Tutto facile e bello nella scelta di concedere gli spazi pubblici ai privati perchè li ‘valorizzino’ con lo strumento del project financing? Così ripete il nostro sorridente sindaco Stancanelli: il Comune risparmia e la cittadinanza se ne giova. Forse, però, le cose non stanno proprio così. Delle insidie presenti nella finanza di progetto ci parla oggi Andrea D’Urso, dottore in  Geografia, offrendoci interessanti spunti di riflessione.

In questi giorni si è acceso un dibattito nella comunità catanese sui lavori di ristrutturazione della piazza Abramo Lincoln ad opera di una nota pasticceria catanese. In particolare il giudizio che è stato dato si è diviso tra chi reputa che i lavori abbiano imbruttito la piazza e chi invece vede un miglioramento estetico significativo di un’ area lasciata all’incuria e al degrado.

Di una cosa si può essere certi, i lavori di riqualificazione della piazza Abramo Lincoln rappresentano un modello di “successo” della collaborazione tra il pubblico (Comune di Catania) e il privato che molti vogliano riprodurre in altri spazi pubblici della città.

La questione però non può essere circoscritta ai meri giudizi estetici, al contrario meriterebbe un approfondimento sugli strumenti adottati (in questo caso il project financing) e sul loro ruolo nella pianificazione urbana di aree pubbliche che in quanto tali appartengono a tutti.

In estrema sintesi il project financing è uno strumento di finanziarizzazione di opere pubbliche al quale i Comuni, fortemente indebitati, fanno ricorso per realizzare opere di interesse pubblico che altrimenti non sarebbero in grado di realizzare.

Detto in soldoni (ma si tratta di procedure assai complesse) il Comune dà in concessione un’area, una piazza, un immobile di sua proprietà ad un privato per un lasso di tempo medio lungo per la realizzazione di un progetto di utilità pubblica a sue spese.

Il privato, a sua volta per avere un ritorno economico del proprio investimento realizza ed esegue i lavori di ristrutturazione o di costruzione sull’area concessa con l’intento di produrre dei profitti (es. parcheggio a pagamento, spazi commerciali da affittare ecc.).

Tutto questo ha un’enorme influenza su come si svilupperanno le nostre città nel futuro e su quello che rimarrà dei nostri spazi pubblici, considerati una volta elemento imprescindibile per la formazione e la tenuta democratica della nostra società (ricordate l’agorà nella polis greca?).

Il project financing è uno strumento che non può essere definito una semplice procedura di privatizzazione, si tratta di una cosa più complessa, un salto di qualità delle politiche urbane neoliberali.

In prima battuta perché si tratta di uno strumento tecnico amministrativo, che non necessita di passaggi e approvazione da parte degli organi democraticamente eletti (es. il consiglio comunale), quest’ultimo viene coinvolto solo nel caso in cui il progetto preveda una variante urbanistica.

In altre parole si tratta di una relazione esclusiva tra uffici tecnici (ufficio di finanza di progetto ) e i privati (i poteri forti?) tutta incentrata sulla remuneratività dell’opera che non lascia spazio a nessuna forma di partecipazione e formazione delle decisioni da parte degli abitanti.

L’opera in questione deve solo essere inserita nel “programma triennale delle opere pubbliche” del Comune per poter essere oggetto di una procedura di Project financing, “un libro dei sogni” come disse un consigliere comunale, dentro il quale si trova di tutto.

In secondo luogo, con queste procedure si conferisce al privato un potere eccezionale in termini di progettazione e programmazione urbanistica, le cui scelte che riguardano i cittadini e il loro rapporto con la città saranno subordinate alle logiche di mercato che il privato è costretto ad inseguire.

Non solo: il ruolo delle banche, prime finanziatrici dei privati, è abnorme. La banca entra nel merito della progettazione dell’opera in quanto deve difendere il proprio capitale investito, e influenza notevolmente le scelte imprenditoriali del privato esecutore dei lavori.

