Pubblichiamo oggi la testimonianza di una giovane donna che ha deciso di dedicare agli ‘ultimi’, ai più deboli, una parte del proprio tempo. E’ diventata una ‘volontaria‘ quasi per caso perchè, come spesso accade nella vita, è stato un incontro a farla decidere. E’ iniziata così una esperienza che ci viene raccontata senza retorica, quasi con leggerezza, e con grande sensibilità.

Un incidente automobilistico mi ha portato diritta alla Locanda del Samaritano, una casa di accoglienza fortemente voluta da padre Valerio di Trapani, ex direttore della Caritas di Catania.

Al tamponamento con due volontari della Caritas, ed al successivo incontro per sbrigare le procedure dell’assicurazione, è seguito il loro invito ad andarli a trovare una sera alla Locanda; questo mi ha permesso di conoscere una realtà diversa ubicata a pochi passi da casa mia.

Ho tenuto duro per un po’, poi però, quando anche un’amica mi ha detto che vi si recava a dare lezioni, ho capitolato e mi sono offerta come volontaria. Pensavo di fare l’insegnante, rispolverando una laurea che giace inutilizzata da decine di anni ed invece… avevano bisogno di una cuoca.

“Sai cucinare?” mi ha chiesto speranzosa la responsabile – “Figurati, ho tre figli ed un marito, lo faccio ogni giorno da 20 anni!”.

La risposta è stata accolta con soddisfazione, ed eccomi qui, cucino una volta a settimana per i 30 ospiti della locanda e per i 30 uomini del dormitorio situato in un altro stabile. Mi aiuta, a turno, uno dei residenti della casa.

Ma chi vive in questo grande stabile situato nel cuore della Catania vecchia?

Il periodo di accoglienza, fissato entro un massimo di 6/8 mesi, si rivolge a tutti quelli che hanno un progetto per il futuro ma hanno bisogno di un aiuto per superare ostacoli temporanei.

Ci sono ragazze africane con bambini piccoli, adolescenti magrebini che si dividono tra scuola, ricerca di lavoro e file interminabili per ottenere i documenti di cui necessitano, donne slave, con figlie al seguito, che lavorano, ma non abbastanza o da abbastanza tempo per poter affittare una stanza da qualche parte, ma anche famigliole italiane sfrattate, che non sanno dove altro andare e attendono di trovare un nuovo alloggio, e donne in fuga da mariti violenti.

La vita è quella di una normale casa: alcuni lavorano e tornano la sera stanchi, i ragazzini fanno i compiti, i grandi fanno i turni alla reception, il volontario del momento si occupa di tenere un po’ tutto sotto controllo, di accogliere e registrare i nuovi arrivati, di sbrigare i vari compiti amministrativi.

Quando arrivo trovo scritto sulla lavagna, a seconda di quello che c’è in dispensa, il menù della sera. Molte volte ci consegnano doni: pesce, sacchi colmi di verdure, forme di formaggio, altre volte ci si arrangia con pacchi di verdure surgelate, pasta e legumi, uova. E mentre si aspetta che l’acqua bolla ed il sugo sia pronto, si chiacchera e si fa amicizia con l’aiutante di turno e con quelli che spuntano in cucina per dire la loro su quello che stiamo cucinando o solo per scambiare due chiacchiere.

Giovani donne che studiano da mediatrici culturali ed assistenti sociali vengono qui a fare i loro stages, e anche qualcuno del dormitorio viene a passare in locanda i suoi lunghi pomeriggi, perchè dal dormitorio devi andare via al mattino presto e puoi rientrarvi solo la sera, mentre la locanda è una casa vera e ti accoglie tutto il giorno.

Il cibo per il dormitorio deve essere pronto per le 20; lo mettiamo nei contenitori, poi un volontario munito di macchina si occupa di recapitarlo. Mezz’ora dopo, mentre i più giovani apparecchiano le tavole, mettiamo nuovamente la pasta in pentola e mentre tutto il resto è in caldo nel forno, mi sfilo il grembiule e mi congedo, alcune volte soddisfatta dell’operato, altre dubbiosa, altre volte francamente orripilata perché non sono riuscita a rintuzzare le fantasiose iniziative gastronomiche del mio aiutante. Io vado, molti ringraziano, altri m’invitano a restare a mangiare con loro, il volontario appena arrivato si occuperà della cena e passerà la notte in locanda.

La maggior parte delle persone che vive lì riesce nonostante i tanti problemi ad essere gentile ed accogliente, i giovani scherzano rumorosamente tra di loro, flirtano con le ragazze e le giovani stagiste, ascoltano musica impossibile a volume troppo alto, i bimbi vengono in sala pranzo attaccati alle loro mamme e sono subito oggetto di scherzi affettuosi e dei dispettucci che ogni adolescente riserva ai fratelli più piccoli.

A turno gli ospiti si occupano del mènage della casa: pulizia delle stanze, lavatrice, piatti.

Uno psicologo viene a trovarli, li ascolta, parla con loro e cerca di motivarli affinchè la locanda non diventi un “parcheggio”, ma un luogo dove raccogliere le forze per poi ripartire nel mondo, con una vita, si spera, un po’ meno difficile.

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