Aumenta il numero degli alunni, diminuiscono le classi. Chi è preoccupato per lo stato di salute della scuola italiana vede confermate le più cupe delle previsioni. Come se non bastasse, alle difficoltà materiali (che incidono negativamente anche sulla didattica) si accompagna l’iperattività del ministro Profumo, che opera come se fosse un esponente di un governo legittimato dal voto popolare e dalla fiducia parlamentare.

Un attivismo che, purtroppo, determina ulteriori problemi. Tra le tante idee dell’ineffabile professore: la diminuzione di un anno del corso degli studi scolastici, l’aumento, a parità di salario, del carico orario dei docenti, anteporre lo svolgimento dei test di ingresso all’università allo svolgimento degli esami di stato (maturità), e si potrebbe continuare.

Si limitasse a esternare… Purtroppo non è così. Infatti, a marzo è stato approvato il Regolamento che disciplina il Sistema Nazionale di Valutazione. Su questo provvedimento e i quiz Invalsi, a Catania, i Cobas (comitati di base della scuola) hanno organizzato, il 18 aprile, un corso di formazione per il personale scolastico: “L’ossessione della valutazione: la scuola pubblica fra quiz Invalsi, declino della didattica e nuovo sistema nazionale di valutazione”.

Nell’introduzione Teresa Modafferi (portavoce provinciale del sindacato) ha individuato nell’attacco alla scuola della Costituzione la cifra che ha caratterizzato le scelte del governo Monti. Infatti, in nome della ‘misurazione’ di performance e competenze, sono stati negati diritti elementari innanzitutto alle fasce più deboli (tra i lavoratori e gli studenti) presenti nella scuola. Così è stato rispetto ai docenti non più idonei all’insegnamento (per motivi di salute), così è stato nei confronti degli allievi diversamente abili.

Nino De Cristofaro (RSU Cobas), entrando nel merito del Regolamento, ha mostrato come esso rappresenti l’ultimo frutto avvelenato prodotto dalla ‘scuola dell’autonomia’. Che non ha determinato maggiori opportunità, ma –al contrario- ha ulteriormente diviso e differenziato il Paese. Il relatore non ha negato l’importanza della valutazione, ma ha radicalmente contestato il meccanismo previsto nel nuovo Regolamento.

A partire dall’idea che le risorse (peraltro del tutto insufficienti) saranno destinate a chi risulterà più bravo e non, come il buon senso ancor prima della logica dovrebbe suggerire, alle strutture dove emergeranno maggiori elementi di criticità.

Inoltre, per valutare si privilegia in modo assoluto solo uno degli strumenti possibili: il Test/Quiz. Elemento, quest’ultimo, oggetto delle riflessioni sviluppate anche dalla seconda relatrice, la professoressa Marina Mangiameli (L.S.S. Boggio Lera).

In premessa, la docente ha ricordato le tante occasioni in cui (concorso per dirigenti scolastici, per docenti italiani all’estero e ultimo concorso per docenti) i candidati si sono trovati dinnanzi a test scritti in maniera incomprensibile e/o dalle risposte sbagliate, di alcuni dei quali ha dato lettura. Ma ha anche contestato le modalità di somministrazione che privilegiano, come nei concorsi televisivi, la velocità rispetto alla riflessione.

Come ha sintetizzato brillantemente il professore Luciano Canfora: “Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa”.

De Cristofaro ha inoltre sottolineato che lo stesso CNPI (consiglio nazionale della pubblica istruzione), seppure inascoltato, ha criticato il Regolamento perché non individua una ‘visione nazionale’ rispetto ai problemi da affrontare ed è assente qualsiasi riferimento al necessario rapporto con le istituzioni presenti nel territorio.

Preoccupa, inoltre, l’assoluta centralità dell’Invalsi intorno al quale ruota l’intero processo di valutazione. Dal momento iniziale della rivelazione dei bisogni, agli interventi da individuare tutto sembra nelle mani dell’Istituto di valutazione, in una logica secondo la quale, come dice il CNPI “le scuole rischiano di essere ridotte a puro “oggetto” della valutazione”.

In effetti, ha concluso De Cristofaro, questo modo di procedere (spacciato per nuovo e moderno) non fornirà informazioni utili per migliorare il lavoro scolastico.

Ciò che occorrerebbe fare in questa direzione non è difficile da individuare. Per ultimi, lo hanno scritto i “Saggi” di Napolitano per i quali occorrono risorse da investire, contrastare l’abbandono attraverso il prolungamento della scuola nel pomeriggio, rafforzare le competenze di base: comprensione dei testi, competenze logico-matematiche e applicazione del metodo scientifico. Invece di somministrare quiz, bisognerebbe ‘spendersi’ in questa prospettiva.

La Mangiameli ha ribadito la contraddizione fra logica del quiz e scuola della Costituzione. Che fine farà, ad esempio, la libertà di insegnamento se il lavoro dei docenti dovrà essere finalizzato alla crescita di alunni ‘enigmisti’ (capaci solo di trovare definizioni).

Una scuola che rinuncia a stimolare autonomia e criticità di giudizio non è degna di questo nome, non è in grado di garantire pari opportunità a tutti, di contribuire alla mobilità sociale, come si diceva una volta: anche il figlio dell’operaio ha il diritto di diventare dottore. Ha concluso ricordando che ogni volta che si danno risposte ‘semplificate’ a problemi complessi i risultati sono fallimentari.

A conclusione dei lavori, si è ribadito il rifiuto di somministrare i quiz Invalsi nel prossimo mese di maggio, partecipando agli scioperi del 7, 14 e 16, coinvolgendo le famiglie e gli studenti. In questa prospettiva, il convegno ha fatto proprio l’appello NO ALL’INVALSI, NO AL SISTEMA DI (S)VALUTAZIONE, promosso, fra gli altri, da Luciano Canfora, Romano Luperini, Moni Ovadia e che può essere firmato da tutti.

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