Un caso emblematico è quello di Piazza Europa, il cui progetto iniziale prevedeva la realizzazione di un parcheggio interrato, successivamente modificato su pressione della Monte dei Paschi, finanziatrice dell’opera, che riteneva l’operazione poco redditizia rispetto all’investimento.

Il progetto, pertanto, è stato modificato concedendo al privato (Virlinzi e Ciancio) la possibilità di costruire spazi commerciali nell’area sovrastante i parcheggi. La vicenda paradossale riguarda il sistema di garanzia data dai Virlinzi alla banca. L’imprenditore catanese, infatti, ha posto il diritto di superficie degli spazi commerciali a garanzia dei prestiti emessi dalla banca, in altre parole il privato ha impegnato qualcosa che non gli appartiene ma che gli è stato dato solo in concessione.

Infine, un ultimo punto riguarda la leggenda dell’abbattimento dei costi da parte delle pubbliche amministrazioni grazie al Project Financing. Uno studio della Bocconi del 2009, certamente non contraria a queste tipologie di procedure, affermava: “ l’inesperienza della P.A. e l’urgenza di realizzare investimenti infrastrutturali hanno spesso determinato lo sviluppo di operazioni che hanno comportato costi maggiori rispetto ad altre soluzioni”; per non parlare, sempre secondo questo studio, della bassa percentuale di progetti aggiudicati rispetto a quelli messi a bando (solo il 12% tra il 2005 e il 2009).

Insomma dovremmo abituarci sempre più a dover usare gli spazi pubblici circondati da cartelloni pubblicitari, obbligati a consumare un gelato o ad acquistare una camicia. Chissà se nell’agorà greca si trovava un chiosco di bevande per rinfrescare la gola degli oratori tra un discorso politico e un altro…

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8 Responses to “Perché il project financing fa male alla città”

  1. salvatore castro
    aprile 4th, 2013 at 12:44

    chiara ed efficace trattazione di un tema di apparente poco conto ma che a Catania ha raggiunto vette inimmaginabili anche nella più funesta previsione.Purtroppo la diffusa impotenza verso i centri di potere costringe le persone, Noi, a “sentire a pelle” una ingiustizia e reagire contro il “visibile” che, come nei casi citati, nasconde un invisibile interesse privato ad alto contenuto di a-socialità.
    le parole d’ordine rimangono: l’uso improprio dei termini finanziari anglosassoni, spesso tradotti letteralmente come fosse inglese parlato e la parcellizzazione degli scenari in modo da far correre di quà e di la quanti cercano il senso del giusto e l’applicazione del diritto come delle galline impazzite.

  2. Esemplare! Da diffondere !!!

  3. E si deve sorvegliare, ok Piazza Lincoln è stata ristrutturata ma a quale costo? cementificazione totale, trappole per le caviglie ovunque, panchine pericolose per i bambini, faretti che sparano altezza occhi o sugli automobilisti i passaggio. Mattonelle messe male, quote non rispettae. Veramente realizzata male e progettata peggio.

  4. E’ stata una frode. La colpa o il dolo è nell’assessore che l’ha autorizzata e nel privato che ne vuole trarre profitto.Ma C e G non sa che perderà pure i clienti.

  5. Ineccepibile come sempre l’approfondimento degli amici di Argo.
    Una piccolissima esplicitazione: il “caso Piazza Lincoln” è giuridicamente riconducibile alla fattispecie della “sponsorizzazione”.

