Nino Recupero, che ci  è venuto a mancare ormai da dieci anni, prima di trasferirsi a Milano, ha insegnato a lungo all’Università di Catania, dove ha lasciato in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo un ricordo ancora vivissimo.

Si è occupato prevalentemente di Storia moderna, soprattutto inglese, con frequenti incursioni nella storia contemporanea, che ha raccontato in modo sempre acuto e originale.

Di lui, in occasione della ricorrenza delle Festa della liberazione, pubblichiamo il breve resoconto di un intervento tenuto, nell’agosto del 2003, in occasione della presentazione del volume di Lorenzo Maugeri “I Panzer Tiger a Belpasso”, la cui trascrizione è inserita nel volume “Le stelle sono morte. Scritti sulla guerra”, edito dalla C.u.e.c.m nel 2006.

Un giorno o due, forse una settimana. Questi sono i tempi di guerra subiti dalla popolazione siciliana, certo non confrontabili con “i mesi interi e continui sotto i bombardamenti, i combattimenti per le strade” di Roma o Milano. Eppure i piccoli episodi presenti nella memoria dei sopravvissuti, la caduta di un aereo nella piazza di Buccheri o il carro armato rimasto nella quarta traversa di Belpasso sono -secondo Nino Recupero– il “simbolo visivo, l’incarnazione” di qualcosa di più, che comincia con la fame.

E poi la paura, “il bisogno reale di gente reale che non sa che latte dare ai propri bambini”. Che non sa dove dormirà quella notte. “Noi abbiamo qui la quintessenza di una popolazione civile, non militare, attonita, che non ha capito quello che sta succedendo e non sa nemmeno se si tratti di una invasione”

Quale era del resto l’obiettivo strategico dellla ‘battaglia’ di Sicilia? “Sfondare il ventre molle dell’Asse” per gli Anglo-Americani, effettuare una ritirata strategica il più onorevole possibile per Italiani e Tedeschi, consapevoli che “la stragrande preponderanza delle forze in campo non lasciava spazio”.

In questa situazione incerta e confusa, da testimonianze e diari emerge il carattere umanitario dei contadini siciliani che rifocillano ugualmente soldati inglesi o tedeschi sbandati, offrendo loro quel poco che hanno, “un po’ di acqua e un po’ di pane”.

Recupero cita anche l’incredibile episodio accaduto nel cortile di una masseria, in cui un gruppo di Americani e un gruppo di Tedeschi “praticamente si dichiarano prigionieri a vicenda, però finiscono con lo scambiarsi cibo e aiuto”.

E conclude: “Questo libro ha un grande protagonista […] la straordinaria macchina da guerra che era il Panzer Tiger. […] Questo strumento di guerra diventa corpo e sangue della nuova economia locale, perchè i suoi pezzi vengono smontati. Lo stagno va allo stagnino, un altro pezzo finisce con diventare un grande ripiano da lavoro, e addirittura un grosso pezzo andrà ad essere utilizzato per la costruzione del fercolo della Santa Patrona”. Ecco la Sicilia degli artigiani, quella che “si è giocata sulla riforma agraria e, non riuscendo, è poi emigrata ed è diventata operaia al Nord”. Era la nuova Sicilia che stava nascendo.

L’intervento di Recupero, dal titolo ‘Il Tiger Panzer‘, si può leggere in edizione integrale a questo link

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One Response to “Nino Recupero racconta la ‘piccola’ guerra siciliana”

  1. Perché noi siciliani abbiamo dimenticato come i nostri avi hanno ricostruito ciò che abbiamo trovato? Rimodelliamo la nostra vita, costruiamo con le piccole cose a nostra disposizione un nuovo modo di vivere, rinasciamo dalle macerie di un’altra guerra. Costruiamo un welfare a nostra misura. Possiamo farcela! P.S. Bellissima questa traccia di Nino Recupero. Grazie Laura

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