Il mare della Sicilia non diventerà una groviera, non sarà più trivellato. E questo per parecchi motivi. Lo Stato non può più e la Regione non vuole, almeno per ora, concedere alle compagnie il permesso di trivellarne i fondali. O almeno così dovrebbe essere.

Andiamo con ordine. In virtù di una recentissima sentenza della Corte costituzionale lo Stato non può scavalcare la volontà delle Regioni ma deve concordare con esse le decisioni nelle materie di competenza concorrente. Sempre. Non può più ignorarne il volere nemmeno in presenza di «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», e neppure «per evitare un grave danno all’Erario». Nemmeno in caso di urgenza.

Con la sentenza del 15 marzo scorso la Consulta cancella, infatti, la strategia energetica nazionale voluta dal ministro Passera e volta a rendere rapidi ed economici tutti i passaggi burocratici e procedurali necessari a cercare, trovare e sfruttare le riserve petrolifere nazionali.

L’articolo 61 , comma 3 del cosiddetto decreto Semplifica Italia prevedeva, invece, che “in caso di mancato raggiungimento dell’intesa richiesta con una o più Regioni per l’adozione di un atto amministrativo da parte dello Stato, il Consiglio dei Ministri, ove ricorrano gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali ovvero per evitare un grave danno all’Erario può, nel rispetto del principio di leale collaborazione, deliberare motivatamente l’atto medesimo, anche senza l’assenso delle Regioni interessate, nei sessanta giorni successivi alla scadenza del termine per la sua adozione da parte dell’organo competente”. L’articolo riguarda anche le richieste di concessioni per ricerca e produzione di idrocarburi, che prevedono l’intesa della Regione interessata.

Fin qui lo Stato. E la Regione Sicilia? Mentre il ministro dell’ambiente Clini dà l’Ok alla Northern Petroleum, il presidente della Regione Sicilia si dichiara decisamente contrario alle trivelle.

Lo ha fatto nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Crocetta e l’assessora all’Ambiente Mariella Lo Bello si sono impegnati su due fronti. Il primo è quello di usare gli strumenti amministrativi già esistenti, il secondo è quello di portare avanti un’azione politica mirante a una nuova intesa Stato-Regione utile a limitare i programmi delle compagnie petrolifere.

La compagnia inglese interessata al Canale di Sicilia ha presentato uno studio ricco, secondo molti, di lacune, di qui pro quo e, tout court, di errori. Unico fan della relazione il ministero dell’Ambiente. Contrari le associazioni ambientaliste e il governatore Rosario Crocetta, che ha garantito un “immediato e deciso sostegno nella battaglia contro le perforazioni offshore nel mare siciliano”.

Secondo Greenpeace, Agci-Agrital, Stoppa La Piattaforma, LegaCoop Pesca e Touring Club, lo studio della Northern Petroleum è frutto di “uno scandaloso copia e incolla da un’altra analisi presentata in Puglia”. A riprova di ciò, tra l’altro, il riferimento all’altezza delle onde nelle acque di Agrigento misurata da una boa posta al largo di Monopoli, in provincia di Bari.

Da segnalare che proprio la costa agrigentina che tanto interessa alla compagnia Nothern, ha una superficie marina di oltre 1.300 chilometri quadri dove si riproducono nasello, gambero bianco e acciuga del Canale di Sicilia. Un’area il cui perimetro dista tra i 5 e i 30 chilometri da ben sei siti di Interesse Comunitario.

Anche l’assessora all’Ambiente, Mariella Lo Bello, conferma “l’intenzione di presentare osservazioni contrarie al progetto della Northern e di convocare un tavolo tecnico sulle trivellazioni che sarà riunito almeno tre volte, una prima forse già il 2 maggio. Vi parteciperanno la stessa assessora Lo Bello, le associazioni ambientaliste e una rappresentanza di sindaci siciliani. E nei giorni scorsi anche la Camera del lavoro di Ragusa in una conferenza stampa aveva denunciato il decreto CrescItalia che, in sostanza, avrebbe sbloccato di fatto, le pratiche di autorizzazione congelate nel 2010.

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One Response to “Interviene la Consulta, no alle trivelle facili”

  1. E qui “stranamente” vi dimenticate di citare il presidente della commissione Trizzino che si è speso tantissimo in questa battaglia. Guardacaso del moVimento 5 stelle.

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