60 miliardi l’anno è il costo della corruzione in Italia. A riportarlo è stata il sostituto procuratore di Bari, Desirée Digeronimo, ospite in un incontro organizzato per gli studenti della Scuola Superiore di Catania nell’ambito dei percorsi di apprendimento.

Si è parlato della legge 190 del 2012 (detta legge anticorruzione) a partire dalle raccomandazioni europee del 1999 e di come il risultato normativo non sembri adeguato a invertire l’andamento di un fenomeno che non conosce crisi.

L’assenza di disposizioni sull’autoriciclaggio, sul falso in bilancio e sulla “corruzione liquida” (dove l’oggetto dello scambio non è denaro, ma una nomina o un incarico che può essere anche non immediato) rende questa normativa un intervento di mera facciata.

E come interpretare diversamente l’articolo che prevede la nomina di un “addetto” al piano anticorruzione all’interno di ogni pubblica amministrazione, nominato dallo stesso direttore generale che dovrebbe essere, nello stesso tempo, oggetto della sua attività di verifica? A questi soggetti nominati, che potrebbero essere chiamati a rispondere qualora non individuino i settori a rischio e i meccanismi per evitare fenomeni di corruzione e concussione, il sostituto procuratore consiglia di sottoscrivere una assicurazione sui rischi.

Fino a quando – afferma Digeronimo – non si realizzano interventi che

  • risolvano il conflitto di interessi,
  • rendano la Pubblica amministrazione meno “bizantina”,
  • riducano gli spazi politici nelle nomine aziendali (attuale spoil system),
  •  rivedano i tempi stretti di prescrizione
  • prevedano un maggior utilizzo delle intercettazioni telefoniche e ambientali,

si è destinati a registrare una maggiore presenza di questo fenomeno rispetto agli altri paesi.

La centralità di questi aspetti emerge anche nella recente relazione del Presidente della Corte dei Conti della Regione Sicilia Luciano Pagliaro, in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario: “I fenomeni di corruzione e di concussione nella Pubblica amministrazione siciliana hanno assunto caratteri di sistematicità e vastità”.

Con rifermento all’attività del 2012, nella quale sono state pronunciate 100 sentenze di condanna, 22 di assoluzione e 22 ordinanze istruttorie, si legge: “Le più ricorrenti tipologie di danno oggetto dei giudizi riguardano quelle connesse a fattispecie penalmente rilevanti (peculato, corruzione, concussione), danni relativi all’esecuzione di lavori pubblici, incarichi di consulenza conferiti illegittimamente, percezione indebita o uso distorto di contributi comunitari, episodi di “mala sanità”, danni all’immagine, danni indiretti.

I soggetti condannati appartengono alle varie amministrazioni pubbliche: comunali, provinciali, regionale, aziende sanitarie e enti vari. I privati cittadini condannati per percezione indebita di contributi comunitari sono stati 42. La più ricorrente tipologia di danno riscontrata è costituita dalla percezione indebita o uso distorto di contributi comunitari, per cui dovrebbe essere potenziata l’attività di controllo da parte dell’Ente concedente.

Numerosi giudizi hanno riguardato danni relativi all’esecuzione di opere pubbliche, episodi di “mala sanità” e danni derivanti da gravi negligenze dei dipendenti.

Si è perseguito un sottufficiale per essersi appropriato e avere riciclato merce di marca sottoposta a sequestro, un ispettore del lavoro che aveva indotto un imprenditore a versargli una somma di denaro per evitare le conseguenze di un accertamento; un direttore di un’azienda sanitaria per una gara d’appalto palesemente sovrastimata nel costo; un primario ortopedico che ha aggredito e impedito le funzioni ad un aiuto primario e amministratori pubblici per conferimento di incarichi di consulenza a soggetti esterni.

La corruzione e la concussione sono reati – ad avviso del Presidente Pagliaro – difficilmente perseguibili perché spesso manca una esplicita denuncia e vengono scoperti grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali a seguito di segnalazioni che. provengono in gran parte da fonti diverse dalle formali denunce delle amministrazioni danneggiate, sebbene vi sia una “norma che preveda che gli organi di vertice delle Amministrazioni danneggiate possano essere chiamati a rispondere personalmente in caso di omessa o ritardata denuncia che abbia determinato la prescrizione del relativo diritto al risarcimento”.

Ma la relazione del Presidente non si ferma alla elencazione delle fattispecie. Anche il Presidente Pagliaro avanza chiare proposte che possano incidere sulla vastità del fenomeno, quali

  • il ripristino a 10 anni dei tempi di prescrizione (oggi ridotti a 5) dei reati di corruzione e concussione;
  • il ripristino dei “controlli preventivi sull’attività amministrativa svolti da organi esterni all’Amministrazione controllata”, per ridurre i casi di “veri e propri dissesti delle finanze locali”;
  • un’attività sinergica volta a risolvere definitivamente il problema della raccolta dei rifiuti;
  • una normativa diversa per lo smaltimento dei rifiuti vegetali, spesso all’origine degli incendi estivi.

Quello che manca al momento sembra essere la volontà politica di rimettere mano alle norme attualmente in vigore, frutto di un palese compromesso volto a depotenziare l’attività inquisitoria.

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One Response to “Corruzione e concussione, sistemiche in Sicilia. Analisi e proposte”

  1. non ci possono essere commenti perchè si tratta di argoimenti vecchi e da sempre ripetuti e riciclati. Le leggi esistono, i decreti vengono reiterati ma tutto rimane avvolto nel limbo. La corruttela è palese e solo gli sciocchi non se ne accorgono. Chi ad esempio punisce e redarguisce i giudici che hanno dato mano libera per la devastazione di piazza Europa? Ma lo sanno questi signori che i beni pubblici demaniali possono solo in casi eccezionali e rari essere distratti per l’interesse privato. Lo sanno che piazza Europa diventerà un SUK.Di cosa se ne fa il cittadino che vuole godere dello spettacolo del mare? Deve chiedere il permesso a questi malfattori che hanno depredato i beni pubblici? Credo che per rimettere le cose a posto neanche un Rodotà sarebbe bastato. Ci vogliono solo gli tsunami e le tragiche mareggiate per mandare a carte quarantotto il cemento che è stato sistemato nelle viscere di piazza Europa.

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