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Piazza Lincoln, ecco gli atti

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L’accesso agli atti più veloce. Volendo vederci più chiaro sulla sponsorizzazione firmata tra il Comune e la C&G e volendo sapere cosa si stia facendo di piazza Lincoln, tutt’ora transennata, Argo ha chiesto di vedere gli atti.
Con una rapidità inaspettata, solo dieci giorni, le carte sono arrivate: tavole di progettazione, relazione tecnico descrittiva con proposte integrative, computo metrico e cronoprogramma dei lavori. Nessuna richiesta smarrita per strada, nessuna resistenza da vincere con ripetute visite all’ufficio competente, come era accaduto altre volte. Tutto liscio. Un buon segno. Come dire, tutto è in regola, non abbiamo niente da nascondere. In realtà mancava qualcosa di importante, il contratto di sponsorizzazione, ma quello lo abbiamo recuperato in altro modo.
Adesso che abbiamo le carte, sappiamo che

  • la piazza avrà un’area riservata a concerti ed eventi culturali, riconoscibile per la pavimentazione in ‘rivestimento cementizio colorato’
  • saranno conservate le rotaie della ferrovia circumetnea, ormai parte della memoria cittadina, e caratterizzeranno la zona espositiva (si propone anche la collocazione di un locomotore originale…)
  • non mancheranno la zona ‘gioco’ per i bambini (di dimensioni piuttosto ridotte) e quella riservata ai cani
  • saranno presenti panchine di due tipologie (otto in metallo e sette in muratura), una rastrelliera per le biciclette ed infine -al centro- il ‘totem informativo‘, “una sorta di ‘locandina per gli eventi della piazza e dell’intero hinterland”

Il tutto sarà abbellito da strisce pedonali che diventano elementi di arredo urbano (a riguardo è previsto un concorso di idee), piantine decorative in corrispondenza dei tronchi dei ficus e ‘dune artificiali’ che dovrebbero “enfatizzare” il ruolo di questi alberi, anche se “le loro chiome saranno opportunamente sfoltite per dare maggior luce al ‘sottobosco’ generato dalla progettazione, in previsione delle attività che la piazza ospiterà” (e questo ci risulta poco chiaro).
Possiamo immaginare il posizionamento di sedie e tavolini per le consumazioni, ma nel progetto non se fa menzione.
Il progetto, redatto in linguaggio non sempre ineccepibile, prevede comunque che la piazza mantenga “la funzione ad uso pubblico in base alla destinazione prevista dagli strumenti urbanistici”.

Sui documenti consegnatici non c’è risposta alla domanda che sorge più spontanea. Se un privato investe 110 mila euro nella riqualificazione di una piazza, lo fa certamente perchè ne ricava un utile. E l’utile deve essere proporzionato alla spesa sostenuta. Come verrà realizzato?
Alcune risposte le troviamo nel contratto di sponsorizzazione, dove si chiarisce che la ditta sponsorizzatrice, C&G

  • avrà un esonero del 50% dal canone sulla pubblicità (la ditta aveva cercato di ottenere l’esonero totale)
  • potrà organizzare 24 manifestazioni per ciascun anno della durata della sponsorizzazione (tre anni, rinnovabili fino a cinque) con esonero del pagamento del contributo per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (cosap)
  • potrà esporre su tutta la piazza il proprio logo e il proprio ‘messaggio promozionale’, oltre che vendere i propri prodotti nel rispetto delle normative igienico-sanitarie.

Restano alcune perplessità che vorremmo sottoporre ai nostri lettori (che potrebbero aiutarci ad individuarne altre).

