Venerdì 12 aprile, alla Camera del Lavoro di Catania, è stato presentato il saggio di Luigi Savoca: “La Democrazia del Grillo. Riflessioni sulla crisi dei partiti (della sinistra), la democrazia rappresentativa, le nuove forme di democrazia diretta”. Un’occasione per riflettere sui profondi mutamenti avvenuti nel Paese dopo le ultime elezioni politiche.

Presente l’autore, hanno animato la discussione Graziella Priulla, docente universitaria, Gabriele Savoca, Associazione Nike e Ornella Bertorotta, senatrice del Movimento5Stelle.

Priulla ha ricostruito i cambiamenti avvenuti negli anni novanta, quando, utilizzando una sicuramente discutibile e strumentale contrapposizione fra vecchio e nuovo, si è progressivamente affermata una visione della politica sempre meno legata a progetti e programmi, e sempre più simile ai meccanismi propri dell’offerta pubblicitaria. Una politica spettacolo, “pop”.

Una svolta caratterizzata, insieme, dall’uso di un linguaggio sempre più volgare, funzionale a ‘parlare alla pancia’ della popolazione, semplificando problemi e soluzioni, e dalla delega a un capo carismatico. E’ la storia del berlusconismo che, secondo Priulla, ha, da questo punto di vista, molti elementi di contatto con il grillismo.

Capo carismatico, partito azienda, visione dicotomica della realtà (noi contro tutti gli altri), esibizione del corpo (con il canotto fra il pubblico, a nuoto nello stretto di Messina). Ancora, non definirsi né di destra né di sinistra, attaccare i sindacati e, infine, utilizzare meccanismi di discussione e decisionali, la rete, solo apparentemente democratici e aperti a tutti.

Al contrario, per la docente, occorre ricostruire, all’interno delle forme della democrazia rappresentativa, spazi aperti e ‘paritari’ di discussione e decisione, perché la politica richiede competenza e la complessità del presente ha bisogno di risposte all’altezza dei problemi, non di scorciatoie populiste.

Gabriele Savoca, ricordando la celebre intervista di Scalfari a Berlinguer (1981), nella quale il leader comunista denunciava la degenerazione dei partiti “macchine di potere e di clientela […] Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi”, ha collegato a questa ingombrante e totalizzante presenza l’attuale difficoltà per i giovani di pensare alla politica come mezzo di espressione e realizzazione dei propri ideali.

Ha concluso invitando i 5Stelle a lavorare per ciò che porta effettivamente verso il cambiamento, invece di privilegiare gli interessi del Movimento.

Ornella Bertorotta, autodefinitasi senatrice per caso, in una sala che, in maggioranza, avrebbe preferito che il Movimento avesse detto sì Bersani, ha ribadito il modo di funzionare dei “grillini”.

  • Regole generali: no al finanziamento pubblico dei partiti e massimo due legislature, per evitare di fare della politica un mestiere.
  • Dibattito interno: contatti diretti senza filtri, discussioni aperte per decidere, ma alla fine, la scelta della maggioranza vincola tutti, disponibilità ad ascoltare le “richieste dal basso” per individuare collettivamente le stesse battaglie parlamentari.

Si è detta, infine, più interessata all’ascolto che all’esposizione di progetti e programmi, perché si tratta di collaborare fra eguali.

Ultimo intervento, quello dell’autore. Luigi Savoca, in premessa, ha voluto ricordare che non sempre ciò che si presenta come nuovo è effettivamente tale. Per esempio, la battaglia contro il finanziamento pubblico dei partiti ha radici lontane. Fu, infatti, Democrazia Proletaria, una formazione nata dalle lotte del ’68, a proporre un referendum per abolirlo.

Una precisazione utile per riportare il dibattito su ciò che realmente sta accadendo. Da qui l’invito a spostare la discussione dalla “politica degli accordi e delle alleanze” alla riflessione sulla crisi e sui drammatici effetti che sta determinando. A discutere sulla debolezza degli stati nazionali, che sono stati in gran parte espropriati (si pensi al fiscal compact) del diritto di decidere sulle loro stesse scelte interne.

Da qui una critica ai 5Stelle che, secondo Savoca, pur individuando i meccanismi degenerativi in atto, rischiano, rifiutandosi di contribuire al cambiamento possibile, di ridare fiato, al di là delle loro intenzioni, alla peggiore politica.

E, per evitare il peggio, ha concluso, visto che va sfatato il mito di una società civile che, in quanto tale, è migliore di quella politica, non si può fare a meno della democrazia rappresentativa.

I tanti interventi del pubblico hanno confermato quanto su tutti questi temi ci sia voglia e necessità di confrontarsi e discutere, e quanto sia complessa e articolata una tale discussione.

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One Response to “La democrazia del Grillo”

  1. Il Dott. Savoca ha detto una falsità, anzi una “mistificazione” per la precisione:
    è vero che altri prima del moVimento hanno combattuto contro il finanziamento ai partiti (ovvietà) ma ha “stranamente” dimenticato di dire che il moVimento è nuovo in quanto RINUNCIA ai rimborsi elettorali.

    I detrattori hanno ormai le armi spuntate e molto sgamate.

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