E’ possibile andare al di là della propaganda durante la campagna elettorale? Secondo il Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale di Catania e la Rete Precari Sicilia sì. Hanno perciò organizzato, invitando esponenti di tutte le coalizioni, un momento di confronto sul futuro dell’istruzione. Luogo del dibattito l’aula magna di una scuola statale, il Boggio Lera, quasi tutti lavoratori della scuola (docenti, personale ATA, a tempo indeterminato o precari) i presenti fra il pubblico.

Tre i ‘politici’ intervenuti, Antonino Alibrandi –Coalizione di Centro-destra, Orazio Licandro –Rivoluzione Civile, Fausto Raciti- Coalizione di Centro-sinistra. Assenti (giustificati, per mantenere un linguaggio scolastico) i rappresentanti della Coalizione di centro e del MoVimento 5 Stelle.

Introducendo i lavori, Nino De Cristofaro ha premesso che gli organizzatori si sono battuti in questi ultimi anni per difendere qualità e funzione della scuola pubblica, sottoposta a un vero e proprio processo regressivo, caratterizzato, nell’ultimo periodo, dalla proposta delle 24 ore e dai progetti Aprea, prima, e Ghizzoni, dopo.  Progetti, questi ultimi, che miravano (sono attualmente bloccati) a trasformare la scuola dando vita ad una antidemocratica struttura piramidale, fortemente segnata dalla presenza ‘dei privati’, che avrebbe, di fatto, messo in discussione il diritto all’istruzione. Un diritto che dovrebbe essere garantito, con uguali opportunità, in ogni parte del Paese.

Un processo regressivo completato dai tagli, dall’espulsione di decine di migliaia di lavoratori, dalla mancanza di sicurezza nelle ‘classi pollaio’, dal continuo attacco ai ‘docenti fannulloni’ (tranne poi a scoprire che lavorano quanto i docenti europei, con stipendi molto meno interessanti). In sostanza si è proceduto nella direzione opposta rispetto a quella che si sarebbe dovuta seguire: investimenti, qualità, cooperazione.

Tre le domande che Katia Perna, a nome degli organizzatori, ha posto agli ospiti.

  • Dal 2008 a oggi nella scuola pubblica statale, per effetto di una drastica riduzione dei finanziamenti, è aumentato il numero degli studenti per classe, sono diminuiti insegnanti (anche di sostegno), personale amministrativo e collaboratori. Vi è stata, infine, una significativa riduzione delle ore di lezione. E’ evidente che, in questo quadro, non è possibile garantire il diritto all’istruzione. Pensate di attivare misure di finanziamento per l’istruzione pubblica statale? Se sì, quali strategie metterete in campo?
  • Decine di migliaia di docenti e personale ATA ogni anno lavorano nelle scuole con contratti a tempo determinato. Lo Stato, così facendo, risparmia, per ogni docente, circa 9.000 euro rispetto a quanto spenderebbe se un tale lavoro fosse svolto da personale a tempo indeterminato. Tutto ciò incide negativamente sulla qualità della vita di questi lavoratori e sulla qualità dello studio dei ragazzi. Nel contempo, abbiamo assistito a campagne contro docenti fannulloni e a favore della cosiddetta meritocrazia. Come pensate vada risolto il problema del reclutamento e del miglioramento della qualità delle proposte educative?
  • Molti hanno tentato di rimettere in discussione la scuola degli Organi Collegiali (prima attraverso il disegno di legge Aprea, in ultimo attraverso la proposta di legge Ghizzoni). Cosa proponete rispetto al “governo democratico” delle scuole?

Dal pubblico sono venute ulteriori sollecitazioni rispetto al problema dei docenti idonei ad altri compiti (ai quali è stato proposto di transitare nei ruoli ATA), ai precari ATA (personale amministrativo), al Sostegno agli alunni diversamente abili.

Alibrandi (Centro-destra) ha risposto che non si possono operare ulteriori tagli, ma se la crisi (che è stata in passato sottovalutata) non verrà superata, sarà impossibile individuare nuovi finanziamenti e ha sottolineato la centralità dell’istruzione tecnica, da sviluppare in stretto rapporto con le forze produttive presenti nel territorio. Ha difeso l’autonomia scolastica, che, però, deve essere sviluppata all’interno di un progetto nazionale, ha contestato l’ultimo concorso per docenti, definendolo ‘figlio’ esclusivo del ministro Profumo. Si è, infine, dichiarato disponibile a ragionare sul superamento della riforma Gelmini, all’interno di un nuovo rapporto fra scuola e territorio, anche grazie al coinvolgimento delle forze produttive.

Raciti (Centro-sinistra) ha premesso che l’attacco alla scuola pubblica è iniziato prima dello scoppio della crisi, che va fatta una moratoria rispetto alle riforme approvate, che maggiori finanziamenti vanno destinati a chi si trova più in difficoltà e che le risorse necessarie possono essere recuperate attraverso il taglio degli F35,  imposte patrimoniali e investimenti dei privati. Ha sottolineato le potenzialità dell’autonomia scolastica, la necessità, prima di procedere a un nuovo reclutamento, di esaurire le attuali graduatorie, l’utilità di attivare processi di valutazione rivolti non agli insegnanti, ma al sistema. Rispetto agli Organi Collegiali ha proposto, prima di modificarli, di sviluppare una riflessione capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati.

Licandro (Rivoluzione Civile) ha proposto, come obiettivo fondamentale, quello di tornare alla scuola della Costituzione, abrogando la controriforma Gelmini e sostituendola con una vera riforma che, evidentemente, non può essere a costo zero. Le risorse necessarie vanno recuperate attraverso la riduzione delle spese militari, la lotta alla corruzione, all’evasione fiscale e ai patrimoni finanziari delle mafie. Ha sottolineato che è necessario definire un nuovo paradigma rispetto ai temi dell’istruzione, superando precarizzazione (innanzitutto esaurendo le graduatorie) e privatizzazione e ridando dignità ai lavoratori della scuola, anche dal punto di vista economico, visto che da anni non viene rinnovato il contratto di lavoro. Ha concluso ribadendo che solo attraverso una maggiore democrazia nei processi decisionali e una rinnovata attenzione ai contenuti la scuola sarà in grado di assolvere la sua funzione di promozione sociale.

Chiudendo il dibattito, Katia Perna ha ribadito che gli organizzatori, al di là della campagna elettorale, proseguiranno nell’impegno in difesa del diritto all’istruzione, pretendendo che il nuovo Parlamento tenga conto delle riflessioni e delle proposte sviluppate all’interno del mondo della scuola. Infatti, chi si è mobilitato in questi ultimi anni non solo non è disponibile ad assistere impotente al lento declino dell’istruzione, ma pretende, perché il Paese possa crescere, che ci sia una radicale inversione di tendenza: più risorse, più impegno, più qualità, più diritti.

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