restituire alla festa un clima di pacatezza e civiltà.

Non è facile contrastare gli interessi economici che sono in ballo, gli intrecci di potere e soprattutto la volontà dei gruppi mafiosi di dimostrare e rendere visibile il controllo del territorio. Che continua ad esserci, in barba alle ordinanze dell’amministrazione e alla voglia di pulizia di molte associazioni cittadine.

Non ci illudiamo quindi che la festa di quest’anno rappresenti una vittoria ma non demordiamo, la battaglia per la legalità  sarà lunga, deve passare attraverso un cambiamento delle coscienze.

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One Response to “Sant’Agata, puntualmente in ritardo”

  1. leggo i resoconti e mi pare di essere caduta in piena era barbarica.Ma è mai possibile che non si può o non si vuole vietare l’uso dei torcioni? Cosa sono i torcioni? Perchè ancora sporcare le strade? Quale santa , ormai in paradiso, può pretendere l’uso dei torcioni? Perchè si deve ancora dare seguito alla barbarie che ci propina la Santa Madre Chiesa? E’ mai possibile , in pieno 2013, che si debba venerare un pezzo di marmo con gli occhi rivolti al cielo? Ma in quale cielo?Esiste ancora un cielo?

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