Dopo 4 anni e mezzo di lavori da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale ci saremmo aspettati molto più che brevi relazioni prive di dati che ci permettano di valutare il servizio offerto nelle diverse regioni d’Italia.

Anche se viene affermato che la visione integrale delle relazioni sarà oggetto di successiva pubblicazione, ci chiediamo quanti anni dobbiamo aspettare perché, ad esempio, i risultati delle inchieste, con dati in alcuni casi del 2008, in altri del 2010 e 2011, siano a disposizione dei cittadini? Si comprende benissimo che un’indagine di questo tipo pubblicata con dati obsoleti anche di 5 anni non ha più ragion d’essere.

Fra l’altro si menzionano solo alcuni indicatori, quali ad esempio le “fratture operate entro due giorni”, le “dimissioni da un reparto di chirurgia senza alcun intervento”, “l’inizio di radioterapia entro 6 mesi dall’intervento”, “il burn-out di un paziente psichiatrico preso in carico con un numero di contatti nell’anno inferiori a 3”, senza sapere quanti e quali siano stati tutti gli indicatori presi in esame.

Una Commissione d’inchiesta dovrebbe avere il doppio scopo di rendere pubbliche le indagini e individuare le soluzioni alle criticità evidenziate.

Ci auguriamo quindi che siano resi pubblici tutti i dati raccolti nelle singole inchieste per sapere, ad esempio, quali servizi di salute mentale sono deficienti di interventi domiciliari, territoriali e riabilitativi, quali eccedono nell’utilizzo del trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

A proposito delle relazioni relative alle nove inchieste, solo in qualcuna si avanzano proposte, ovvero si elencano i buoni propositi che sarebbero necessari, al pari di un dossier giornalistico. L’unica che abbia prodotto un risultato normativo è stata l’inchiesta sugli ospedali giudiziari psichiatrici che ha contribuito a determinarne la chiusura con gravi problemi di gestione degli attuali ospiti.

Relativamente, invece, all’inchiesta sul ricorso alle consulenze esterne nel settore sanitario, ci si sarebbe aspettata una chiara e decisa azione legislativa per bloccare definitivamente questa modalità ampiamente utilizzata al fibe di elargire denaro pubblico e acquisire consenso politico. Invece si riporta solo qualche caso concreto emerso dalle indagini condotte dalla Corte dei Conti. Nulla di nuovo rispetto a quanto ognuno di noi può leggere nelle brillanti relazioni della Corte, come già più volte abbiamo evidenziato.  Cos’altro occorre sapere per perseguire chi attribuisce incarichi di consulenza, camuffati con vari sotterfugi, nonostante vi siano già norme che dovrebbero limitarne il proliferare?

Gli unici dati riportati in 200 pagine di relazione sono quelli della Protezione civile relativi alle strutture di 200 ospedali con indicatori di inagibilità o rischio di collasso. Relativamente alla provincia di Catania presentano gravi deficienze e rischi di collasso i presidi sanitari di Adrano, Caltagirone e Paternò. Sono stati prese decisioni per interventi strutturali a seguito di questa inchiesta? A che punto sono quelli avviati? Stanno procedendo o, come ci risulta in qualche caso, sono stagnanti?

Altro esempio di inchiesta è quella sui fenomeni di corruzione nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, argomento al quale sono state dedicate 33 sedute. Le principali criticità sono emerse con riferimento alle procedure di acquisto di beni e servizi, ovvero, “in casi limite, mediante diretta predisposizione del bando di gara da parte dell’imprenditore favorito, il quale, attraverso i suoi tecnici, redige materialmente l’atto per poi farlo pervenire al funzionario pubblico competente, direttamente o per il tramite di superiori gerarchici o politici interessati”.

Altro nodo rilevato è quello della nomina politica dei direttori generali, così come l’ampia discrezionalità nella nomina dei responsabili di struttura complessa. Che novità! Su questo nessuna proposta legislativa. Perché? Non erano mature le condizioni? Si era sicuri che non si avrebbe avuto alcun risultato in un parlamento che non manifestava alcuna intenzione di ridurre il potere nelle nomine politiche? 

Riteniamo sprecati 20 senatori, con un mandato analogo a quello delle precedenti ultime 5 legislature, che in 191 sedute, 88 riunioni e 57 sopralluoghi, con un potere istruttorio, avvalendosi peraltro di agenti e ufficiali delle Forze dell’Ordine e con dichiarati provvedimenti cautelari, abbiano prodotto un così scarso risultato, senza che le loro conclusioni abbiano avuto un effetto di modifica delle attuali norme al fine di ridurre quelle criticità che già da tempo si denunciano senza avere risposte di ordine legislativo.

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