  6. gradirei che mi venisse spiegata nei particolari la differenza tra il Project financing e la sponsorizzazione.Trovo l’operazione di Piazza Lincoln di carattere delinquenziale per la mostruosità realizzata e per il pregiudizio arrecato all’interesse pubblico su una piazza e cioè su un’area destinata all’uso pubblico come passeggio, area a verde e…..punto e basta. Il privato che si appropria dell’uso esc lusivo della piazza per 23 giornale all’anno commette un grave errore perchè la ” piazza” non è interscambiabile. Non si può dare l’uso di una piazza ad un privato solo per il fatto che si ammette lo stesso privato a fare opere di miglioramento.Ecco forse ha ragione Mirko Viola che parla di sponsorizzazione a preferenza di Project financing.Tuttavia penso che l’area della piazza proprio perchè naturalmente ” pubblica” non può essere sotratta all’uso del cittadino per cui ha commesso un grave errore il Sindaco o chi per lui se ha inteso concedere l’uso esclusivo per alcuni giorni all’astuto gelataro che vorrebbe fare affari su un piccolo tratto di spazio pubblico , inquinato e mal combinato. Io certo non andrei a consumare neanche un caffè in quel sito. Se ne vergogni l’imprenditore C e G e se ne vergogni ancora di più Stancanelli che ha autorizzato un intervento veramente disdicevole per l’interesse pubblico. Da qui a chiedere i voti per la prossima canbdidatura ce ne corre. Non gli darei la minima attenzione e lo farei fuori proprio volentieri.SE Stancanelli intende gestire in tal modo gli spazi pubblici, in verità molto modesti, se ne stia a Regalbuto. Non venga ad amministrare Catania. Lasci a Caserta il compito di dimostrare di essere un cittadino solerte e capace di comprendere il valore dei BENI COMUNI e fra questi di quelli definiti DEMANIALI. Ho l’impressione che il prof. Caserta abbia la capacità di capire e di scegliere quali fra i beni di proprietà pubblica possono essere privatizzati a dato in pasto ai PREDATORI AA DEL PATRIMONIO PUBBLICO. Per piazza Europa è stato commesso un vero e proprio reato che definirei impropriamente ” furto con destrezza”. I politici di turno hanno abboccato all’amo e sono caduti nella rete. I PREDATORI DELLA CITTA’ HANNO VINTO. MA CREDO PER POCO. Se si profila all’orizzonte un altro Crocetta possono fare le valige ed emigrare nel Congo.

  7. Non consegniamo Catania ad Enzo Bianco e la Sinistra di Sel,NoTav centri sociali,anarchici,atei,e anti cattolici.

    Catania non può’ tornare in mano ad Enzo Bianco che la prima cosa che vuol fare e’ dare la cittadinanza a immigrati e fondi e case per rom
    Io sono un moderato,e voterei qualsiasi persona tranne Enzo Bianco una persona,che dall’apparenza
    mite,ma dentro arrogante basta vedere come si e’ imposto a candidato di Catania,senza primarie,per non parlare dello scandalo Lusi e la Margherita dove e’ stato coinvolto.
    Io credo che davvero votare Enzo Bianco sarebbe tornare indietro e dare Catania in pasto ai centri sociali e no tav,che spaccano vetrine,imbattono le chiese,assaltano le banche,ecco questi sono la gente che c’è’ dietro Enzo Bianco.
    Le politiche di Enzo Bianco sono aumentare la Tarsu,Imu per dare i fondi sociali ai rom? Oppure comprare i fiori ? Questo sarebbe un Sindaco per Catania? Per non parlare dei fallimenti come Ministro degli Interni con lo sperpero di centinaia di milioni di lire all’epoca per i braccialetti per i detenuti ?divento la barzelletta d’Italia.
    Io anche se non sono di destra,voto Raffaele Stancanelli un uomo onesto e per bene,anche essendo un uomo di destra ha sempre dialogato con tutti,e si preso l’onere di salvare Catania,non mollando per andarsene a Roma,come ha fatto Enzo Bianco
    W RAFFAELE STANCANELLI W SANT’AGATA

  8. io voto il prof. CASERTA perchè ritengo sia una persona più adatta anche intellettualmente per capire il valore dei BENI COMUNI e perchè si debbono rispettare. Vi invito inoltre a studiare il grande imbroglio racchiuso nelle ” aree risorsa” previste nel piano regolatore. Per fortuna pare che le abbiano escluse ma è una vera e propria truffa che un noto legale catanese, ormai vecchio, è riuscito a fare approvare in sede nazionale. E’ una truffa. Studiate le aree risorsa e poi riflettete. Bianco non ha la capacità e la cultura di capire l’imbroglio delle aree risorsa.

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