  • nel computo metrico si spiega che sotto il massetto sarà collocata una protezione impermeabile. Non farà mancare l’ossigeno alle radici delle piante, che potrebbero quindi marcire?
  • per lo svolgimento del progetto è previsto un arco di tempo di sette settimane. Ne sono di fatto trascorse xxx. Quanto tempo dovremo ancora attendere?
  • che genere di manifestazioni sono previste (24 all’anno significa una media di due al mese!)? Che impatto avranno sulla circolazione automobilistica di quella zona? Quale sarà il livello di rumore, nelle ore notturne, per gli abitanti del circondario?
  • a conclusione del contratto di sponsorizzazione, lo sponsor si impegna a “rimuovere, a propria cura e spesa, le targhette riproducenti il logo/marchio e/o il messaggio promozionale dell’azienda”; ci auguriamo che il Comune vigili su questa rimozione e non ci accada di ritrovarci con dei messaggi pubblicitari ‘definitivi’ (e magari con una piazza lasciata nuovamente in stato di degrado).

Non si capisce perchè ai cittadini non venga fornita comunque e preventivamente, e non solo su loro esplicita richiesta, un’informazione adeguata su come e quando si interviene con modifiche sullo stato dei luoghi pubblici.

Perchè, lasciatecelo dire, questa idea della sponsorizzazione, che sembra oggi così brillante, è figlia dell’abbandono in cui la pubblica amministrazione ha lasciato per anni la città (anche quando le risorse c’erano…), e questa piazza in particolare.
Se l’alternativa è il permanere dello stato di degrado, questa modalità di collaborazione fra pubblico e privato, purché sia disciplinata da condizioni rigorose e trasparenti e venga garantita una seria vigilanza sulla loro attuazione, non ci sembra una cattiva soluzione.

16 Comments

  1. Sbirciando attraverso le reti di recinzione sembra che gli alberi siano ricoperti su parte del tronco da queste dune di cemento, che di fatto impediscono all’acqua di giungere alle radici e ne costringono lo sviluppo del tronco.
    Inoltre la cementificazione dell’intera piazza ovviamente impedisce al terreno di assorbire la necessaria acqua per le radici: considerando che gli alberi sono organismi viventi e non elementi di arredo, come si assicurerà la loro sopravvivenza?

  2. Secondo me una piazza bella è una piazza viva, in questo progetto non vedo spazio adeguato per la libera iniziativa degli abitanti del quartiere (panchine – sole – ombra- fontanella e parco giochi) e valuterei l’impatto in decibel degli spettacoli promozionali del bar. Quale può essere la bellezza di rotaie dismesse? E ancora peggio la locomotiva… Pensiamo piuttosto a rifare i tram che sono ecologici. Un’ultima e più importante considerazione sulla salute delle piante: andate un po’ a passeggiare alla villa e noterete l’abbandono del nostro verde pubblico. Se regaliamo le piante a un privato affidiamo almeno all’orto botanico la vigilanza sulla loro cura.

