Abbiamo rivolto a Salvatore Distefano alcune domande sull’attività dell’Associazione Etnea Studi Storico-Filosofici da lui presieduta.

Vedere un’aula magna, quella del Liceo Classico Cutelli di Catania, ‘piena’ – per due pomeriggi consecutivi – di docenti e, soprattutto, studenti che seguono un seminario su: “Il lavoro fra poiesis e praxis: un confronto tra Marx ed Hegel” è solo il risultato di un’iniziativa riuscita o induce anche a riflettere, più in generale, sulla scuola?

Si potrebbe dire che di iniziative riuscite ce ne sono tantissime, dato che quasi tutti gli incontri dell’Associazione etnea studi storico-filosofici hanno visto la presenza di centinaia di studenti e decine di docenti. Vorrei ricordare a tal proposito, gli incontri di qualche anno fa sulla filosofia di Kant con Nicolao Merker e quelli su Platone con Livio Rossetti, incontri ai quali parteciparono più di cinquecento studenti per volta. Certo, tutto ciò ci fa riflettere sulla scuola e ci dice che quella che dovrebbe essere la più grande istituzione culturale del Paese non riesce ad assolvere pienamente i suoi compiti. Ma io e gli altri colleghi pensiamo che occorra sviluppare una critica costruttiva alla scuola e con le nostre iniziative intendiamo svolgere una funzione di sostegno a quanti credono in un processo di insegnamento-apprendimento fondato sulla cultura e sulla innovazione didattica.

Quando nasce e con quali obiettivi e modalità di lavoro l’Associazione Etnea Studi Storico-Filosofici?

L’Associazione è stata fondata il 15 dicembre del 1997 con l’obiettivo di “promuovere il dibattito culturale per contribuire all’affermazione dei valori civili e democratici della società”. Per fare ciò ha organizzato dibattiti, convegni, incontri seminariali, corsi di aggiornamento; ha collaborato con scuole, Università, istituti culturali, enti pubblici. In particolare, ha stabilito in tutti questi anni un rapporto molto stretto con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di cui è presidente l’avvocato Gerardo Marotta e che ha acquisito un prestigio a livello mondiale per le sue straordinarie iniziative. Ancora: l’Associazione ha voluto con la sua attività affermare un punto essenziale: far entrare a pieno titolo Catania nel circuito culturale nazionale invitando costantemente gli esponenti più significativi del dibattito italiano e, qualche volta, europeo. Per quanto concerne le modalità di lavoro: abbiamo sempre discusso nelle riunioni i temi da portare avanti negli incontri pubblici affinché i colleghi potessero approfondire le questioni e così in tante occasioni diventare, oltre che ascoltatori, relatori.

Tutte le vostre iniziative si svolgono di pomeriggio, in orario extracurricolare, perché questa scelta?

Perché a nostro avviso non bisogna sottrarre ore allo svolgimento dei programmi curriculari, concepiti secondo un monte-ore congruo e che non può essere svuotato costantemente da attività che mettono a repentaglio lo statuto epistemologico delle discipline. Non è chi non veda, infatti, che c’è un legame profondo tra contenuti e tempi della didattica; inoltre, le tante attività mattutine sconvolgono il normale ritmo di apprendimento-insegnamento necessario sia per i discenti, sia per i docenti.

Nel passato, avete organizzato momenti di dibattito e scuole di alta formazione, promosso concorsi aperti agli studenti delle scuole secondarie (su Resistenza, Democrazia e Costituzione, questione Meridionale) e, nel 2010, in occasione del 150° anniversario dell’impresa garibaldina, il viaggio da ‘Marsala a Quarto’. Quali i progetti per il 2013?

Quest’anno vogliamo celebrare degnamente i 70 anni dello sbarco degli alleati in Sicilia, luglio 1943, perché fu a partire da quell’evento, e dalla precedente battaglia di Stalingrado, che cambiarono le sorti della Seconda Guerra mondiale: in Italia dopo due settimane cadde il fascismo, cominciò la Resistenza al nazifascismo – intendiamo peraltro valorizzare la Resistenza del Sud e nel Sud – e gli alleati intrapreso la marcia di avvicinamento alla Germania hitleriana, sconfitta poi nella primavera del 1945. Vogliamo inoltre ricordare i 500 anni, un altro anniversario!, della pubblicazione del Principe di Machiavelli, un’opera che ha dato una svolta al pensiero politico moderno perché ha evidenziato il ruolo dell’uomo nella Storia, la sua autonomia dalle influenze religiose e dalla superstizione e che tra l’altro ha posto lucidamente il grande problema dell’unità d’Italia. Infine, pensiamo anche ad iniziative di approfondimento sul ’68 e la scuola di Francoforte e sull’esistenzialismo.
Non abbiamo grandi mezzi, ma con la passione che ci ha contraddistinto in questi quindici anni pensiamo di poter realizzare i nostri progetti. Non per caso abbiamo adottato come motto quanto diceva Spinoza “ Nec ridere, nec lugere, neque detestari; sed intelligere”.

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