Catania Città Aperta – Laboratorio per cambiare si era ‘presentata’, in un’affollata assemblea di febbraio 2012, con l’obiettivo di stimolare una riflessione sui problemi della Città, incentivare i processi di partecipazione e individuare modalità di intervento in grado di rivitalizzare, a partire dalla condivisione dei contenuti, forze sociali e politiche. Un obiettivo ambizioso soprattutto perché, nonostante l’evidente e persistente malgoverno, i cittadini catanesi non sembravano credere nel cambiamento.

Alla fine di Gennaio 2013 il Laboratorio ha presentato un ampio documento, di cui proponiamo una sintesi e, in allegato, la versione integrale. Mentre sono chiari, e in gran parte condivisibili, i contenuti, esprimiamo perplessità sul percorso sin qui seguito, sia per le tante ‘pause’ che hanno caratterizzato la vita del gruppo, sia perché le nuove forme di aggregazione e partecipazione, giustamente invocate, ci appaiono -ad oggi- poco praticate.

Che Catania occupi la 13° posizione su 15 grandi città (avanti solo a Palermo e Messina) in un’indagine condotta da Legambiente sull’Ecosistema urbano non fa più notizia, anche perchè ogni cittadino catanese constata quotidianamente la pessima qualità della propria vita. Anche il documento redatto da “Catania città aperta. Un laboratorio per cambiare”, dal titolo “Proposte e idee per un governo futuro dell’area metropolitana etnea” assume l’analisi di Legambiente come punto di partenza, ampliandola poi con la individuazione di ulteriori criticità.

Nel documento si parla di una città che non è riuscita a dare vigore alla sua area industriale, ad avvantaggiarsi di uno storico polo universitario, ad orientare la propria crescita: “Catania è un pasticcio urbano, un groviglio mal composto”, conseguenza di “anni di malgoverno e di errate politiche urbane che hanno portato alla distruzione di quartieri storici, ad una intensa e brutta edificazione”.

Le cause? Gli intrecci tra i governi affaristico-clientelari e la presenza di poteri forti ed egoistici il cui disegno emerge nella occupazione di spazi pubblici per interessi privati e nell’utilizzo -da parte degli amministratori- di strumenti (spoil system, conferimento incarichi, nomina vertici delle aziende partecipate) che hanno come fine la creazione di legami fiduciari e clientelari.

Dopo la fotografia sull’esistente, il documento individua la cornice entro la quale il futuro governo dell’area catanese dovrebbe operare: tutela dell’ambiente urbano, rispetto delle diversità storico-culturali delle popolazioni in movimento, sostegno sociale e redistribuzione del carico fiscale a favore dei ceti e delle aree deboli, riorganizzazione del sistema partecipativo per dare potere decisionale ai cittadini, controllo e trasparenza dei comportamenti e degli atti politico-amministrativi, lotta contro il dissolvimento dei beni comuni. L’auspicio è quello che, attorno a questo manifesto, si aggreghi tutta la cittadinanza di buona volontà.

Ovviamente il documento non è – e crediamo non voglia essere – una agenda con impegni precisi e modalità operative. Ad esempio, a proposito della necessità di trovare finanziamenti adeguati alle proposte avanzate, non si va al di là di un generico riferimento a fondi europei e nazionali.

Si fa piuttosto riferimento ad un cantiere di idee, di elaborazione e di lavoro comune con i cittadini e con le forze interessate al cambiamento; di “un nuovo corso che dovrebbe avere il sostegno della stragrande maggioranza dei cittadini”, candidando Catania “come esperienza pilota delle nuove strategie di politica comunitaria che stanno sulla frontiera di un possibile cambio di paradigma” e con una “riconosciuta funzione mediterranea a livello internazionale”.

La seconda parte del documento, distinta in 8 schede specifiche, intende “favorire il dibattito e il contributo a partire da proposte concrete”:

  • Per la legalità e trasparenza si auspica l’attivazione di strumenti di democrazia diretta, quali le riunioni cittadine in periodiche assemblee (prima consultive e poi deliberative) e la pubblicazione integrale di tutti gli atti e le transazioni effettuate dal Comune;
  • Su beni comuni e gestione pubblica, si propone la fine della gestione clientelare delle società partecipate e un’inversione di tendenza nelle scelte politiche finora perseguite. Si fa l’esempio della gestione delle acque con il mancato rispetto del livello minimo di depurazione delle acque reflue imposto dall’Europa e con l’assenza di interventi di riduzione delle perdite nelle condutture. Altro esempio di malcostume la società “Sostare”, che gestisce spazi pubblici con logiche di profitto, assoldando lavoratori senza alcuna utilità per la collettività, al solo fine di foraggiare lo stesso carrozzone e protrarre un rapporto clientelare;
  • Su governo del territorio, recupero urbanistico e rischio sismico, si propone il lancio di un grande piano per la messa in sicurezza di tutti gli edifici, attraverso interventi pubblici sugli edifici strategici e “sostegno ai privati, tramite una serie di incentivi, facendo così “ripartire l’edilizia alla grande”. La dotazione di un nuovo PRG (Piano Regolatore Generale), l’utilizzo di Corso Martiri della Libertà per mette in sicurezza il centro storico, la ridefinizione del Piano attuativo della zona della Plaja, sono altre priorità della scheda.
  • Sulla politica dei servizi, si propone l’abbandono della politica di sussidiarietà per “garantire certezza e imparzialità negli affidamenti che vanno assegnati con rigida procedura di evidenza pubblica”.
  • A favore della cultura e della ricerca si evidenzia la necessità di individuare spazi permanenti per mostre, festival, biblioteche e formazione, eliminando le nomine politiche dei dirigenti degli Enti a partecipazione pubblica e offrendo alla cittadinanza spazi per la promozione culturale. Fondamentale la valorizzazione dell’Università e la trasformazione di Catania in una città aperta agli studenti attraverso una “politica degli affitti che li sottragga al mercato selvaggio dei privati”.
  • I temi del lavoro e dell’occupazione si intendono perseguire impostando una lotta senza quartiere contro il mercimonio dell’occupazione e un controllo rigido dei criteri di selezione delle assunzioni in tutte le società comunali.
  • Infine, sulla funzione produttiva della città si sottolinea la necessità di ricostruire una identità commerciale e produttiva, dicendo no alla espansione smisurata dei mega centri commerciali.

Se questo documento non diventerà un punto di partenza per una riflessione e per un dibattito collettivo, quartiere per quartiere, le proposte in esso contenute potrebbero rimanere solo una chimera.

Leggi il documento “Proposte e idee per un governo futuro dell’area metropolitana etnea” in versione integrale.

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