  3. Un paio di opinioni personali e puntualizzazioni tecniche.
    L’idea è innovativa quanto il rasoio elettrico, si poteva fare comodamente anche a mano (complicato e doloroso)oppure così. Stiamo qui a criticare sul perché non possa occuparsi il pubblico del bene pubblico, porci il quesito non fa che aumentare la lunghezza del periodo in cui il degrado avrà la meglio.
    Provo a rispondere al quesito sul perché. Profitto. Che non è solo derivato da quello che sono gli sconti e/o esenzioni di imposte comunali, ma inoltre- dalla valorizzazione del contesto che presumibilmente porterà un aumento del profitto. Manifestazioni sono campagne di marketing diretto. Un luogo di aggregazione pubblico è sempre un bacino di clienti da non sottovalutare. Le spese vengono portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Come vedete i motivi non mancano. L’imprenditore investe e ha un ritorno economico, il pubblico è più ricco perché ha un luogo di aggregazione ripulito e funzionante. In economia si chiama Win to win, una particolare azione che apporta benefici a tutti i soggetti che ne subiscono gli effetti.
    Il traffico? Credo che il problema di Catania non sia la piazza in questione. Si tratta di mentalità e quella non la danno in nessun concorso pubblico.
    Perché mettere un impermeabilizzante sotto il massetto? Il massetto che ha la funzione di fare da base alla pavimentazione e di assorbire tutti i movimenti del terreno sottostante, quindi deve essere protetto. Dall’alto, dalla pavimentazione e dalla pendenza per il deflusso delle acque meteoriche (in genere nelle parti di terreno adiacente – dove ci sono gli alberi); e dalla parte sottostante in quanto l’acqua assorbita tende a salire per capillarità, se non ci fosse la protezione dal basso il massetto subirebbe delle lesioni che si ripercuoterebbero anche in superficie.
    Il finanziatore toglierà tutte le targhette? Ma è il caso di porsi questa domanda? Forse si, forse no. Ma è il caso di pubblicarla come se fosse importante, ovvero, il non avere la risposta o la certezza (non siamo indovini) può essere motivo di sospensione dell’iniziativa? Non credo. Se così fosse non dovremmo avere le auto, possiamo garantire che non faremo incidenti e che non parcheggeremo mai in doppia fila? Nei contratti fotovoltaici c’è l’obbligo di rimozione dei pannelli dopo 20 anni, siamo sicuri che non verranno buttati abusivamente? Sicuramente meglio qualche targhetta di C&G che i pannelli in giro(fate un articolo su questo, sicuramente a livello giornalistico è più interessante).
    Mi scuso per i toni che possono apparire bruschi (colpa di una tastiera) ma sono stanco di questo pessimismo cosmico che ci attanaglia l’esistenza. Ogni motivo è un motivo buon per non far niente. Diamo agli altri la possibilità di stupirci.
    Saluti.

  4. @ Claudio. Dalle argomentazioni edotte sembreresti al quanto ignorante in materia. Da piccolo polmone verde la piazza è ridotta ad ambiente urbano lastricato e su questo non esiste “puntualizzazione tecnica” che tenga. Si può essere amanti del cemento, del poco verde, del pericolo che le dune di cemento possono causare ai fruitori della piazza, ma non si inventi la palla del pessimismo cosmico. Si rischia di scadere nell’idiozia cronica che è ben più grave ed estrema.
    Perdonando i toni bruschi della tastiera.
    Cordiali saluti.

  5. Non c’è che dire, livello altissimo di giornalismo…
    Ehm… dite all’autore “arca di scienza” 007 che aprendo il documento 01… appare il progetto di un chiosco al lungomare…
    Che professionalità, Catania senza Argo Notizie sarebbe come un mondo senza Wikileaks.
    Saluti

  6. Non mi piace! Gli spazi pubblici dovrebbero rimanere tali….e dal momento che vengono in un certo senso privatizzati,non sono più PUBBLICI!!!
    P.s.ed inoltre nel progetto non sembra che abbiano a cuore il VERDE,dato che sembra parecchio cementificato!!! VERGOGNA!!!
    Forse l’amministrazione si è affrettata a scegliere questa soluzione,dato che il prossimo Sindaco,magari,avrebbe scelto di mantenere pubblico,ciò che dovrebbe esser PUBBLICO…e di valorizzare questo e le altre due, P.zza Nettuno e la Villetta Pacini,e tutte le altre ns zone VERDI che in questi anni sono state non curate, e abbandonate a se stesse,dagli ultimi Sindaci che si sono succeduti..compreso l’attuale(che stranamente sceglie di farlo poi a scadenza del suo mandato,prima di tentare di essere rieletto)!
    Adesso leggo altro bando..per le “strisce”,così si addolciscono i tanti che sperano di vincere un una tantum..con la crisi economica che ci attanaglia!…e che dire della ZONA MUSICA!!..abbiamo già Piazza Falcone per questo,volendo,e lì non abbiamo neanche il probblema di distrurbare tantissimi abitanti,dato che è vicino alla scuola, ed offre già di suo una ampia zona porcheggio!!!Quindi,per questo e se ci penso un po sù ,per tanto altro ancora,ribadisco il mio dissenso e dico nuovamente VERGOGNA a tutta questa odierna Amministrazione!

