Dopo il tardo barocco del centro storico di Catania, la nostra provincia, probabilmente entro la prossima estate, sta per fregiarsi del riconoscimento di un altro ‘Patrimonio Mondiale’ dell’Unesco, questa volta riguardante l’intero complesso dell’Etna.

Un riconoscimento che non fa altro che prendere atto della oggettiva unicità del nostro vulcano, per tutte le sue rilevanze ambientali, paesaggistiche e di ricerca scientifica.

Forse quelli che non si rendono conto del privilegio di vivere in questo contesto siamo noi catanesi che lo consideriamo ovvio e scontato per il solo fatto di averlo costantemente davanti agli occhi.

Il pericolo concreto è che l’Unesco approvi l’inserimento dell’Etna nella lista dei ‘patrimoni dell’umanità’, ma che questa approvazione venga ben presto messa a rischio dalla inciviltà e dell’ignoranza dei privati nonché dall’incuria delle istituzioni, uccidendo sul nascere un’occasione unica di sviluppo sostenibile.

Recentemente infatti, per fare degli esempi concreti, Legambiente ha segnalato l’esecuzione di tagli di alberi, in territorio del Comune di Pedara, che non sembrano rispettare le prioritarie esigenze di tutela dei valori ambientali e paesaggistici che l’Ente Parco dell’Etna, istituito nel 1987 dalla Regione Sicilia, dovrebbe perseguire.

Peggio ancora, le stesse richieste di accesso agli atti amministrativi, per ottenere copia delle eventuali autorizzazioni rilasciate o dei provvedimenti sanzionatori comminati non hanno avuto alcun riscontro.

Sempre recentemente, un video pubblicato sul sito de “Il Fatto Quotidiano” ha rilanciato un’altra grave situazione: l’esistenza, cioè, di innumerevoli micro discariche diffuse in tutto il territorio del Parco, spesso contenenti anche materiali particolarmente pericolosi per la salute, e non solo per l’ambiente, come i pannelli e le vasche di amianto, i copertoni, gli elettrodomestici, oltre ai più ordinari sacchi di spazzatura.

Già nel 2008 Legambiente aveva realizzato un primo sommario censimento di queste micro discariche, arrivando a contarne circa 300, pur con la precisazione che si trattava di un conteggio sommario e puramente indicativo.

La denuncia è stata accompagnata dall’elenco dei siti, per ognuno dei quali è stato indicato il Comune in cui ricade ogni micro discarica, la località, la zona del Parco, l’eventuale presenza di amianto e le coordinate geografiche, rilevate mediante dispositivo satellitare.

Dato poi che le aree maggiormente interessate dal fenomeno sono quelle prossime ad arterie stradali o piste carrozzabili, è stato fattivamente proposto di prevedere un censimento di tutte le piste e la loro eventuale chiusura al transito motorizzato, consentendo l’acceso solo ai proprietari dei fondi.

Dopo cinque anni nessuno degli enti compententi -Ente Parco, Comuni e Provincia regionale di Catania- è riuscito a porre rimedio a questa situazione, che anzi sembra aggravarsi e incancrenirsi. Neanche la denuncia alla Magistratura è riuscita a smuovere le acque.

Anche gli emissari dell’Unesco hanno segnalato il fatto, come ammette candidamente lo stesso attuale commissario straordinario del Parco, Giuseppe Calaciura. Ma lui si dichiara sicuro che ciò non costituirà un ostacolo per la positiva conclusione dell’iter del riconoscimento. Cuor contento Iddio l’aiuta?

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2 Responses to “L’Etna patrimonio dell’UNESCO. E poi?”

  1. penso solo una cosa che se viene eletto Rodotà qualche vincolo in più e qualche punizione più grave verranno irrogate. E’ un uomo terribile più di Crocetta. In Italia puirtroppo, i vincoli dell’Unesco possono solo allietare qualche serata del Rotary o del Laions di turno. Poi tutto viene messo a tacere non appena si muove qualche gruppo di imprendtori delle nostre contrade. Sono certa che Ciancio e Virlinzi dalla presenza di un Rodotà alla Presidenza della Repubblica ricaveranno tanti danni al punto da tremare. per il mantenimento delle loro ricchezze. Sono contenta. E’ sempre meglio della Mucca Carolina e alludo alla Cancellieri.

  2. ma se tutta la sicilia è sotto la proteziuone dell’UNESCO e nel contempo è preda delle mire speculative di ignobili lestofanti come possiamo , per un verso, lodare l’UNESCO e per altro verso invocare l’impiego di capitali privati? E poi chi sono questi privati? Sono intelligenti investitori o piuttostoi degli astuti malfattori che riescono ad occupare gli spazi pubblici per i loro indecorosi affari? Chi interviene ? La giustizia? Ma Piazza Europa è stata devastata e sta per essere completato il disastro grazie al beneplacido della Magistratura che non ha intravvisto reati e danni per l’interesse pubblico.Mi chiedo e chiedo ai lettori: Chi ci protegge da questa devastazione del territorio? La Giustizia organizzata in Ordine? Ma chi sono questi magistrati? Hanno occhi e orecchie per sentire? Non credo.

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