La non-maggioranza Crocetta – Movimento 5 Stelle sta imparando a lavorare “a progetto” e sembra voler fare sul serio, anche sotto la spinta combinata della necessità di razionalizzare la spesa e di rinnovare nel profondo la gestione della cosa pubblica.

Dopo lo stop alla costruzione del MUOS a Niscemi, è notizia di questi giorni l’approvazione, da parte della Giunta di governo, di un disegno di legge che dovrebbe portare all’abolizione delle province regionali per sostituirle con tre aree metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e un numero non ancora precisato di liberi consorzi fra Comuni che dovranno sommare almeno 150 mila abitanti.

Ma non si tratterebbe del solito gattopardismo siciliano (continueremo a usare il condizionale, perché siamo ancora ai primi passi di un cammino che dovrà comunque passare dall’ARS) e le novità annunciate sembrano sostanziali.

I nuovi consorzi, infatti, non saranno più organismi politici, ma solo funzionali alla gestione delle competenze che saranno loro attribuite e i loro componenti saranno eletti, con elezioni di secondo livello, fra i membri dei consigli dei Comuni che li costituiranno.

Non ci saranno quindi elezioni provinciali -oggi i consiglieri provinciali sono oltre 350 e, solo per le indennità e i gettoni di presenza, ci costano 23 milioni di euro l’anno- e i componenti dei nuovi organismi riceveranno solo rimborsi spesa.

Questa rivoluzione, tuttavia, è meno rivoluzionaria di quanto sembri. Stiamo infatti scoprendo che il nostro Statuto regionale del 1946 aveva già previsto queste strutture consortili di ambito sovracomunale che però erano state aggirate dalla legge regionale 9/86 che, istituendo le ‘province regionali’, le aveva dotate di autonomia politica oltre che di autonomia amministrativa e finanziaria.

Le attuali province costano oltre 700 milioni annui, come si desume da un’inchiesta pubblicata da La Repubblica-Palermo. Le funzioni loro attribuite sono relativamente poche: la manutenzione degli edifici delle scuole secondarie superiori, la viabilità e il trasporto pubblico, l’edilizia popolare, il turismo, lo sport e i beni culturali, i parchi e le aree protette, l’acqua, l’igiene e la tutela ambientale, l’assistenza sociale.

Funzioni tutte che potrebbero essere trasferite, assieme al relativo personale (che da solo assorbe attualmente 244 milioni di euro), direttamente ai Comuni e alla Regione, e in parte appunto ai nascenti consorzi. Ma si potrebbe anche pensare alle Prefetture.

Ciò consentirà di non pagare più il personale che svolge le funzioni generali di amministrazione (139 milioni di euro), di individuare ed eliminare i tanti doppioni che drogano la spesa pubblica, di tagliare le spese per locali e utenze, di ridimensionare (se non proprio fare sparire) le perniciose figure di esperti e consulenti.

Ma se su questo versante il risparmio sarà relativo, dovrebbe essere ben più consistente quello, molto più insidioso perché meno controllabile, della miriade di società, enti, consorzi e associazioni cui a vario titolo partecipano le Province siciliane. Pare che siano la bellezza di 216 e costino più di 53 milioni di euro all’anno, due dei quali sono le prebende che vanno allo stuolo degli oltre 250 tra presidenti e membri dei consigli di amministrazione. Uno spreco assurdo, e non solo in tempi di crisi.

Non bisogna tuttavia pensare che dopo arriverà una radiosa stagione di buona gestione dei servizi pubblici locali: la disastrosa e onerosissima esperienza degli ATO, con la scia di debiti che ha lasciato, deve servire da ammonimento.

La difficoltà più rilevante è costituita dai tempi di approvazione della legge. Per non andare in conflitto con l’attuale meccanismo elettorale del Consigli provinciali, dovrebbe essere approvata entro il mese di marzo. Se così non fosse si dovrebbe ricorrere ad un decreto di rinvio delle elezioni e al contestuale commissariamento.

Sul versante delle forze politiche, infatti, sappiamo che l’abolizione delle Province costituisce uno dei punti qualificanti del programma M5S; quelle che appoggiano esplicitamente Crocetta sono favorevoli al progetto, pur con qualche mal di pancia nell’Udc, che teme di essere scavalcata da un asse preferenziale Crocetta-grillini; sul versante dell’opposizione, il PdL, con l’appoggio della lista Musumeci, vi si oppone radicalmente e minaccia di alzare le barricate.

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