  7. La puntualizzazione tecnica è fatta solo sull’utilizzo o meno di uno strato impermeabile a protezione della pavimentazione, se c’è deve essere protetta. Non entro nel merito se sia giusto farla o ridimensionarla, questo è un altro discorso. Ad ogni scelta urbanistica (quantità e qualità del verde) deve seguire una soluzione tecnica.
    Il mio pessimismo cosmico è riferito non al sistema costruttivo, ma al nostro voler essere pessimisti ad ogni costo sulle iniziative, su questo argomento più in giro che se su questo articolo a onor del vero. Mi piace la collettiva che si documenti, sono convinto che la città sia di tutti ed è necessario che tutti si interessino, si informino, si indignino e protestino quando è necessario.
    Quello che ho criticato è la ricerca a tutti i costi della magagna, che forse ci sarà, forse no. E’ un tentativo, se andrà male non se ne faranno più, se sarà un successo si potrà ampliare l’intervento. La città ha bisogno di interventi, veri, reali, e fra una piazza tutta verde ma degradata come è oggi, ed una con meno verde (da premettere che dal progetto si vede che il verde rimarrà) ma usufruibile dalla popolazione scelgo la seconda. A conti fatti, non saranno i 200mq di pavimentazione a rendere la città invivibile.
    Saluti.

  8. @giuliana, mettendo da parte l’incomprensibile polemica, ti ringraziamo di aver segnalato l’errore

  9. Scusate, presentarci il tutto come la rivelazione del 3° segreto di Fatima, cliccare il doc 01(chissà gli altri…) e alla fine vedere un progetto di… un chiosco in piazza Tricolore! segnalarlo e aspettare 2 giorni (2) per vedersi pubblicati (“awaitando” la moderazione)… la chiamate “incomprensibile polemica”?
    Sarà… sarà che io non capisco invece la polemica del processo alle intenzioni di un progetto quantomeno regolare, quando la città è appestata da carrozzoni, tavolini, putìe, macchine, fumo e sangue che cola, nelle sedi stradali, in curva e persino nelle rotatorie! Avete procurato gli atti per Achille, Jonata e co.?
    Io da piazza Lincoln ci passo più volte al giorno e non vedevo alcuno scempio, perciò mi incuriosiva la vostra vis e ho voluto constatare, ma noto che vi è più un pregiudizio che altro, anche dei lettori (vedi Maria Lucrezia che si chiede come mai la zona musica il progetto non la prevedesse a… Parco Falcone! che sta’ giusto lì, solamente 1 km a destra….
    Sarei felice se dessero in gestione anche altre cose ai privati sotto un costante monitoraggio pubblico, per esempio il parco Gioieni, che ci facciano pure un ristorante e lo restituiscano con un progetto dignitoso alla cittadinanza, piuttosto che vederlo morire.
    saluti

  10. Un punto fondamentale da capire è uno solo, trattasi di SPONSORIZZAZIONE.
    L’attività in questione (C&G, ma poteva essere una qualsiasi) non diventa proprietaria del luogo. Avrà dei vantaggi nell’utilizzo degli spazi durante l’anno e forse anche un’area a disposizione per i tavolini. Nessuno pensa che si tratti di beneficenza, è un investimento. Ma lo spazio resta pubblico, se io vorrò usufruire dell’area senza consumare non mi verrà vietato. Se porterò giù il cane nell’area a disposizione (evvivaiddio) non dovrò prendere il caffè. Abbiamo un situazione economica che non consente per incapacità o per difficoltà oggettiva alla amministrazione pubblica di fare bene il suo dovere, aspettiamo momenti migliori? Oppure noi città facciamo qualcosa?
    A Catania le rastrelliere per le bici verranno pagate da attività commerciali private che hanno sposato la causa, perché se aspettavo il Comune non si sarebbero mai realizzate.

