Uno è nella Chiesa di Santa Maria di Gesù, che sorge appena a ridosso della piazza omonima, nel centro di Catania. Gli altri 24 sono disseminati nelle chiese della Sicilia: sono i crocefissi di Fra Umile, un frate laico francescano del ‘600. Ce li presenta Antonio Piazza, un impiegato comunale di Mojo Alcantara che si è preso la briga di andarli a cercare uno ad uno, fotografarli, catalogarli e presentarceli in un testo che accenna inoltre brevemente alle feste religiose e alle leggende ad essi collegate.

Fra Umile, al secolo Giovanni Francesco Pintorno, naque nel 1601 a Petralia Soprana.

Dopo l’infanzia e la prima giovinezza, trascorse in un lungo apprendistato come intagliatore, nel 1623 divenne frate laico francescano. Entrato in convento non mise da parte sgorbia e mazzuolo, e si dedicò a sbozzare da tronchi di olmi, cipressi, noci, pioppi, abeti, ulivi, peri selvatici, sculture monoblocco ad altezza naturale di crocefissi che ritroviamo ora sparsi per tutta la Sicilia, oltre che in Calabria e Malta.

Sono crocefissi che, come molti altri scolpiti da credenti nello stesso secolo, non vogliono destare in chi li guarda ammirazione per la perfezione delle proporzioni e la bellezza delle fattezze, ma sono fatti per chi, raccolto in preghiera, vede il figlio di Dio soffrire e morire per lui, in un cammino di umiliazione, dolore e solitudine che se guardato con fede, porterà alla purificazione e alla redenzione finale.

L’estimatore di figure sacre li ammirerà non solo per lo studio attento dell’anatomia, ma soprattutto per il realismo vivido delle lividure, delle percosse e delle ferite che ne sfregiano il corpo, per le finiture cromatiche di grande raffinatezza, anche se spesso giunte a noi rovinate dal tempo e dall’incuria e da rovinosi restauri.

Alcuni elementi dominanti e distintivi ‘firmano’ queste opere: la voluminosa corona di spine, le tre ciocche di capelli che scendono sul capo sempre reclinato sulla spalla destra, mentre altre due ciocche poggiano sul collo nel lato opposto, l’ampia ferita sul costato, dove il frate, che fu il primo ad impiegare la ceralacca a questo scopo, ricrea il volume del sangue “ruscellante”, il perizoma legato ai fianchi da una corda a ricordo dell’ordine francescano, le vistose tumefazioni alle ginocchia e ai gomiti, ottenute con l’ausilio della carta pergamena. Si noterà che spesso una o più spine della corona trafiggono il sopracciglio sinistro e talvolta altre parti del corpo.

Sappiamo che fra’ Umile gli ultimi anni della sua vita fu afflitto da un terribile male all’occhio sinistro, lo stesso occhio del Crocifisso che lui trafigge con le spine: la sua fede lo porta ad immedesimarsi nel martirio subito da Gesù sul Golgota, ad addossare “all’Uomo dei dolori” anche le sue sofferenze; nello stesso tempo il mistico frate sa che l’aspetto di umiliazione e morte è sempre unito a quello di resurrezione e glorificazione, e che nell’amorosa contemplazione del sacrificio cruento di Cristo il credente celebra il Suo trionfo, fonte di salvezza per gli uomini.

Fra Umile si spense a Palermo il primo giorno di Quaresima del 1639. Una grande folla si radunò per rendergli omaggio, per vegliare il pio artista che aveva voluto accostare i sofferenti ai piedi del Cristo agonizzante sulla croce.

Tra gli altri accorse Pietro Novelli, già pittore affermato, che ne dipinse il ritratto sul letto di morte, oggi gelosamente custodito nella biblioteca del comune dove il frate nacque.

I crocifissi realizzati sicuramente da questo frate intagliatore immeritatamente trascurato dagli storici dell’arte, sono ritenuti da Antonio Piazza (*) appunto 25, e si trovano nelle chiese di tutte le province siciliane, a volte venerati dall’intero paese, a volte ritenuti miracolosi, altre volte trascurati e lasciati ai tarli ed alla polvere.

(*) Antonio Piazza, I crocifissi di Fra Umile, Fotografia di Roberto Sperlinga, Edizioni Prampolini – Catania, 2010

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One Response to “Fra Umile, un artista dimenticato”

  1. Lodevole iniziativa la documentazione di artisti “minori” e dimenticati. Interessante: mi ricorda quanto quest’arte veicoli l’idea (direi pure l’ideologia) alla base del Cristianesimo, mortificazione del corpo/esaltazione della sofferenza/purificazione dal peccato – che religione triste!

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