Giovani e lavoro, un binomio difficile oggi in Sicilia, quasi impossibile. Ce lo conferma la  testimonianza di Gianfranco, uno studente universitario che ha fatto l’esperienza del lavoro a progetto, conclusa dal licenziamento. Per lui, che vive ancora in famiglia, non ci sono state conseguenze drammatiche, ma non per tutti -purtroppo- è così.

Vi è mai capitato di cercare lavoro? Non che io abbia una famiglia da mantenere, ma a 20 anni, studiando all’università, qualche spicciolo in tasca fa sempre comodo per fare benzina, uscire, ricaricare il telefono, magari togliersi qualche sfizio. Ad ogni modo, chi lo ha cercato, avrà sicuramente avuto serie difficoltà a trovarlo.

Cercarlo è facile. Basta distribuire curricula a destra e a manca, come volantini, e consultare annunci online, ma il problema è riuscire a trovarlo, l’impiego. La strada diventa in discesa se per caso si conosce qualcuno… non dico per forza un politico potente o un magnate di qualche genere, ma basta qualcuno che è “già dentro”, prende il vostro curriculum, lo mette davanti al responsabile del personale e gli chiede, gentilmente, di chiamarvi a lavorare… beh, in sintesi, mi è capitato questo.

L’azienda in questione non è altro che il call center Almaviva Contact di Misterbianco. Qui ci sono centinaia di persone che lavorano con diverse mansioni e per diversi clienti (Enel, Wind, Mediaset premium, Tele tu, Vodafone ecc), anche se la gestione del personale è comunque di Almaviva.

Esistono vari tipi di contratti lavorativi: ci sono i dipendenti con stipendio fisso a tempo indeterminato, gli interinali con stipendio fisso e contratto a termine, e i LAP (lavoratori a progetto), per l’appunto, con contratto a breve scadenza, nessun salario fisso e nessun diritto, né di ammalarsi, né di avere le ferie pagate, né i contributi versati. Una sorta di lavoro in nero, con retribuzione a cottimo, autorizzato dallo Stato.

Il servizio assegnatomi è stato, per un anno e mezzo, per conto del noto gestore Vodafone. Posso reputarmi fortunato, perché non sono capitato al settore vendite (i ragazzi che chiamano almeno una volta al giorno e contro i quali imprecate) ma al back office, ossia alla verifica e successiva attivazione dell’offerta acquistata al telefono o dal sito internet.

Devo dire che questo lavoro era fantastico… sì, non avevo uno stipendio fisso.. ma non avevo neanche un orario da rispettare, il che mi faceva molto comodo per andare a lezione o studiare. Inoltre in questo servizio si poteva lavorare fino a mezza notte, appunto perché non serviva parlare al cliente ma si faceva tutto in remoto con un programmino che gestisce tutte le sim in circolazione e quelle ancora da attivare.

Il salario si costruiva giorno dopo giorno in base al numero di pratiche correttamente lavorate. Ogni pratica andava dai 0,90 centesimi lordi per veloci verifiche di pratiche in cui si controllano i documenti, il passato fiscale (se risulta che il cliente abbia frodato, abbia subito protesti ecc), la modalità di pagamento, ai 3,60 per attivare pratiche in cui si impiegavano 45 minuti per attivare linee fisse e mobili con promozioni, penali e rate.

Quindi, lo stipendio dipendeva molto dal numero di ore in cui si lavorava (si poteva lavorare dalle 9 ore alle 24 no stop) e dalla velocità con cui si lavorava (numero di pratiche complete in un’ora). Io arrivavo ad una media di 350-400 euro al mese facendo 4- 5 ore al giorno 3-4 volte a settimana, per motivi di studio. Pochi ma buoni.

Per poter fare questo lavoro, bisogna avere il diploma, ma lì dentro metà dei LAP era laureata e molti anche specializzati, e questo, per uno studente, non è molto rassicurante, anzi…

A queste condizioni lavorative, chiunque si aspetterebbe di trovare ragazzi tra i 20 e 30 anni, invece l’età media dei LAP era molto superiore, con picchi di 55-60 anni. Tanti i padri e le madri di famiglia che, non trovando nulla, si accontentavano. Molti di loro facevano gli stacanovisti (9-22) ma non ottenevano stipendi eccelsi.

A parte queste persone, la maggior parte dei lavoratori non arrivava ai 1000 euro e, di tutto il personale, ¾ dell’operativo era LAP. Quindi sfruttamento allo stato puro. Almaviva guadagnava i milioni che gli servivano, pagava regolarmente tutti i lavoratori con bonifico sul conto l’ultimo giorno del mese, versava un/quarto dei contributi dovuti, cioè 3 mesi di contributi ogni anno di lavoro, non pagava ferie né malattie. E questo è permesso sia dallo Stato sia dai lavoratori, che non hanno un’alternativa.

All’inizio, i nostri contratti venivano rinnovati mensilmente, e ogni volta c’era il panico perché non si aveva nessuna certezza. Con il governo Monti, poi, l’azienda ha avuto paura che il giocattolino stesse per rompersi, in quanto sarebbe stato abolito il lavoro a progetto, così ci diedero un maxi rinnovo di 8 mesi fino a febbraio 2013.

Il contratto di LAP, così come descritto, non esiste piu, non c’è più il lavoro a cottimo… tuttavia, fatta la legge, trovato l’inganno. Il 28 febbraio, giorno di scadenza del contratto “lungo”, ci fu una cattiva sorpresa per tutti: licenziamenti per alcuni e la proposta, per altri, di continuare a lavorare con uno stipendio fisso che si matura ‘lavorando’ 40 pratiche al giorno, in 4 ore, dal lunedì al sabato, nell’orario deciso dalla ditta. Se non si raggiunge l’obiettivo, lo stipendio diminuisce e si rischia il posto (che comunque non è né fisso né sicuro) perché non si è produttivi.

Come avrete intuito, io entrai a far parte della massa che perse il posto con il maxi licenziamento. Si interruppe così la mia piacevole esperienza di LAP. Quel tipo di lavoro, infatti, nonostante tutto, mi piaceva. Ho imparato come funziona il sistema Vodafone, ho conosciuto tanta gente, ed era bello ricevere quel bonifico mensile.

Mi dispiace, però, che lo Stato permetta un tale trattamento per i lavoratori. E le stesse aziende non è detto che non si avvantaggerebbero se regolarizzassero i lavoratori con contratti a tempo indeterminato invece di cambiare continuamente il personale, permettendo -tra l’altro- a molte persone di avere informazioni sul funzionamento di alcuni meccanismi interni.

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