  11. Vorrei esser, 100 o meglio vorrei che in cento almeno riuscissero a comprende, che qui stiamo parlando di un opera che,come ho già scritto prima,non è necessaria,e non con queste linee…e fini…che a mio parere sono solo a beneficio del privato,nulla per il pubblico ne per la piazza appunto,altro tema che vorrei sollevare è l’assenza di TRASPARENZA,al solito l’Amministrazione ha fatto ciò che ritiene conveniente (e qui mi porrei tante altre domande!)senza interpellare la cittadinanza,ma il fatto inverso sarebbe stato fantascenza!
    Dicevo vorrei esser “cento” e con meno anche potremmo far sentire la Ns voce ed il Ns dissenzo a questa inutile (almeno per noi!) messa in opera…potremmo organizzarci in un gruppo che salvaguardi il NS VERDE e cosa PUBBLICA…contro certe rapide decisione di un’incurante e non trasparente amministrazione!Siamo tanti,tra disoccupati,pensionati giovani,chi per passione chi per studi personali,potremmo prenderci noi cura del Ns…dobbiamo iniziare a pensare di essere PARTECIPI ed uniti iniziando da ciò che è più vicino a noi.
    Inutile dire che non condivido le parole di Claudio,che preferisce l’uovo oggi offrendo anche la gallina per il sol gusto di sorseggiare il SUO caffè come faceva l'”uomo cinar”!?!!

  12. nel computo metrico si spiega che sotto il massetto sarà collocata una protezione impermeabile. Non farà mancare l’ossigeno alle radici delle piante, che potrebbero quindi marcire?
    Sono le foglie ad aver bisogno di ossigeno
    per lo svolgimento del progetto è previsto un arco di tempo di sette settimane. Ne sono di fatto trascorse xxx. Quanto tempo dovremo ancora attendere?
    Il tempo necessario
    che genere di manifestazioni sono previste (24 all’anno significa una media di due al mese!)? Che impatto avranno sulla circolazione automobilistica di quella zona? Quale sarà il livello di rumore, nelle ore notturne, per gli abitanti del circondario?
    La matematica e’ il tuo forte! E’ una piazza non certo s.siro. Se arrivano gli u2 ci saranno dei problemi sicuramente. 30db?
    a conclusione del contratto di sponsorizzazione, lo sponsor si impegna a “rimuovere, a propria cura e spesa, le targhette riproducenti il logo/marchio e/o il messaggio promozionale dell’azienda”; ci auguriamo che il Comune vigili su questa rimozione e non ci accada di ritrovarci con dei messaggi pubblicitari ‘definitivi’ (e magari con una piazza lasciata nuovamente in stato di degrado)
    …. Fino a prova contraria
    Non c’e’ che dire una inchiesta degna di Erin Brockovich

