Un documentario per non dimenticare. E’ quello che è stato trasmesso, il 3 marzo scorso, da TG 2 Dossier, sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, vittima di lupara bianca, “L’enigma dell’omicidio De Mauro” di Francesco Vitale.

De Mauro fu sequestrato a Palermo nel settembre del 1970 e il suo corpo non fu più ritrovato. Con lui scomparve anche una busta gialla che aveva con sé e che era stata notata da tutti coloro che lo avevano incontrato nell’ultimo giorno prima della scomparsa.

Cosa conteneva quella busta? A cosa si riferiva De Mauro quando confidava agli amici di avere per le mani uno scoop che gli avrebbe fatto vincere il premio Pulizer?

Il documentario non dà risposte, riapre piuttosto tutte le domande rimaste irrisolte e lo fa dando la parola ad alcuni colleghi giornalisti, con cui De Mauro lavorava all’Ora di Palermo, alla figlia Franca, ad Angelo Pellino, giudice a latere nel processo (conclusosi con l’assoluzione dell’unico imputato), ai collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo e Franco Di Carlo, a Bruno Contrada che negli anni 90 comandava la squadra mobile di Palermo.

Mentre l’Arma dei Carabinieri, comandata dall’allora colonnello Dalla Chiesa, seguiva la pista di un traffico di droga su cui De Mauro avrebbe indagato, molte altre ipotesi si facevano strada.

De Mauro aveva scoperto qualcosa di ‘definitivo’ a proposito della morte di Enrico Mattei, sulle cui ultime ore di vita stava indagando per conto del regista Francesco Rosi? Lo aveva aiutato in questo l’ingegnere Verzotto che voleva forse servirsene nella sua battaglia contro Cefis, suo avversario e successore di Mattei alla presidenza dell’Eni?

Stava, invece, per anticipare la notizia del golpe del principe Junio Valerio Borghese che si proponeva di sconvolgere l’Italia?

Oppure era venuto a conoscenza delle tangenti, frutto di una mega-evasione miliardaria, pagate da Nino e Ignazio Salvo ai partiti di governo perchè venisse rinnovato l’appalto per la riscossione dei tributi in Sicilia, su cui percepivano interessi altissimi? Di queste tangenti potrebbe avergli ventilato qualcosa il misterioso cavaliere Buttafuoco, consulente finanziario degli esattori siciliani, che dimostrò – a dire della figlia – molta, troppa apprensione per la scomparsa della busta gialla.

E perchè una ipotesi dovrebbe necessariamente escludere l’altra? Come ricorda il giudice Pellino, fu proprio un collaboratore di giustizia a dichiarare che i fratelli Salvo erano coinvolti nell’attentato a Mattei.

Ma c’è un’ulteriore domanda che attende ancora risposta.

Non si è giunti ad una soluzione soltanto per la complessità del caso o piuttosto perchè ci fu la volontà di stoppare le indagini? La moglie di De Mauro parlò, al processo, di un incontro avuto a Villa Bosco Grande con il colonnello Dalla Chiesa: i servizi segreti avevano imposto di fermare le indagini, “bisognava insabbiare, depistare”. Contrada nega questa ipotesi, a differenza di quello che avrebbe detto Boris Giuliano, che non può più parlare perchè venne ucciso anche lui qualche anno dopo.

Ne viene fuori il quadro di una Palermo in cui dominano e si intrecciano interessi oscuri, ma in cui svolge un ruolo importante un giornale coraggioso, l’Ora, che in quel contesto difficile riesce a fare inchieste, ingaggiare battaglie civili, denunciare apertamente la mafia.

Ecco il link per guardare il documentario.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fa487b68-ec65-4180-9da0-b91bf5e58fdf.html#p=

Nota tecnica:

Per la trasmissione di questo video, così come per gli altri, il sito della Rai utilizza Silverlight, un programma elaborato e venduto dalla Microsoft, di cui esistono la versione per Windows e quella per Mac, ma che non gira su sistemi operativi free, su tutti Linux.
È ben strano, e a nostro parere non del tutto corretto, che un sito istituzionale, come dovrebbe essere quello della Rai, tagli fuori così dai suoi servizi tutta la fetta di utenza che si avvale di software libero. Esistono dei sistemi, più o meno elaborati e più o meno funzionanti, per aggirare l’ostacolo, ma sono difficili da applicare e quindi per lo più preclusi all’utente medio. Ciò in ogni caso non cambia i termini della questione: un sito istituzionale deve poter raggiungere l’intera popolazione, e per questa ragione non può basarsi su software che non sia disponibile in modo gratuito per tutte le piattaforme.

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