Nel panorama musicale catanese quella dei Caftua si colloca tra le formazioni più longeve. Nata nella splendida temperie degli anni Ottanta – quella, per intenderci, che indicava in Catania una specie di “Seattle italiana” per i fermenti che vi si agitavano -, la band diretta dal cantante e chitarrista Orazio Russo, con il bassista Giacomo Nicolosi e il batterista Paolo Scuto a formare il nucleo essenziale, da oltre un quarto di secolo vive una propria vicenda artistica, senza sdegnare le collaborazioni professionali ad ampio raggio, ora con questo ora con quell’artista.

Per il proprio conto i Caftua portano avanti un modo di fare rock che ben amalgama un suono corposo e deciso con un testo che vuole sempre avere una certa pregnanza di significati.

Il loro nome, nella prima versione “Coftwa” con i puntini della dieresi sulla “o”, compare per la prima volta nel 1986 nella compilation “095 Codice interattivo” che, prodotta da Rock 86, raccoglie il meglio della musica catanese del momento. “Sbagliavano la pronuncia del nostro nome – ricorda Orazio Russo -. Una mia amica sosteneva che fosse una parola russa, ma non ne sapeva il significato. Dovendo imporci una denominazione, scegliemmo questa, presto cambiata in Caftua. Ci piaceva il suono”.

Il gruppo partecipa a festival e a stage internazionali, facendosi conoscere, apprezzare e premiare. Nel 1991 esce il primo lavoro autoprodotto, “Esodo”, al quale collabora una giovane corista, Carmen Consoli, destinata a diventare grande star.

Nel 1995, i Caftua hanno già una scaletta di brani pronta per un disco e cercano un produttore. Lo trovano in Marco Spampinato, che propone loro la distribuzione come allegato alla sua rivista “Sotto il vulcano”. Anzi, sarà proprio questo il nome dell’album. “Per ricambiare – ricorda Russo – scrissi un testo con lo stesso titolo della rivista di Marco, un attacco contro la Lega, che voleva dividere l’Italia fra Nord e Sud. È uno dei miei testi più politici”.

In un altro brano, “Come mai”, con Luca Madonia a duettare con Orazio, i Caftua affrontano la vicenda occorsa a Nicholas Green e il tema della donazione degli organi.

“Cerco sempre di osservare il mondo circostante – continua Russo – e sono convinto che un artista abbia il dovere di occuparsi di problemi che riguardano tutti, con lo scopo di suscitare un pensiero in chi ascolta”.

I temi civili sono prerogativa della formazione, che realizza un suo progetto, nel 2005, in collaborazione con l’associazione “Nessuno tocchi Caino”: il brano portante del singolo e del successivo album, “L’ultimo giorno” è una vibrante condanna della pena di morte. Il disco contiene un videoclip, diretto dal regista catanese Giorgio Bruno, interpretato da Nino D’Agata, attore catanese protagonista, tra l’altro, di numerosi film e serie televisive.

Al momento i Caftua stanno ultimando il mixaggio dei brani che andranno a costituire la playing list del nuovo album, “Morgana”. Tra breve uscirà il singolo, quindi un mini-cd con quattro brani per saggiare il mercato, ad anticipare l’album completo prima della prossima estate. “Abbiamo pronti ben sedici brani. Tutto nascerà a conclusione di un work in progress. Qui non c’è un tema sociale di spicco. È un disco intimista, dentro ci sono l’amore, il sentimento, la sofferenza nelle sue varie forme”.

La collaborazione di turno sono andati a trovarla fuori dall’ambiente catanese, nel grande Ivan Cattaneo, star del glam-pop degli anni Ottanta, con il quale hanno anche fatto una tournée. Sembra che sia stato evocato. Ivan si materializza attraverso una telefonata che s’inserisce nell’ultima parte della nostra conversazione. Orazio ce lo passa per un saluto. “Che bello! Ho fatto una bellissima esperienza, in Sicilia – ci dice Ivan Cattaneo -, spero che la nostra collaborazione continui e che si possano fare tanti altri concerti insieme. Io sono intervenuto nel loro disco, loro canteranno nel mio…”

“Ivan è molto più di quello che conosce il grande pubblico – puntualizza Orazio Russo, chiudendo la comunicazione -, è un artista a tutto tondo, scrive, dipinge, gira video… Negli anni Ottanta era avanti su tutti. Abbiamo duettato in ‘Ibrido’ ed è nata una grande amicizia. È un ragazzo umile e meraviglioso”.

Nello Pappalardo

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