  13. Leggendo questo articolo mi è venuta una profonda inquietudine.
    Tutte le mie preoccupazioni di cittadina trovano espressione in questa bellissima poesia di Patrizia Cavalli, poetessa romana di grande impegno civile.
    Aria pubblica
    L’aria è di tutti, non è di tutti l’aria?
    Così è una piazza, spazio di città.
    Pubblico spazio ossia pubblica aria
    che se è di tutti non può essere occupata
    perché diventerebbe aria privata.
    Ma se una piazza insieme alla sua aria
    è in modo irrevocabile ingombrata
    da stabili e lucrose attività,
    questa non è più piazza e la sua aria
    non è che mercantile aria privata.
    (Non c’è più Pantheon e non c’è più Navona,
    Campo de’ Fiori è Cuba di Batista).
    Cos’è una piazza, cos’è quel dolce agio
    che raccoglieva i sensi di chiunque
    abiti a Roma o fosse di passaggio?
    Un vuoto costruito a onor del vuoto
    perché a costituirla è proprio il vuoto.
    Non fosse vuota infatti non potrebbe
    accogliere chi passa e se ne va.
    Per dargli maggior credito s’innalzano
    fontane e statue: certo sono belle
    e grazie al vuoto vantano splendore.
    Ma c’è qualcosa che è più della bellezza,
    è il loro appartenere necessario
    a quel sicuro chiaro spazio vuoto.
    E questo è più orgoglioso grazie a loro.
    Un vuoto generoso di potere,
    una salute certa dello spirito,
    un bene di città fatto interiore.
    Poveri quelli cui mancano le piazze.
    (I delegati a conservare il bene
    di tutti, cittadini e forestieri,
    fuggono il vuoto come peste nera,
    per loro il vuoto è vuoto di potere.
    Non c’è piazzetta o slargo o marciapiede
    strada o rientranza che, sequestrata,
    non si trasformi in gabbia. Da riempire.
    Che cosa la riempa non importa.
    Chiasso puzze concerto promozioni
    i cinquemila culturali eventi
    fiere-mercato libri chioschi incensi
    corpi seduti o in piedi nella mischia,
    purché sia tutto pieno, dura festa.
    Sì, li commuove il numero, e per loro,
    i fatui e solerti promotori,
    gli animatori Mediterranée,
    vita che ferve è il numero di birre
    che viene consumato in una notte
    – si ferma il sangue alle bottiglie rotte
    che a scrosci inaspettati l’Ama inghiotte,
    sadica Ama, a memento della notte).
    E’ naturale che si vada in piazza,
    ci vanno tutti, e certo non c’è piazza
    che si attraversi in fretta: quasi una timidezza
    rallenta il passo alle fontane, all’acqua
    che fa il suo giro e torna su se stessa.
    La mente sosta insieme al corpo e guarda
    lo spazio e l’aria del riposo, ossia
    la piazza.
    (Ora è una fuga torva verso casa
    fra stretti corridoi di ferraglie,
    ora è l’inciampo, l’ostacolo, il disgusto,
    l’inimicizia, l’odio degli oppressi).
    Dunque una piazza va lasciata in pace,
    non è merce da farne propaganda.
    Ci pensa lei da sola ad animarsi,
    quello che importa è che sia pubblica piazza.
    Si vuota si riempie e poi si vuota,
    accoglie chi sta fuori e lo contiene
    finché sta fuori, che prima o poi dovrà
    tornare dentro. E se non è così
    non è più piazza, è privata terrazza
    o lugubre infinito lunapark.
    (Sonno rubato a noi quasi bosniaci
    cui suggeriscono in conferenze stampa
    di abbandonare case e territorio
    – nessuno ci impedisce di andar via).
    La felice bellezza negligente
    sta ferma intorno a te senza rumore,
    l’hai vista, sai che c’è, neanche la guardi.
    Era il lusso di andarsene per Roma.
    (Come faccio a non sentire quel rumore,
    come posso, anche volendo, non vedere
    quell’ingombro massivo e prepotente
    che intralcia i passi e che la vista offende?
    Le ignobili fioriere stercorarie
    che a loro alibi hanno pianticelle
    sporche e avvilite, a morte destinate?
    I tavoli, gli ombrelli, le sediole,
    le stufe a gas letali, i cellulari,
    che attrezzano chiunque a far casetta,
    con veranda? Le insegne tozze e storte,
    di sbieco i cavalletti coi menù,
    ferri sporgenti pronti allo sgambetto,
    transenne traballanti e le ringhiere
    che chiudono in recinto i più paganti?
    Gonfi recinti svelti a dimagrirsi
    quando arriva la finta dei controlli.
    Come faccio a non vedere la fatica,
    quasi ridicola, di chi si ostina
    a spingere il pupetto in carrozzina?
    E lui cosa vedrà, laggiù nel basso?
    Se non è merda è piscio e noccioline.
    Non c’è più il dentro, finito anche l’inverno,
    ora ogni dentro si è triplicato in fuori
    per ingordigia di prendere e occupare,
    che tanto poi ti lasciano restare.
    “Ma io lavoro, che credi? io lavoro!”
    “Cara, è la storia, non la puoi fermare”.
    I furbi avidi lo chiamano il Lavoro,
    i pigri ipocriti la chiamano la Storia.
    Storia e Lavoro, la famosa coppia.
    Non basta togliersi a quella bieca vista
    abbandonando la feroce piazza,
    perché l’offesa t’insegue nell’udito
    supera porte e ottusi doppi vetri,
    sciupa le notti e fa risvegli smorti,
    rovello che s’insedia nei pensieri,
    un male di città fatto interiore).
    Ci sono forse altre città nel mondo
    che hanno piazze più belle delle nostre?
    Piazze perdute alla vista e al cuore,
    piazze vendute insieme alla città?
    Patrizia Cavalli

