Chiesa SS.Trinità dopo restauro

Via Battiato, via Zichichi, avventurosamente nominati da Crocetta assessori a Turismo e Beni culturali. Dentro Sgarlata e Presti? Nell’attesa di saperne di più, l’unica certezza sembra essere la situazione precaria in cui permane la gestione delle risorse turistiche della nostra isola.

Se a questa assenza di governo e quindi di progettualità si aggiungono l’ordinaria incuria con cui viene gestito buona parte di questo patrimonio e i continui tentativi di aggressione cui viene sottoposto dalla speculazione privata e dai cervellotici progetti pubblici, se ne ricava un quadro complessivo certo non esaltante.

Su questa situazione ha di recente fornito ulteriori elementi di preoccupazione la pubblicazione, a cura di Legambiente, della seconda edizione del «Dossier Salvalarte Sicilia sui siti Unesco» che enumera un lungo elenco dei pericoli che stanno correndo i siti siciliani Patrimonio dell’Umanità.

Prima di esaminare la situazione dei singoli siti, il dossier ripropone, peraltro, una questione di ordine generale: la perdita di cospicui finanziamenti già causata dalla mancata applicazione o dal mancato rispetto dei Piani di Gestione dei siti UNESCO. Eppure questi finanziamenti sarebbero tornati utili al miglioramento della gestione e all’incremento dei servizi necessari a valorizzare e rendere più fruibili questi beni.

RFI - progetto raddoppio ferrovia

Tutto ciò vale, in particolare, per Catania e il suo centro storico tardo barocco, per la cui valorizzazione, dopo il riconoscimento dell’UNESCO, nulla è stato fatto, al di là di alcune risibili iniziative private a base di bus e trenini turistici. La stessa tabella che ne dava notizia, posta in prossimità del Palazzo degli elefanti, è stata regolarmente vandalizzata.

Ma il pericolo più grave che incombe su tutto il sito è il persistente progetto del raddoppio ferroviario che prevede almeno tre interventi a dir poco insensati.

Infatti, dopo l’interramento del tracciato fino alla Stazione centrale, è prevista la sua risalita in superficie sugli Archi della Marina attraverso una rampa che deturperebbe la vista del mare lungo tutto il Passiatore, alla quale si aggiungerebbe l’apposizione, come barriera antirumore, di una calotta in plexiglas alta sette metri che nasconderebbe alla vista Palazzo Biscari e l’Arcivescovado.

Il tratto successivo prevedrebbe l’ampliamento dell’attuale tracciato già interrato con rischi gravissimi per una zona di sicuro interesse archeologico e per tutta l’area del Castello Ursino.

Si tratta di un progetto che risale agli anni Settanta ma che, di fatto, costituisce uno dei tanti lasciti velenosi dell’amministrazione Scapagnini che, nel 2003, in qualità di Commissario per l’emergenza nel settore del traffico e della viabilità, firmò un accordo con le Ferrovie dello Stato senza neanche passare dal Consiglio comunale.

L’opposizione a questo devastante progetto ha visto in prima fila la Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, ed in particolare la sezione archeologica diretta dalla dott.sa M.G. Branciforti, con il sostegno di numerose associazioni e comitati civici e anche dell’attuale Giunta comunale.

A questo fronte si è aggiunta ultimamente anche l’Associazione Beni Culturali Patrimonio Mondiale UNESCO, con un documento approvato a Piazza Armerina lo scorso 4 luglio 2012.

Occorre inoltre ricordare che gli oppositori al progetto non si limitano a dire no, ma propongono, in alternativa, che il raddoppio della ferrovia corra in tunnel lungo la linea costiera dalla Stazione centrale,  addentrandosi le lave del 1669, fino alla Stazione Acquicella.

Ciò ne consentirebbe anche l’uso come metropolitana urbana, per collegare, con apposite fermate, la periferia sud al centro storico della città e risulterebbe compatibile con la ricostituzione del rapporto tra la città e il mare.

Il mortale pericolo costituito da questo progetto non è stato ancora scongiurato e la persistente mancata approvazione del nuovo PRG lo rende sempre incombente.

Sempre per quanto riguarda il nostro territorio, l’unica vera buona notizia è data dalle buone probabilità che ha di giungere finalmente in porto il riconoscimento, sempre da parte dell’UNESCO, dell’Etna come bene naturalistico.

La speranza è che anche questo nuovo successo si traduca in concrete politiche di valorizzazione, anche perché non si tratta di atti irreversibili in quanto la mancata attuazione delle raccomandazioni conseguenti al riconoscimento può sempre comportare il rischio di essere estromessi dalla World Heritage List.

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One Response to “UNESCO alla siciliana, la denuncia di Legambiente”

  1. credo che prima di fare progetti di alto o buon livello turistico bisogna tagliare le mani ad alcuni imprenditori catanesi o provenienti dalle remote province dell’isola che hanno messo le mani sulla città e che non intendono mollare. Quando si fanno i nomi di Virlinzi e di Ciancio non si sbaglia o per lo meno ne vengono indicati solo due. In effetti sulla scia di questi predatori tanti altri piccoletti, imprenditori di piccolo calibro, sovente con la fedina penale macchiata, sono indotti ad appropriarsi di aree e suoli pubblici per mettere in mostra le loro bancarelle. Attenti quindi e guardiamoci da costoro. Sono il pericolo n. 1 e Catania non decolla e non vede possibilità di ripresa perchè ha sul collo l’alito di questi predatori o meglio roditori di beni pubblici. Attenti poi alla Sovraintendenza ai Beni culturali. A Catania ha fatto solo danno e gravissimo danno con la gestione del famoso Gesualdo Campo. Quante brutture sono state avallate.Diffidare quindi e pretendeere la presenza di funzionari colti e attenti all’uso dei beni comuni e delle aree della sollettività.

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