  14. Non c’è che di un articolo da thriller che si colloca tra “il codice da Vinci” e “il nome della rosa”: “Alla ricerca dei documenti secretati di Lincoln”…
    Ma avete provato a chiedere direttamente ai progettisti? In un rapporto normale e costruttivo, basato sul dialogo sarebbe il primo passo… ma probabilmente hanno identità celate, dimenticavo…
    Io li conosco personalmente e professionalmente (ma solo perché sono un ex kgb…) magari vi avrebbero dato tutte le spiegazioni ed evitato di scrivere una impallinata di corbellerie tecnico-botaniche, tipo “il mistero del massetto impermeabile” 1° puntata… cosa si occulta sotto quel massetto??? (ahahah! nemmeno Kazzenger”).
    Se li aveste rintracciati (con l’aiuto del Mossad…) chissà! forse vi spiegavano le cose spontaneamente e con competenza. Magari vi avrebbero aperto le “urne” dei documenti! (decodificando le rune sumere che vegliano con una maledizione l’apertura dello scrigno) e vi avrebbero risparmiato questi blitz nelle segrete del Comune (vi immagino con tutine tipo Diabolik mentre nel silenzio della notte vi calate dall’acqua ‘o linzolu…. ahahahahah!).
    Certo capisco… se lo aveste fatto avreste perso il taglio “noir” e il “fumus” che il vs. anonimo giornalista ha dato, perchè a Catania si sà, deve essere per forza tutto subdolo, colluso e clientelare. Giornalismo d’inchiesta da incorniciare!

  15. Ci sembrano opportune alcune precisazioni.
    1. L’articolo non è stato scritto per ‘demonizzare’ il progetto o -tanto meno- i progettisti, ma per offrire ai cittadini catanesi la conoscenza diretta di documenti che riguardano l’assetto che verrà dato ad una piazza pubblica e quindi ad un bene comune.
    La richiesta di accesso agli atti non sarebbe stata necessaria se l’amministrazione comunale avesse messo a disposizione della città queste carte a cui tutti hanno diritto di accedere.
    2. Le domande poste nell’articolo sono solo alcune di quelle possibili e alcuni commenti hanno infatti contribuito positivamente ad individuare problemi e questioni che restano aperte.
    Nulla quindi di misterioso e di oscuro nell’operato di Argo, anzi la riaffermazione del valore della trasparenza e del confronto collettivo su temi di interesse comune. E questo nessuna spiegazione di progettista avrebbe potuto (o potrà mai) sostituirlo.

  16. Una considerazione banale.
    Ma se C&G avrà a disposizione dei tavolini per le consumazioni all’interno della piazza come faranno i camerieri? Attraverseranno la strada ripetutamente (dal laboratorio alla piazza e viceversa?) bloccando il già caotico traffico della zona? E quando la sera ci saranno queste manifestazioni le vie che costeggiano la piazza saranno chiuse o il pubblico assisterà al cabaret o al concerto jazz fra il frastuono di clacson e tubi di scappamento?
    Non è una domanda polemica, ma solo una curiosità che mi è sorta dopo aver letto il pezzo.

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